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Il programma di L’IO A L’ALTRO a Torino e in Piemonte

Nella settimana dal 6 al 12 maggio 2019 parte la Rassegna Nazionale di Psicodramma e Sociodramma L’IO E L’ALTRO , che ha luogo in simultanea in tutta Italia. Più di cinquanta psicodrammatisti italiani si sono radunati per offrire alla popolazione alcuni momenti di confronto attraverso la drammatizzazione dei conflitti contemporanei. La regione più ricca di eventi è il Piemonte e in particolare la città di Torino.

Tutti gli eventi del Piemonte fanno parte del Salone del Libro OFF e hanno il patrocinio del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) e di OPP (Ordine Psicologi del Piemonte).

Io e Tiziana Grasso vi aspettiamo sabato 11 maggio alle h. 18:00 presso il CPP di via Massena 77/bis (vicinanze stazione Porta Nuova) per la nostra sessione aperta di Psicodramma Junghiano COME LE RONDINI. Seguendo il tema della rassegna “TRANSITI: tra Nomadismo e Stanzialità, Sradicamento e Nuove Appartenenze”, il nostro psicodramma sarà sulle rondini e i loro viaggi dall’Africa all’Europa attraverso il mediterraneo. L’ingresso è gratuito, ma è necessaria la prenotazione contattandomi via email su torinopsico@gmail.com o telefonicamente al numero 3331496538.

Di seguito allego il programma della rassegna per il piemonte; il programma completo in formato pdf è visionabile qui:

TORINO

  • LUNEDì 6 MAGGIO:

Dalle ore 20:00 alle ore 22:00
Via Massena 77/bis (Centro di Psicologia e Psicoterapia CPP)
“Quanto siamo nomadi e quanto stanziali? Fiabe per scoprirlo”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano e Fiabe con Marianna Massimello, Giuliana Bitelli
Per info: 3331164005 – 3280954782

Dalle ore 20:45 alle ore 22:30
Via Saluzzo 23 (Studio Mana)
“La storia che ignoro. Uno sguardo alle diversità”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Luca Pinciaroli, Manuela Rocci e Analisa Rinaldi
Per info: 3281511020 – lpincia@gmail.com

  • MARTEDì 7 MAGGIO:

Dalle ore 18:30 alle ore 20:30
Via Castelnuovo 13 (Studio di psicologia e psicoterapia)
“I confini del Sé tra l’Ombra personale e quella dell’Altro”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Angela Sordano, Stefano Cavalitto
Per info: 3392679150 – angela.sordano@gmail.com

Dalle ore 19:30 alle ore 21:30
Corso Peschiera 148 (Studio di Psicoterapia 4Emme Consulting)
“Significato: tra te e me”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano e Danzaterapia con Sara Bertani, Massimo Rini
Per info: bertani.rini@gmail.com

  • MERCOLEDì 8 MAGGIO:

Dalle ore 18:30 alle ore 20:30
Via Castelnuovo 13 (Studio di psicologia e psicoterapia)
“Il volto dell’altro: identità e nuove appartenenze”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Laura Stradella, Giulio Gasca
Per info: 3382524839 – stra.laura@gmail.com

  • GIOVEDì 9 MAGGIO:

Dalle ore 18:30 alle ore 20:30
Piazza Vittorio 14 (Studio Associato Candellieri e Favero)
“Transiti e transizioni: la ricerca di cosa fa casa”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Teresa Legato, Silvia Cerrone
Per info: 3406121878 – teresa.legato@gmail.com

Dalle ore 18:30 alle ore 22:00
Via Vicoforte 14/d (Libreria Belgravia)
“La via dei tarocchi tra casa e caso” + “Il piccolo teatro delle carte”
Serata di Meditazione Mindfulness Psicosomatica, Drammatizzazione con gli Arcani Maggiori, Letture Poetiche e Teatro d’Oggetti con Valeria Bianchi Mian, Marta Di Giulio, Presenta: Max Ponte
Per info: 3332544620 – 3490849406

Dalle ore 20:00 alle 21:30
Corso Belgio 52 (Studio di psicologia e psicoterapia)
“L’io e l’altro: alterità in ascolto”
Serata aperta di Socio-psicodramma con Simona Panté, Cristina Barberi
Per info: 3494979265 – psicologa.pante@gmail.com – crstn.barberi@gmail.com

