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L’Io e L’Altro | Rassegna Nazionale di Psicodramma e Sociodramma | 6/12 maggio 2019

  • Comitato Direttivo e Organizzativo: Leonardo Seidita e Valeria Bianchi Mian, Psicologi Psicoterapeuti
  • In collaborazione con: ArtPAI – Ass. di Psicodramma individuativo Torino, Scuola di PolisAnalisi srl – Alta Formazione per Medici e Psicologi Roma, Transiti.net – Psicologia d’Espatrio, A.P.R.E. (Ass. di Psicoanalisi della Relazione Educativa) e A.R.P.E. (Ass. per la Ricerca della Psicologia d’Espatrio)
  • Con il patrocinio di: Ordine Nazionale degli Psicologi e Ordine regionale Psicologi del Piemonte
  • Gli eventi del circuito piemontese fanno parte del Salone del Libro OFF

Nella settimana dal 6 al 12 maggio 2019 in alcune regioni italiane si terrà L’Io e L’Altro, una rassegna di psicodramma e sociodramma, con più gruppi in contemporanea in varie città.

Cosa sono lo psicodramma e il sociodramma? Modi di stare in gruppo, in cui si predilige l’azione (scenica) piuttosto che la parola e il pensiero. Il tema di questi gruppi sarà TRANSITI: tra Nomadismo e Stanzialità, Sradicamento e Nuove Appartenenze. Giocheremo conflitti e migrazioni mettendoli concretamente in scena, creando occasioni di confronto e riflessione per la comunità. Qualcuno sarà più coinvolto nell’azione, altri osserveranno, nel pieno rispetto della disponibilità personale e della voglia di ognuno di mettersi, letteralmente, in gioco.

Più di cinquanta psicodrammatisti italiani si sono radunati e organizzati per creare una rete di eventi e darsi appuntamento offrendo alla popolazione della penisola, da Nord a Sud, momenti di confronto attraverso la drammatizzazione dei conflitti contemporanei: lo straniero e l’autoctono, l’identitario e il nomade, il simile e il diverso, il limite e l’oltre. Non vorrai mancare?

Qui è possibile scaricare il programma completo in formato pdf:

Di seguito una breve panoramica degli eventi regione per regione:

PIEMONTE: Torino dal 6 al 12 maggio, Pinerolo mercoledì 8, Asti venerdì 10

VENETO: Vicenza mercoledì 8, San Pietro in Cariano (VR) 11/12 maggio

LOMBARDIA: Milano 8 e 11 maggio, Busto Arsizio (VA) lunedì 6, Varese giovedì 9, Provaglio D’Iseo (BS) giovedì 9

LIGURIA: Genova sabato 11 maggio

TOSCANA: Pistoia domenica 12 maggio

LAZIO: Roma martedì 7 maggio

SICILIA: Bagheria (PA) 11/12 maggio, Messina domenica 12

Tutti gli incontri della Rassegna L’Io e L’Altro 2019 sono ad offerta libera o ad offerta a partire dai 5 euro e comunque non superiore a 10 euro per rimborso spese.
PER INFORMAZIONI:
Contattare i numeri e le mail di riferimento di ogni singolo evento o gruppo, oppure contattare il numero generale 3332544620.

Io e Tiziana Grasso vi aspettiamo sabato 11 maggio dalle h. 18:00 alle 19:30 presso il CPP Centro Psicologia Psicoterapia Torino in via Massena 77 bis (vicinanze stazione Porta Nuova) per la sessione aperta di Psicodramma Come le rondini. L’evento è gratuito ma è richiesta l’iscrizione.

Le rondini sono uccelli migratori, i loro viaggi dall’Africa all’Europa attraverso il mediterraneo saranno il simbolo dei Transiti in questa sessione di Psicodramma.

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Counseling: luci e ombre sulla professione di Psicologo

Il counseling è in Italia una questione spinosa, non del tutto chiara a chi non è del mestiere delle relazioni d’aiuto (e a volte, anche a chi ne fa parte).
Perchè spinosa? Principalmente perchè si è creata una “professione” di counselor, non regolamentata, in conflitto con quella, ampliamente normata e regolamentata, dello psicologo: infatti il counseling, o consulenza psicologica, è uno strumento tipico dello psicologo.
Attenzione: ho detto psicologo. E’ anche uno degli strumenti dello psicoteapeuta, ma questa precisazione è importante, perchè si può trovare confusione nelle persone circa il distinguo fra i due ruoli e relative competenze.

Infatti si può essere psicologi non psicoterapeuti, e lavorare in studio con le persone, occupandosi di “promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità […] per migliorare la capacità delle persone di comprendere sè stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace” (cit. codice deontologico degli psicologi italiani).
“La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità” (cit. articolo 1 della legge n. 56/89).

