Adolescenti

In adolescenza si acquisiscono quelle caratteristiche fisiche, sociali e cognitive che fanno sentire adulti e che preparano alla successiva fase della vita. In che modo? Affrontando alcuni compiti di sviluppo, che riguardano appunto:

  • l’esperienza della pubertà e il risveglio delle pulsioni sessuali;
  • l’ampliamento degli interessi personali e l’acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo;
  • la costruzione dell’identità o riorganizzazione del concetto di sè.

L’adolescenza comincia con la fase della preadolescenza, dai 12 anni circa quando si presenta lo sviluppo puberale, e prosegue dai 15 anni con il periodo adolescenziale vero e proprio, il cui termine è difficile da stabilire, ma grossomodo coincide con l’ottenimento di un’indipendenza economica e affettiva dalla famiglia.

In adolescenza matura la capacità di ragionamento e cresce il bisogno di affermarsi, di farsi delle opinioni personali e costruire il proprio sè. In quest’epoca di profondi cambiamenti, possono mutare i rapporti con gli amici, la scuola e i genitori.

Infatti, poichè il mondo interno ed esterno degli adolescenti è in continua trasformazione, vengono impiegate da loro notevoli risorse sul piano intellettuale ed emotivo e ciò implica che rimangono meno concentrazione e risorse da dedicare alla scuola.

Per quanto riguarda il rapporto con i genitori, bisogna dire che la fase adolescenziale porta con sè un distacco, più o meno accentuato o graduale, dalla famiglia di origine. Per la costruzione della sua nuova identità, sono importanti i rapporti dell’adolescente col mondo esterno, principalmente gli amici e i pari.

Anche il rapporto con sè stessi può cambiare: la propria identità, ciò che si è, non sempre coincide con ciò che si pensa di essere, ed è quest’ultimo aspetto che va a svilupparsi, con collegamenti tra il passato e un futuro immaginato di autorealizzazione.

In questo panorama prende forma la “ribellione” adolescenziale: altro non è che il movimento di apertura verso l’esterno di cui sopra detto, che porta a mettere in discussione i vecchi valori, esplorare, fare nuove esperienze, a volte nella forma di comportamenti a rischio.
Il rischio in adolescenza può essere internalizzato quando prende la forma di disagio individuale come stress, depressione, malessere… oppure esternalizzato attraverso comportamenti problematici o che compromettono la salute, prestazioni di ruolo non adeguate, ecc.
Alcuni dei comportamenti a rischio più comuni sono: l’uso di sostanze, la violenza, sesso precoce o non protetto, fallimento e abbandono scolastici, ansia/attacchi di panico, depressione.

Cosa può fare lo psicologo in adolescenza?

Attività di diagnosi, sostegno nel fronteggiare i compiti di sviluppo, promuovere i fattori di protezione personali contro i comportamenti a rischio (life skills), promuovere il dialogo con la famiglia d’origine, orientamento scolastico e professionale e tanto altro.
In particolare lo psicologo crea un’occasione di ascolto e dialogo, non è giudicante, e così diventa possibile raccontare la propria storia e le proprie preoccupazioni senza paura o vergogna.

Per iniziare un percorso psicologico con un minore è necessario avere il consenso informato firmato da entrambi i genitori o di chi ne fa le veci; per questo in sede di primo colloquio è necessaria anche la loro presenza. La privacy del minore viene sempre rispettata anche se è possibile che successivamente vengano richiesti altri colloqui con i genitori.