  • VENERDì 10 MAGGIO:

Dalle ore 18:00 alle 19:30
Via Massena 77/bis (CPP Centro di Psicologia e Psicoterapia)
“Nella valigia metto: Questa/o sono io. Tra memorie del passato e prospettive future”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Nadia Ferrante, Daniela Di Francesco
Per info: 3207606198

Dalle ore 20:00 alle ore 22:00
Via M.Bricca,10
“Corpo e psiche nomadi. Quando transitiamo sogni: Chi incontriamo? Come incontriamo? Che cosa portiamo? Che cosa lasciamo? Che cosa cerchiamo?”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Vanda Druetta, Silvia Cerrone
Per info: 0118197200

  • SABATO 11 MAGGIO:

Dalle ore 10:00 alle ore 13:00
Piazza Vittorio 14, Studio Associato Candellieri/Favero
Incontro di discussione sul tema delle Migrazioni e Gruppi di Psicodramma Junghiano
Intervengono e conducono: Davide Favero, Vivienne Meli, Silvana Graziella Ceresa
Per info: 3493041559

Dalle ore 14:00 alle ore 18:00
Via Saluzzo 23 (Studio Mana)
Incontro di discussione sul tema della Rassegna, presentazione dei libri “PolisAnalisi. Una clinica del sociale” di Filippo Pergola e “Una casa tutta per lei”, a cura di Valeria Bianchi Mian ed Emma Fenu
A seguire: “Pirati e corsari: storie in cerca di approdo”
Sessione di Sociodramma con Valeria Bianchi Mian, Annamaria Frammartino
Per info: 3332544620 – valeria.bianchimian@transiti.net

Dalle ore 18:00 alle ore 19:30
Via Massena 77/bis (CPP Centro di Psicologia e Psicoterapia)
“Come le rondini”
Sessione aperta di Psicodramma Junghiano con Cinzia Beluardo, Tiziana Grasso
Per info: torinopsico@gmail.com

Ore 20:45 in corso Casale 309 (Associazione Passi di Pace)
“Vado. Torno. Sto. Storie di (stra)ordinaria quotidianità”
Performance di playback theatre a offerta libera, a cura di OttO – Compagnia di Playback Theatre
Gradita prenotazione al 3404762573 – giovanna.ferella@homail.it

  • DOMENICA 12 MAGGIO:

Ore 10:30 in via Morgari 14 (Casa del Quartiere di San Salvario) – Sala Torretta
“Io e l’Altro. Uniti senza essere confusi, distinti senza essere separati”
Sessione aperta di Psicodramma con Isabella Bonapace, Silvia Martinotti
Per info: isabellabonapace@yahoo.it

Ore 12:45 in via Morgari 14 (Casa del Quartiere di San Salvario)
Conclusione degli eventi torinesi con pranzo e condivisione dell’esperienza
OBBLIGATORIA PRENOTAZIONE AL 3332544620

PINEROLO

Mercoledì 8 maggio dalle ore 17:30 alle ore 20:30
Piazza San Donato 4 (Casa Bonadé Bottino)
“Lo straniero è strano? Viaggio tra fiaba e mito, tra antico e contemporaneo”
Sessione aperta di Psicodramma Junghiano con Montserrat Valls e Anna Laura Comba
Per info: 3200417042 – 3479474863 – annalauracomba@yahoo.it – montserrat@teletu.it

ASTI

Venerdì 10 maggio dalle ore 18:00 alle ore 20:00
Corso Asti 87, Mombercelli (AT)
“Da una migrazione all’altra, fra sé e l’altro, nei luoghi che custodiscono le radici e i sogni”
Sessione aperta di Psicodramma con Alice Mangiarino, Irene Galli
Per info: 33398570331 – alice.mangiarino@virgilio.

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L’Io e L’Altro | Rassegna Nazionale di Psicodramma e Sociodramma | 6/12 maggio 2019

  • Comitato Direttivo e Organizzativo: Leonardo Seidita e Valeria Bianchi Mian, Psicologi Psicoterapeuti
  • In collaborazione con: ArtPAI – Ass. di Psicodramma individuativo Torino, Scuola di PolisAnalisi srl – Alta Formazione per Medici e Psicologi Roma, Transiti.net – Psicologia d’Espatrio, A.P.R.E. (Ass. di Psicoanalisi della Relazione Educativa) e A.R.P.E. (Ass. per la Ricerca della Psicologia d’Espatrio)
  • Con il patrocinio di: Ordine Nazionale degli Psicologi e Ordine regionale Psicologi del Piemonte
  • Gli eventi del circuito piemontese fanno parte del Salone del Libro OFF

Nella settimana dal 6 al 12 maggio 2019 in alcune regioni italiane si terrà L’Io e L’Altro, una rassegna di psicodramma e sociodramma, con più gruppi in contemporanea in varie città.