In sostanza, chi è lo psicologo? E’ un professionista laureato in Psicologia, regolarmente iscritto all’Ordine degli Psicologi e abilitato all’esercizio della professione. La psicologia è una disciplina scientifica ed è molto giovane, la sua nascita viene fatta coincidere con la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale da parte di W. Wundt nel 1879 a Lipsia, ed è una professione sanitaria, infatti le fatture dello psicologo, come anche quelle dello psicoterapeuta, sono detraibili fiscalmente.

Lo psicoterapeuta, a proposito, è uno psicologo o un medico che ha frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia riconosciuta dal MIUR; anch’essa è una professione sanitaria, e ciò che contraddistingue questa professionalità è il fatto di poter lavorare a un livello più profondo nella psiche dell’individuo, anche (ma non solo!) in caso di disturbi di personalità e strutture di personalità borderline e psicotiche. Anche in assenza di psicopatologia, la psicoterapia produce cambiamento nelle modalità emotive, cognitive, relazionali e comportamentali e permette al singolo di entrare in contatto con gli aspetti più inconsci del proprio funzionamento, modificandolo.

Un documento del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) chiarisce gli elementi caratterizzanti della professione e gli atti tipici dello psicologo, e specifica che “il benessere psicologico è inteso come uno stato di equilibrio fra la persona con i suoi bisogni e le sue risorse e le richieste dell’ambiente in cui vive. Esso rappresenta una condizione dinamica, in continuo mutamento e riadattamento”.

Questo è il principale campo di applicazione dello psicologo, in cui interviene con il sostegno psicologico, definito come “un intervento il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita dell’individuo e degli equilibri adattivi in tutte le situazioni (di salute e di malattia) […] sviluppando e potenziando i suoi punti di forza” e con il counseling, che “comprende tutte le attività caratterizzanti la professione psicologica, e cioè l’ascolto, la definizione del problema e la valutazione, l’empowerment, necessari alla formulazione dell’eventuale, successiva, diagnosi. Lo scopo è quello di sostenere, motivare, abilitare o riabilitare il soggetto, all’interno della propria rete affettiva, relazionale e valoriale, al fine anche di esplorare difficoltà relative a processi evolutivi o involutivi, fasi di transizione e stati di crisi anche legati ai cicli di vita, rinforzando capacità di scelta, di problem solving o di cambiamento”. Ulteriori argomentazioni si possono trovare nel documento CNOP “Il fenomeno counseling tra nuova professione ed esercizio abusivo” a cura del Gruppo di Lavoro Tutela della professione.

Tutte queste citazioni perchè… si tratta, paradossalmente, delle stesse parole che usano i counselor non psicologi per legittimare il loro abusivismo professionale. Nella mia esperienza, le argomentazioni più frequenti si possono riassumere così: possiamo fare counseling se non facciamo psicoterapia e ci occupiamo solo di benessere. Errore: perchè c’è lo psicologo, prima ancora dello psicoterapeuta, che già si occupa di benessere e con gli stessi strumenti che i counselor non psicologi vorrebbero usare.

E dal momento che, come ripeto dall’inizio, la professione di psicologo è normata e tutelata dallo Stato Italiano, sono già stati presi alcuni provvedimenti verso questa forma di esercizio abusivo della professione. Ricordo che la Legge 4/2013 ha inteso disciplinare le professioni non organizzate in ordini o collegi come: “attivita’ economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attivita’ riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attivita’ e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative”, ovvero le “nuove professioni” non possono contenere attività proprie delle professioni con Ordine: è il caso della psicologia.

Nello specifico:

  • Il Ministero della Salute nel 2015 ha posto il veto al processo di normazione UNI della professione di “Counseling relazionale” ai sensi della Legge 4/2013.
  • In questi giorni, nel 2019, per la seconda volta il Ministero della Salute, su impulso dell’Ordine del Lazio, ha chiesto di chiudere il contestato percorso per riconoscere la figura del Counselor, che si stava svolgendo presso UNI con un processo di normazione. La lettera inviata dal Ministero all’UNI chiarisce che “il progetto di norma UNI n.1605227 pone la figura del Conselor non psicologo in palese sovrapposizione con quelle dello psicologo, dello psicologo psicoterapeuta, del dottore in tecniche psicologiche, del medico, del medico psichiatra, del medico psicoterapeuta, in analogia con il precedente progetto UNI 08000070 sul “Counselig relazionale”, la cui adozione venne già sospesa da codesto Ufficio”.
  • La sentenza 16562/16 della Corte Suprema e la 13020/2015 del TAR del Lazio affermano che il counseling è un’attività tipica della professione di psicologo, tutti gli altri commettono abuso di professione; la Corte Suprema specifica che “interventi basati su sedute fondate sul dialogo nei quali si guida la persona indicando rimedi per prevenire o guarire il disagio come sopra descritto sono sovrapponibile agli interventi dello psicologo”.

Nella pagina del CNOP è possibile spulciare alcune sentenze.

