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La “manicomialità” 40 anni dopo la Legge Basaglia

Il 13 maggio di quest’anno ricorre il quarantennale della promulgazione delle Legge 180/1978, la Legge Basaglia. Questa legge, in breve, ha permesso: la chiusura dei manicomi, la regolamentazione dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO), l’apertura di Centri di Salute Mentale (CSM) e dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), la rivalutazione dell’importanza della psicoterapia (in alternativa o in affiancamento al trattamento farmacologico) e molto altro ancora.

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Il sistema non è ancora perfetto, ma la Legge 180 ha segnato una svolta nel riconoscere i malati come persone sofferenti, aventi diritti e risorse, non soggetti da rinchiudere e tenere lontano dalla società. Inoltre ricordo che le condizioni di vita all’interno dei manicomi erano spesso disumane e veniva somministrato l’elettroshock.

Per saperne di più, consiglio la visione di questo video, sintetico ma esaustivo.

Anche Alda Merini (1931-2009), poetessa e scrittrice cui venne diagnosticato un disturbo bipolare, visse l’esperienza del manimonio, e ne scrisse.

«Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio, ero poco più di una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito, in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte; […] ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. Provai a parlare di queste cose a mio marito, ma lui non fece cenno di comprenderle e così il mio esaurimento si aggravò e, morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose andarono di male in peggio, tanto che un giorno, esasperata dall’immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un’ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio. Ma allora le leggi erano precise e stava di fatto che ancora nel 1965 la donna era soggetta all’uomo e che l’uomo poteva prendere delle decisioni per ciò che riguardava il suo avvenire. Fui quindi internata a mia insaputa, e io nemmeno sapevo dell’esistenza degli ospedali psichiatrici perché non li avevo mai veduti, ma quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso: mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto molta fatica a uscire.

[…] Il manicomio era sempre saturo di fortissimi odori. Molta gente addirittura orinava e defecava per terra. Dappertutto era il finimondo. Gente che si strappava i capelli, gente che si lacerava le vesti o che cantava sconce canzoni.
Noi sole, io e la Z., sedevamo su di una pancaccia bassa, con le mani raccolte in grembo, gli occhi fissi e rassegnati e in cuore una folle paura di diventare come quelle là.
In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture. Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbrutire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento.
Ci facevano una premorfina, e poi ci davano del curaro, perché gli arti non prendessero ad agitarsi in modo sproporzionato durante la scarica elettrica. L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra.
Una volta arrivai a prendere la caposala per la gola, a nome di tutte le mie compagne. Il risultato fu che fui sottoposta all’elettroshock per prima, e senza anestesia preliminare, di modo che sentii ogni cosa. E ancora ne conservo l’atroce ricordo».

Alda Merini

Oggigiorno i manicomi non esistono più; sul territorio esisteva però un famoso manicomio, quello di Collegno. All’interno della Certosa ci sono attualmente svariate sedi dell’ASL TO3, tra cui il Servizio IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti) che, come si raccontava nel video sopra indicato, offre un servizio di affidamento di adulti aventi disturbi psichici, non autosufficienti, presso famiglie di volontari. Un ex manicomio, luogo di disperazione, in un certo senso si è riqualificato come luogo in cui chi soffre può prendersi cura di sè in un ambiente non istituzionale, con tutti i vantaggi che ne conseguono. Uno degli obiettivi è lottare contro lo stigma sociale, per riconoscere ai pazienti diritti e dignità.

In questi giorni di commemorazione, a Torino la seconda edizione di Officine della Salute porta il titolo “Diritti in corso: itinerari di inclusione – disagio psichico e società a 40 anni dalla Legge Basaglia” e offre moltissime iniziative nei giorni 11-17 maggio. Anch’io parteciperò, con uno psicodramma sulla fiaba, aperto al pubblico.

Si tratta di eventi rivolti alla cittadinanza, per far conoscere i servizi, lo stato dell’arte, confrontarsi. E, spero, avere meno paura di questa tematica tanto incerta e delicata.

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SOTTO LA STESSA LUNA | Sessione aperta di Psicodramma, per una cultura dell’incontro | 22/04/2018

Domenica 22 aprile, dalle 15:00 alle 17:00, condurrò con la collega Tiziana Grasso una sessione aperta e gratuita di Psicodramma, dal titolo “Sotto la stessa luna – incontri e scontri nella paura e nella ricchezza”. Siete tutti invitati!