Cosa sono lo psicodramma e il sociodramma? Modi di stare in gruppo, in cui si predilige l’azione (scenica) piuttosto che la parola e il pensiero. Il tema di questi gruppi sarà TRANSITI: tra Nomadismo e Stanzialità, Sradicamento e Nuove Appartenenze. Giocheremo conflitti e migrazioni mettendoli concretamente in scena, creando occasioni di confronto e riflessione per la comunità. Qualcuno sarà più coinvolto nell’azione, altri osserveranno, nel pieno rispetto della disponibilità personale e della voglia di ognuno di mettersi, letteralmente, in gioco.

Più di cinquanta psicodrammatisti italiani si sono radunati e organizzati per creare una rete di eventi e darsi appuntamento offrendo alla popolazione della penisola, da Nord a Sud, momenti di confronto attraverso la drammatizzazione dei conflitti contemporanei: lo straniero e l’autoctono, l’identitario e il nomade, il simile e il diverso, il limite e l’oltre. Non vorrai mancare?

Qui è possibile scaricare il programma completo in formato pdf:

Di seguito una breve panoramica degli eventi regione per regione:

PIEMONTE: Torino dal 6 al 12 maggio, Pinerolo mercoledì 8, Asti venerdì 10

VENETO: Vicenza mercoledì 8, San Pietro in Cariano (VR) 11/12 maggio

LOMBARDIA: Milano 8 e 11 maggio, Busto Arsizio (VA) lunedì 6, Varese giovedì 9, Provaglio D’Iseo (BS) giovedì 9

LIGURIA: Genova sabato 11 maggio

TOSCANA: Pistoia domenica 12 maggio

LAZIO: Roma martedì 7 maggio

SICILIA: Bagheria (PA) 11/12 maggio, Messina domenica 12

Tutti gli incontri della Rassegna L’Io e L’Altro 2019 sono ad offerta libera o ad offerta a partire dai 5 euro e comunque non superiore a 10 euro per rimborso spese.
PER INFORMAZIONI:
Contattare i numeri e le mail di riferimento di ogni singolo evento o gruppo, oppure contattare il numero generale 3332544620.

Io e Tiziana Grasso vi aspettiamo sabato 11 maggio dalle h. 18:00 alle 19:30 presso il CPP Centro Psicologia Psicoterapia Torino in via Massena 77 bis (vicinanze stazione Porta Nuova) per la sessione aperta di Psicodramma Come le rondini. L’evento è gratuito ma è richiesta l’iscrizione.

Le rondini sono uccelli migratori, i loro viaggi dall’Africa all’Europa attraverso il mediterraneo saranno il simbolo dei Transiti in questa sessione di Psicodramma.

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E tu lo conosci Brontolo?

Lamentarsi, per alcune persone e specialmente in Italia, è alla stregua di uno sport nazionale: solo noi infatti abbiamo il famoso mugugno genovese, quell’atteggiamento un pò alla Brontolo che ha avuto riconoscimento geografico, almeno nel luogo comune.

Da dizionario, lamentarsi significa: “esprimere la propria scontentezza, dolersi presso altri di cosa che non ci soddisfa, di un torto subìto, di quanto ci fa soffrire: lamentarsi della cattiva sorte; si lamenta di crampi allo stomaco; lamentarsi di essere stato isolato; non mi lamento, non posso lamentarmi, per dire che non si è scontenti”. Inoltre “spesso è inclusa l’idea di un certo risentimento: lamentarsi del cattivo trattamento, del pessimo vitto, della poca pulizia di un locale, della disorganizzazione degli uffici; lamentarsi di lavorare troppo; lamentarsi presso i superiori, ecc”.

