Counseling: luci e ombre sulla professione di Psicologo

Il counseling è in Italia una questione spinosa, non del tutto chiara a chi non è del mestiere delle relazioni d’aiuto (e a volte, anche a chi ne fa parte).
Perchè spinosa? Principalmente perchè si è creata una “professione” di counselor, non regolamentata, in conflitto con quella, ampliamente normata e regolamentata, dello psicologo: infatti il counseling, o consulenza psicologica, è uno strumento tipico dello psicologo.
Attenzione: ho detto psicologo. E’ anche uno degli strumenti dello psicoteapeuta, ma questa precisazione è importante, perchè si può trovare confusione nelle persone circa il distinguo fra i due ruoli e relative competenze.

Infatti si può essere psicologi non psicoterapeuti, e lavorare in studio con le persone, occupandosi di “promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità […] per migliorare la capacità delle persone di comprendere sè stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace” (cit. codice deontologico degli psicologi italiani).
“La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità” (cit. articolo 1 della legge n. 56/89).

In sostanza, chi è lo psicologo? E’ un professionista laureato in Psicologia, regolarmente iscritto all’Ordine degli Psicologi e abilitato all’esercizio della professione. La psicologia è una disciplina scientifica ed è molto giovane, la sua nascita viene fatta coincidere con la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale da parte di W. Wundt nel 1879 a Lipsia, ed è una professione sanitaria, infatti le fatture dello psicologo, come anche quelle dello psicoterapeuta, sono detraibili fiscalmente.

Lo psicoterapeuta, a proposito, è uno psicologo o un medico che ha frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia riconosciuta dal MIUR; anch’essa è una professione sanitaria, e ciò che contraddistingue questa professionalità è il fatto di poter lavorare a un livello più profondo nella psiche dell’individuo, anche (ma non solo!) in caso di disturbi di personalità e strutture di personalità borderline e psicotiche. Anche in assenza di psicopatologia, la psicoterapia produce cambiamento nelle modalità emotive, cognitive, relazionali e comportamentali e permette al singolo di entrare in contatto con gli aspetti più inconsci del proprio funzionamento, modificandolo.

Un documento del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) chiarisce gli elementi caratterizzanti della professione e gli atti tipici dello psicologo, e specifica che “il benessere psicologico è inteso come uno stato di equilibrio fra la persona con i suoi bisogni e le sue risorse e le richieste dell’ambiente in cui vive. Esso rappresenta una condizione dinamica, in continuo mutamento e riadattamento”.

Questo è il principale campo di applicazione dello psicologo, in cui interviene con il sostegno psicologico, definito come “un intervento il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita dell’individuo e degli equilibri adattivi in tutte le situazioni (di salute e di malattia) […] sviluppando e potenziando i suoi punti di forza” e con il counseling, che “comprende tutte le attività caratterizzanti la professione psicologica, e cioè l’ascolto, la definizione del problema e la valutazione, l’empowerment, necessari alla formulazione dell’eventuale, successiva, diagnosi. Lo scopo è quello di sostenere, motivare, abilitare o riabilitare il soggetto, all’interno della propria rete affettiva, relazionale e valoriale, al fine anche di esplorare difficoltà relative a processi evolutivi o involutivi, fasi di transizione e stati di crisi anche legati ai cicli di vita, rinforzando capacità di scelta, di problem solving o di cambiamento”. Ulteriori argomentazioni si possono trovare nel documento CNOP “Il fenomeno counseling tra nuova professione ed esercizio abusivo” a cura del Gruppo di Lavoro Tutela della professione.

Tutte queste citazioni perchè… si tratta, paradossalmente, delle stesse parole che usano i counselor non psicologi per legittimare il loro abusivismo professionale. Nella mia esperienza, le argomentazioni più frequenti si possono riassumere così: possiamo fare counseling se non facciamo psicoterapia e ci occupiamo solo di benessere. Errore: perchè c’è lo psicologo, prima ancora dello psicoterapeuta, che già si occupa di benessere e con gli stessi strumenti che i counselor non psicologi vorrebbero usare.

E dal momento che, come ripeto dall’inizio, la professione di psicologo è normata e tutelata dallo Stato Italiano, sono già stati presi alcuni provvedimenti verso questa forma di esercizio abusivo della professione. Ricordo che la Legge 4/2013 ha inteso disciplinare le professioni non organizzate in ordini o collegi come: “attivita’ economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attivita’ riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attivita’ e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative”, ovvero le “nuove professioni” non possono contenere attività proprie delle professioni con Ordine: è il caso della psicologia.

Nello specifico:

  • Il Ministero della Salute nel 2015 ha posto il veto al processo di normazione UNI della professione di “Counseling relazionale” ai sensi della Legge 4/2013.
  • In questi giorni, nel 2019, per la seconda volta il Ministero della Salute, su impulso dell’Ordine del Lazio, ha chiesto di chiudere il contestato percorso per riconoscere la figura del Counselor, che si stava svolgendo presso UNI con un processo di normazione. La lettera inviata dal Ministero all’UNI chiarisce che “il progetto di norma UNI n.1605227 pone la figura del Conselor non psicologo in palese sovrapposizione con quelle dello psicologo, dello psicologo psicoterapeuta, del dottore in tecniche psicologiche, del medico, del medico psichiatra, del medico psicoterapeuta, in analogia con il precedente progetto UNI 08000070 sul “Counselig relazionale”, la cui adozione venne già sospesa da codesto Ufficio”.
  • La sentenza 16562/16 della Corte Suprema e la 13020/2015 del TAR del Lazio affermano che il counseling è un’attività tipica della professione di psicologo, tutti gli altri commettono abuso di professione; la Corte Suprema specifica che “interventi basati su sedute fondate sul dialogo nei quali si guida la persona indicando rimedi per prevenire o guarire il disagio come sopra descritto sono sovrapponibile agli interventi dello psicologo”.

Nella pagina del CNOP è possibile spulciare alcune sentenze.

Nel 2018 il giornalista Luca Bertazzoni svolge un’inchiesta video sui counselor all’opera nei loro studi privati, svelando come e perchè spesso trattano aspetti della vita psichica che non dovrebbero trattare. Il video:

CONCLUSIONI

Qual è l’ombra più nera sulla psicologia? Poichè il counseling è strumento proprio della professione, nato dallo psicologo americano Carl Rogers (1902-1987), qualcuno avrà già capito che sono stati proprio alcuni psicologi a insegnare questa tecnica a chi era privo dei requisiti, vuoi in buona o in cattiva fede, e l’hanno fatto trasgredendo l’articolo 21 del Codice Deontologico e trascurando la cosa più importante: il benessere e la salute degli utenti.

Chi si occupa di tutela della professione, tra cui AltraPsicologia, il cui impegno è manifesto e pluriennale, chiede agli Ordini Regionali di fermare i formatori di counselor non psicologi e ai colleghi tutti di votare con cognizione di causa nel dicembre 2019 quando ci saranno le elezioni per il rinnovo degli Ordini regionali, per premiare e promuovere l’impegno alla trasparenza, alla legalità, e in definitiva alla salute di tutti.

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