Dubito ergo sum

Dubito ergo sum: la mia versione del più famoso detto latino “cogito ergo sum”, penso quindi sono.

Perchè dubitare? Non va contro i buoni propositi di sicurezza, autostima, autoefficacia molto cari alla psicologia? Per rimanere in tema, inizio a dubitarne.

In questo periodo storico vanno per la maggiore le forti prese di posizione, al governo su alcuni temi le idee sono chiare e ferme e questo può rassicurare alcune fasce di popolazione, al di là delle specifiche idee politiche: avere limiti e confini chiari, in ogni ambito, è oggettivamente rassicurante, dà contenimento, si prospetta un’unica strada dritta da seguire.

Niente mi fa più paura di questo.

Elogio al dubbio: quando dubitare significa vedere più di una strada, considerare diverse possibilità, essere curiosi e aperti, farsi domande invece di darsi delle risposte. Darsi la possibilità di cambiare idea e sviluppare un pensiero nel tempo: lo stesso Carl Gustav Jung, che spesso nomino nei miei articoli, cambiava idea molto spesso sulle sue stesse teorie, tanto che leggendo varie opere si possono trovare frasi discordanti se non opposte. Questo perchè quelle di Jung in realtà non sono teorie, ma è un pensiero, e il pensiero è soggetto al cambiamento, così come lo siamo anche noi nelle nostre vite, continuamente. Basta incontrare un amico dopo molto tempo o rileggere un vecchio diario (o riguardare i “ricordi” proposti dai nostri social media!): quella persona ci troverà diversi, che sia nel fisico o nello spirito, o sarà diversa la nostra vita nel lavoro, negli hobby o nelle relazioni, e similmente, rileggendo vecchie pagine, troveremo diversa magari la nostra scrittura, o ci stupiremo dei contenuti e dei pensieri riportati sulla carta.

La psicologia stessa è la professione del cambiamento, quando cambiare è difficile o fa paura. Banalmente (ma non per chi si trova a vivere queste situazioni), rimanere incastrati in un percorso di studio inconcludente, in un lavoro che non ci piace o in una relazione che non ci dà più emozioni o benessere, non è una difficoltà a cambiare? E per cambiare bisogna prima dubitare, mettere in discussione, o peggio ancora, mettersi in discussione.

La salute mentale è spesso definita come una buona capacità a muoversi nel cambiamento e di essere flessibili: dice un detto zen, davanti al vento forte della tempesta, il giunco si piega, la forte e maestosa quercia si spezza.

Ecco la mia riflessione di questi giorni: forse gode di migliore salute psicologica chi dubita, chi è curioso, chi fa e si fa domande. Ma il dubbio, se da un lato predispone al cambiamento, dall’altro espone all’ansia, all’assenza di sicurezza e rassicurazione che solo una strada dritta può dare.

Per cui, se a volte provate un po’ di ansia rispetto ai vostri pensieri e dubbi, non cercate di cacciarla via come una nemica: entrate piuttosto in dialogo con lei, immaginatevela reale e corporea, come una vecchia amica che è tornata a farvi visita, col suo carico di paure, saggezza e di bellezza in dono per voi, dopo aver molto viaggiato. Impariamo dall’ansia, accogliamola come parte normale della vita, sapendo che ha anche aspetti costruttivi. Come quando, prima di un esame scolastico/accademico o di una prova sportiva o una presentazione a lavoro, proviamo quell’ansia che non ci paralizza, ma ci dà la carica per affrontare la performance al meglio.

Ode all’ansia, quando è buona, ed elogio al dubbio e a chi si permette di cambiare opinione. A volte per ritrovarsi bisogna perdersi, abbandonare la via maestra. Usando le parole di Clarissa Pinkola Estès in Donne che corrono coi lupi:
“Se non vai nei boschi, nulla accadrà mai, e la tua vita non avrà mai inizio”.

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