Lamentarsi, che di per sè è un comportamento normale e anche sano, è però anche un modo, passivo e poco fruttuoso, di esprimere aggressività. Se sul momento siamo sollevati di scaricarci questo peso, raccontando a qualcun altro ciò di cui ci sentiamo vittima, sul lungo periodo invece lamentarsi non porta a nulla, anzi, se lamentarci ci può piacere e far provare sollievo, ditemi invece, quanto vi piace essere l’orecchio che riceve le lamentele?


“Lamentarsi è inutile, una perdita di tempo. Penso proprio che non lo farò mai.”
Stephen Hawking

La frase di Stephen Hawking (1942-2018), brillante e famoso cosmologo, fisico teorico, matematico, astrofisico, accademico e divulgatore scientifico britannico, ma sfortunatamente molto malato e disabile, è rivelatrice di un elemento banale, ma fondamentale: chi più avrebbe solidi motivi per lamentarsi, spesso non lo fa, perchè non è il tipo o la gravità del problema a causare la lamentela, ma il personale modo di affrontare la situazione critica.

Lamentarsi significa porsi nella posizione della vittima, e questo atteggiamento può anche essere un modo, magari poco consapevole, per manipolare gli altri, attirando su di sè compassione, approvazione e comprensione, se non addirittura chiedendo implicitamente (o esplicitamente) all’altro di farsi carico di pesi o incombenze; per cui a lungo andare lamentarsi eccessivamente può provocare negli altri un forte senso di fastidio e irritazione.

In questa scena di Biancaneve, Brontolo con i suoi modi diventa effettivamente vittima di uno scherzo organizzato da Dotto: per la serie, quando è troppo, è troppo.

Quale potrebbe essere l’identikit del tipico Brontolo?

Ad esempio una tedenza ad attribuire le cause degli eventi fuori dal proprio controllo (detto anche locus of control esterno in psicologia sociale), mancanza di empatia e/o un certo egocentrismo (per cui diventa difficile riuscire a relativizzare gli eventi), in generale un atteggiamento negativo o pessimista nei confronti della vita e una tendenza maggiore ad essere critici e giudicanti. La mancanza di empatia, ovvero una scarsa capacità di mettersi nei panni dell’altro, è a mio parere l’ elemento che più rischia di far emergere nell’interlocutore quei sentimenti di fastidio: chi ha l’abitudine di lamentarsi, è talmente preso da questa attività da dimenticarsi che anche chi ha di fronte è un essere umano, con turni di parola, cose da dire, che a sua volta può avere dei problemi, oppure a cui può far piacere condividere le cose belle della vita.

Il “lamentoso” di fatto mostra poco rispetto e poca comprensione verso l’altro, pensa solo a sè stesso e a scaricarsi dei suoi pesi. Ma soprattutto, il vero Brontolo difficilmente sa di esserlo!

Lamentarsi può davvero diventare un’abitudine e quindi uno schema di comportamento frequente e quasi automatico cui ricorrere, che invece di creare azione e cambiamento, dà vita a un clima di immobilità, risentimento, vittimismo. Un modo per uscire da questa palude è riconoscere la rabbia sottostante la lamentela e chiedersi: cosa posso fare attivimente per cambiare?

Opposti alla lamentela ci sono la resilienza e l’atteggiamento proattivo; occorre cambiare radicalmente punto di vista, smettere di guardare “fuori” e ricordarsi che il cambiamento parte da “dentro”.

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Appuntamenti di MAGGIO

Il mese di maggio sarà ricco di gruppi ed eventi.

Tutti gli eventi, gratuiti o a pagamento, sono a numero chiuso ed è possibile partecipare previa iscrizione.

Per qualsiasi informazione è possibile contattarmi al numero 333.1496538 o per email su torinopsico@gmail.com, Grazie per l’attenzione!


  • Domenica 5 maggio 2019 – Pioltello (MI)

SESSIONE DI PSICODRAMMA JUNGHIANO “ANIME VIANDANTI”


  • Sabato 11 maggio 2019 – Torino

SESSIONE DI PSICODRAMMA JUNGHIANO “COME LE RONDINI”


  • Domenica 26 maggio 2019 – Torino

“IL FILO DELL’ANIMA” GIORNATA DI PSICODRAMMA, GRUPPI E CREATIVITA’

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Elementi junghiani nel libro La bussola d’oro

Nei giorni scorsi, dopo tanti anni, ho riletto la trilogia de La bussola d’oro di di Philip Pullman, chiamata Queste oscure materie, e ho trovato, con la conoscenza di oggi, numerosi elementi di ispirazione junghiana!