Nel 2018 il giornalista Luca Bertazzoni svolge un’inchiesta video sui counselor all’opera nei loro studi privati, svelando come e perchè spesso trattano aspetti della vita psichica che non dovrebbero trattare. Il video:

CONCLUSIONI

Qual è l’ombra più nera sulla psicologia? Poichè il counseling è strumento proprio della professione, nato dallo psicologo americano Carl Rogers (1902-1987), qualcuno avrà già capito che sono stati proprio alcuni psicologi a insegnare questa tecnica a chi era privo dei requisiti, vuoi in buona o in cattiva fede, e l’hanno fatto trasgredendo l’articolo 21 del Codice Deontologico e trascurando la cosa più importante: il benessere e la salute degli utenti.

Chi si occupa di tutela della professione, tra cui AltraPsicologia, il cui impegno è manifesto e pluriennale, chiede agli Ordini Regionali di fermare i formatori di counselor non psicologi e ai colleghi tutti di votare con cognizione di causa nel dicembre 2019 quando ci saranno le elezioni per il rinnovo degli Ordini regionali, per premiare e promuovere l’impegno alla trasparenza, alla legalità, e in definitiva alla salute di tutti.

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La “manicomialità” 40 anni dopo la Legge Basaglia

Il 13 maggio di quest’anno ricorre il quarantennale della promulgazione delle Legge 180/1978, la Legge Basaglia. Questa legge, in breve, ha permesso: la chiusura dei manicomi, la regolamentazione dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO), l’apertura di Centri di Salute Mentale (CSM) e dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), la rivalutazione dell’importanza della psicoterapia (in alternativa o in affiancamento al trattamento farmacologico) e molto altro ancora.

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Il sistema non è ancora perfetto, ma la Legge 180 ha segnato una svolta nel riconoscere i malati come persone sofferenti, aventi diritti e risorse, non soggetti da rinchiudere e tenere lontano dalla società. Inoltre ricordo che le condizioni di vita all’interno dei manicomi erano spesso disumane e veniva somministrato l’elettroshock.

Per saperne di più, consiglio la visione di questo video, sintetico ma esaustivo.

Anche Alda Merini (1931-2009), poetessa e scrittrice cui venne diagnosticato un disturbo bipolare, visse l’esperienza del manimonio, e ne scrisse.

«Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio, ero poco più di una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito, in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte; […] ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. Provai a parlare di queste cose a mio marito, ma lui non fece cenno di comprenderle e così il mio esaurimento si aggravò e, morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose andarono di male in peggio, tanto che un giorno, esasperata dall’immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un’ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio. Ma allora le leggi erano precise e stava di fatto che ancora nel 1965 la donna era soggetta all’uomo e che l’uomo poteva prendere delle decisioni per ciò che riguardava il suo avvenire. Fui quindi internata a mia insaputa, e io nemmeno sapevo dell’esistenza degli ospedali psichiatrici perché non li avevo mai veduti, ma quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso: mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto molta fatica a uscire.

[…] Il manicomio era sempre saturo di fortissimi odori. Molta gente addirittura orinava e defecava per terra. Dappertutto era il finimondo. Gente che si strappava i capelli, gente che si lacerava le vesti o che cantava sconce canzoni.
Noi sole, io e la Z., sedevamo su di una pancaccia bassa, con le mani raccolte in grembo, gli occhi fissi e rassegnati e in cuore una folle paura di diventare come quelle là.
In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture. Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbrutire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento.
Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro, perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra.
Una volta arrivai a prendere la caposala per la gola, a nome di tutte le mie compagne. Il risultato fu che fui sottoposta all’elettroshock per prima, e senza anestesia preliminare, di modo che sentii ogni cosa. E ancora ne conservo l’atroce ricordo».

Alda Merini

Oggigiorno i manicomi non esistono più; sul territorio esisteva però un famoso manicomio, quello di Collegno. All’interno della Certosa ci sono attualmente svariate sedi dell’ASL TO3, tra cui il Servizio IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti) che, come si raccontava nel video sopra indicato, offre un servizio di affidamento di adulti aventi disturbi psichici, non autosufficienti, presso famiglie di volontari. Un ex manicomio, luogo di disperazione, in un certo senso si è riqualificato come luogo in cui chi soffre può prendersi cura di sè in un ambiente non istituzionale, con tutti i vantaggi che ne conseguono. Uno degli obiettivi è lottare contro lo stigma sociale, per riconoscere ai pazienti diritti e dignità.

In questi giorni di commemorazione, a Torino la seconda edizione di Officine della Salute porta il titolo “Diritti in corso: itinerari di inclusione – disagio psichico e società a 40 anni dalla Legge Basaglia” e offre moltissime iniziative nei giorni 11-17 maggio. Anch’io parteciperò, con uno psicodramma sulla fiaba, aperto al pubblico.

Si tratta di eventi rivolti alla cittadinanza, per far conoscere i servizi, lo stato dell’arte, confrontarsi. E, spero, avere meno paura di questa tematica tanto incerta e delicata.

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