No, in questi libri fantasy non si parla esplicitamente di psicologia, nè della psicologia del profondo di Carl Gustav Jung, ma in altre vesti ci sono concetti assolutamente junghiani: il daimon, animus e anima, l’ombra, l’IChing.

L’aletiometro, ovvero la bussola d’oro

IL DAIMON

La protagonista, la giovane Lyra Belacqua, vive in un universo parallelo in cui ogni persona nasce con un daimon, un compagno animale unico e per la vita, che ha caratteristiche peculiari e di animale ha solo la forma fisica.

Il daimon è l’anima stessa dell’individuo che assume forma fisica e interagisce con l’individuo e nel mondo. Quando si è bambini, fino alla pubertà, il daimon ha il potere di cambiare forma, non è stabile: Pantalaimon, il daimon di Lyra, assume moltissime sembianze, dalla falena al dragone, e questo perchè la personalità nell’età evolutiva è in costruzione, si sperimenta, si gioca.

Pantalaimon parla con Lyra

L’unica caratteristica che è sempre stabile nei daimon però è il genere: è comune che i maschi abbiano un daimon femmina e le femmine un daimon maschio. Nel libro attraverso un dialogo si esplicita questa osservazione e si dice che sono rarissimi i casi in cui una persona e il suo daimon siano dello stesso genere. Questo richiama prepotentemente i concetti di Animus e Anima di Jung, ovvero l’idea che caratteristiche del femminile siano presenti nel maschio biologico e viceversa. L’Anima in un uomo può manifestarsi come sensibilità e capacità di prendersi cura, mentre l’Animus di una donna può essere quella forza, quel piglio nell’affrontare situazioni e decisioni difficili (nelle fiabe, a volte il principe stesso gioca simbolicamente questo ruolo ed è inteso come la capacità della donna di tirarsi fuori dai guai).

Durante l’adolescenza, il daimon assume una forma stabile, e questo permette di sapere che tipo di persona sei. Riporto un dialogo fra un marinaio e Lyra:

-[…] Prendi la mia Belisaria. Lei è un gabbiano, e questo vuol dire che sono una specie di gabbiano anch’io. Non sono grandioso e splendido, e neppure particolarmente bello, ma sono un vecchio tipo coriaceo, e posso sopravvivere dovunque […] E questa è una cosa che vale la pena sapere, altrochè. Così, quando il tuo daimon si stabilizzerà, tu saprai che tipo di persona sei.

-Ma, e se il tuo daimon si stabilizza in una forma che non ti piace?

-Be’, diventi uno scontento, non ti pare? A un sacco di gente piacerebbe avere per daimon un leone, e vanno a finire con un barboncino. E fino a quando non imparano a essere soddisfatti di quello che sono, sono destinati a rimanere degli irrequieti […]

Tornando al nostro universo, per gli antichi greci il daimon era una realtà psichica, che viveva in intimità con noi e poteva trasmettere messaggi o impulsi attraverso i sogni: ne parla James Hillman nel libro Il codice dell’anima. Nel mito di Er compaiono demoni che sono rappresentazioni del destino dell’individuo, effimere rappresentazioni, compagni d’anima, che agiscono come promemoria e ci ricordano chi siamo.

Jung stesso nel suo libro Ricordi, sogni, riflessioni, afferma di aver sviluppato la psicologia analitica perchè stretto dalla morsa del daimon: una forza reale, che muove all’azione, ma sfugge al controllo della coscienza. Può svolgere la funzione di mediatore fra l’io e l’inconscio e muove le forze creative dell’uomo; ha a che fare con il concetto di vocazione.

I CHING

Nel terzo volume della trilogia siamo nel nostro mondo e compare l’I Ching: si tratta della più antica pratica divinatoria a noi pervenuta e si chiama Libro dei mutamenti, poichè parla del divenire e del cambiamento. Nel testo oracolare dell’I Ching sono presenti 64 figure che rappresentano dei responsi che possono essere combinati in modo potenzialmente infinito, e interpretare l’I Ching significa porre attenzione alle proprie immagini interiori. Jung è stato molto affascinato da questo testo e nel 1949 scrisse la prefazione della prima edizione in inglese.

Nei libri de La bussola d’oro troviamo una scienziata che interroga e interpreta l’I Ching per aiutare Lyra, e il lettore sa che il processo divinatorio ha lo stesso funzionamento dell’aletiometro: a muovere i bastoncini di achillea sono le stesse forze che agiscono sulle lancette della bussola d’oro, ovvero la Polvere o le Ombre che danno il nome alla trilogia (Queste oscure materie).

Le Ombre sono minuscole particelle dotate di consapevolezza, nate con gli esseri umani e che ne guidano il destino, andando contro l’ordine costituito. Jung invece parla di Ombra, e mi chiedo se sia paragonabile come concetto a quello di materia oscura: in entrambi in casi in fondo abbiamo una consapevolezza oscura, che di nuovo sfugge al controllo dell’io.


Tanto ci sarebbe ancora da dire sui simboli e sugli archetipi, ma ho preferito fare una panoramica sintetica e focalizzarmi su uno degli aspetti più interessanti dei libri della Bussola d’oro, ovvero il daimon.

Alla fine Lyra cresce, diventa una adolescente e il suo daimon si stabilizza, diventando… chi ha letto i libri lo sa, per gli altri non faccio spoiler.

Per quanto sia bella e poetica l’immagine dei daimon, la fortuna di non averne uno è che così si può lavorare su di sè, e aggiungere una criniera ai nostri barboncini, fino a vederci trasformati: perchè siamo come decidiamo di essere.

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Counseling: luci e ombre sulla professione di Psicologo

Il counseling è in Italia una questione spinosa, non del tutto chiara a chi non è del mestiere delle relazioni d’aiuto (e a volte, anche a chi ne fa parte).
Perchè spinosa? Principalmente perchè si è creata una “professione” di counselor, non regolamentata, in conflitto con quella, ampliamente normata e regolamentata, dello psicologo: infatti il counseling, o consulenza psicologica, è uno strumento tipico dello psicologo.
Attenzione: ho detto psicologo. E’ anche uno degli strumenti dello psicoteapeuta, ma questa precisazione è importante, perchè si può trovare confusione nelle persone circa il distinguo fra i due ruoli e relative competenze.

Infatti si può essere psicologi non psicoterapeuti, e lavorare in studio con le persone, occupandosi di “promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità […] per migliorare la capacità delle persone di comprendere sè stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace” (cit. codice deontologico degli psicologi italiani).
“La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità” (cit. articolo 1 della legge n. 56/89).

In sostanza, chi è lo psicologo? E’ un professionista laureato in Psicologia, regolarmente iscritto all’Ordine degli Psicologi e abilitato all’esercizio della professione. La psicologia è una disciplina scientifica ed è molto giovane, la sua nascita viene fatta coincidere con la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale da parte di W. Wundt nel 1879 a Lipsia, ed è una professione sanitaria, infatti le fatture dello psicologo, come anche quelle dello psicoterapeuta, sono detraibili fiscalmente.

Lo psicoterapeuta, a proposito, è uno psicologo o un medico che ha frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia riconosciuta dal MIUR; anch’essa è una professione sanitaria, e ciò che contraddistingue questa professionalità è il fatto di poter lavorare a un livello più profondo nella psiche dell’individuo, anche (ma non solo!) in caso di disturbi di personalità e strutture di personalità borderline e psicotiche. Anche in assenza di psicopatologia, la psicoterapia produce cambiamento nelle modalità emotive, cognitive, relazionali e comportamentali e permette al singolo di entrare in contatto con gli aspetti più inconsci del proprio funzionamento, modificandolo.

Un documento del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) chiarisce gli elementi caratterizzanti della professione e gli atti tipici dello psicologo, e specifica che “il benessere psicologico è inteso come uno stato di equilibrio fra la persona con i suoi bisogni e le sue risorse e le richieste dell’ambiente in cui vive. Esso rappresenta una condizione dinamica, in continuo mutamento e riadattamento”.

Questo è il principale campo di applicazione dello psicologo, in cui interviene con il sostegno psicologico, definito come “un intervento il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita dell’individuo e degli equilibri adattivi in tutte le situazioni (di salute e di malattia) […] sviluppando e potenziando i suoi punti di forza” e con il counseling, che “comprende tutte le attività caratterizzanti la professione psicologica, e cioè l’ascolto, la definizione del problema e la valutazione, l’empowerment, necessari alla formulazione dell’eventuale, successiva, diagnosi. Lo scopo è quello di sostenere, motivare, abilitare o riabilitare il soggetto, all’interno della propria rete affettiva, relazionale e valoriale, al fine anche di esplorare difficoltà relative a processi evolutivi o involutivi, fasi di transizione e stati di crisi anche legati ai cicli di vita, rinforzando capacità di scelta, di problem solving o di cambiamento”. Ulteriori argomentazioni si possono trovare nel documento CNOP “Il fenomeno counseling tra nuova professione ed esercizio abusivo” a cura del Gruppo di Lavoro Tutela della professione.

Tutte queste citazioni perchè… si tratta, paradossalmente, delle stesse parole che usano i counselor non psicologi per legittimare il loro abusivismo professionale. Nella mia esperienza, le argomentazioni più frequenti si possono riassumere così: possiamo fare counseling se non facciamo psicoterapia e ci occupiamo solo di benessere. Errore: perchè c’è lo psicologo, prima ancora dello psicoterapeuta, che già si occupa di benessere e con gli stessi strumenti che i counselor non psicologi vorrebbero usare.

E dal momento che, come ripeto dall’inizio, la professione di psicologo è normata e tutelata dallo Stato Italiano, sono già stati presi alcuni provvedimenti verso questa forma di esercizio abusivo della professione. Ricordo che la Legge 4/2013 ha inteso disciplinare le professioni non organizzate in ordini o collegi come: “attivita’ economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attivita’ riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attivita’ e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative”, ovvero le “nuove professioni” non possono contenere attività proprie delle professioni con Ordine: è il caso della psicologia.

Nello specifico:

  • Il Ministero della Salute nel 2015 ha posto il veto al processo di normazione UNI della professione di “Counseling relazionale” ai sensi della Legge 4/2013.
  • In questi giorni, nel 2019, per la seconda volta il Ministero della Salute, su impulso dell’Ordine del Lazio, ha chiesto di chiudere il contestato percorso per riconoscere la figura del Counselor, che si stava svolgendo presso UNI con un processo di normazione. La lettera inviata dal Ministero all’UNI chiarisce che “il progetto di norma UNI n.1605227 pone la figura del Conselor non psicologo in palese sovrapposizione con quelle dello psicologo, dello psicologo psicoterapeuta, del dottore in tecniche psicologiche, del medico, del medico psichiatra, del medico psicoterapeuta, in analogia con il precedente progetto UNI 08000070 sul “Counselig relazionale”, la cui adozione venne già sospesa da codesto Ufficio”.
  • La sentenza 16562/16 della Corte Suprema e la 13020/2015 del TAR del Lazio affermano che il counseling è un’attività tipica della professione di psicologo, tutti gli altri commettono abuso di professione; la Corte Suprema specifica che “interventi basati su sedute fondate sul dialogo nei quali si guida la persona indicando rimedi per prevenire o guarire il disagio come sopra descritto sono sovrapponibile agli interventi dello psicologo”.

Nella pagina del CNOP è possibile spulciare alcune sentenze.

Nel 2018 il giornalista Luca Bertazzoni svolge un’inchiesta video sui counselor all’opera nei loro studi privati, svelando come e perchè spesso trattano aspetti della vita psichica che non dovrebbero trattare. Il video:

CONCLUSIONI

Qual è l’ombra più nera sulla psicologia? Poichè il counseling è strumento proprio della professione, nato dallo psicologo americano Carl Rogers (1902-1987), qualcuno avrà già capito che sono stati proprio alcuni psicologi a insegnare questa tecnica a chi era privo dei requisiti, vuoi in buona o in cattiva fede, e l’hanno fatto trasgredendo l’articolo 21 del Codice Deontologico e trascurando la cosa più importante: il benessere e la salute degli utenti.

Chi si occupa di tutela della professione, tra cui AltraPsicologia, il cui impegno è manifesto e pluriennale, chiede agli Ordini Regionali di fermare i formatori di counselor non psicologi e ai colleghi tutti di votare con cognizione di causa nel dicembre 2019 quando ci saranno le elezioni per il rinnovo degli Ordini regionali, per premiare e promuovere l’impegno alla trasparenza, alla legalità, e in definitiva alla salute di tutti.