Questa sessione aperta si terrà presso il Centro di Psicologia e Psicoterapia in via Massena 77 bis, Torino, e fa parte dell’evento nazionale “L’IO E L’ALTRO 2018 – FONDAMENTALISMI, CONTRASTI, CONTRADDIZIONI NELL’ERA POST-MODERNA.
CALL FOR PSYCHODRAMA AND SOCIODRAMA, PER UNA CULTURA DELL’INCONTRO” con il gratuito patrocinio degli Ordini degli Psicologi del Piemonte e della Sicilia.


E’ necessario prenotare la propria partecipazione contattando:

Cinzia Beluardo
333 149 6538 – torinopsico@gmail.com

Tiziana Grasso
347 132 8128 – dott.tiziana.grasso@gmail.com

Centro di Psicologia e Psicoterapia
011 044 7667 – 347 631 0831 – segreteriacpp@gmail.com

 

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Pensiero di S.Valentino

 

Oggi, 14 febbraio, mi accorgo di non aver mai scritto niente in tema per S. Valentino.

Perchè, mi chiedo. Forse perchè l’amore è uno dei misteri dell’esistenza stessa, una forza che muove il mondo, fondamentale per la vita, eppure controversa.

Molto meglio lasciar parlare i poeti, che si intendono di questo argomento, fanno pratica da secoli. Rilke in Lettere a un giovane poeta diceva: “serve una forza grande e già matura per dare un proprio contributo dove sono in abbondanza tradizioni buone e in parte ottime”.

Pescando allora dalle “tradizioni buone e in parte ottime”, lascio come pensiero per questa giornata una poesia che mi piace molto di Neruda.

 

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l’ombra e l’anima.
T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T’amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t’amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

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Le trame della rete

Oggi vorrei parlare di rete, dove con “rete” intendo internet e il mondo virtuale, ma anche i collegamenti fra le persone; queste due cose sono sempre più spesso collegate.

Chi mi conosce sa che, oltre a questa pagina professionale e il relativo spazio Blog, ho una modesta pagina Facebook, piccola ma che in realtà mi dà molte soddisfazioni segrete, ad esempio il fatto di essere seguita più da persone “esterne” che non da amici e conoscenti. Sulla suddetta pagina posto i miei articoli ed eventi, curiosità e vignette più leggere trovate, appunto, in rete, e condivido eventi di interesse psicologico promossi da colleghi che rispetto e stimo, come professionisti quanto sul lato umano. Questo è un altro tipo di rete, chiamato “fare rete”.

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Una rete buona…

Significa permettere, a chi dovesse passare dalla mia pagina, di trovare contenuti ed occasioni di qualità, quando io ad esempio non me ne occupo personalmente, oppure non me ne occupo in quel momento. Un esempio sono le serate aperte di psicodramma, occasioni gratuite, nate nelle piazze con Moreno stesso (ideatore dello psicodramma), che continuano ancora oggi; un modo semplice di prendersi cura della comunità e di far conoscere questo modello. Io mi occupo di psicodramma, ma non ho spesso occasione di condurre degli incontri aperti, per cui con molto piacere condivido gli incontri dei miei maestri e dei miei colleghi, quando ne ho notizia.

Questo lungo esempio serve a chiarire un concetto non intuitivo, ovvero che io non ho accordi con nessuno per condividere contenuti a vicenda. E’ una scelta personale, che dipende dalla mia etica.

L’etica per me è un valore fondamentale, nella vita quotidiana quanto in ambito professionale, poichè lavorando come psicologa ho una professione regolamentata da un codice deontologico, inoltre, come si può facilmente immaginare, lavoro con la sofferenza e la fragilità delle persone. Questo è un grande onore per me, ma anche una grossa responsabilità.

Per questi e altri motivi, sulla rete mi troverete solo a “fare rete”, quella buona, pensata per far conoscere occasioni che possono essere utili all’utenza, e per far girare i nomi dei colleghi e degli altri professionisti che conosco che secondo me fanno, semplicemente, un buon lavoro.

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…e una rete “cattiva”.

Se per altri tipi di professioni si usa un certo tipo di marketing, fatto a volte di convenienza, a volte di tipo aggressivo, ebbene, io questo non lo ritengo adatto a me e alla mia professione. Continuerò a crescere poco alla volta, ma sicura di trasmettere di me stessa un’immagine in cui mi possa riconoscere, e contenuti di cui non mi debba pentire in futuro.

Per cui, potete smettere di chiedermelo. Continuerò a condividere ciò che desidero, e non metterò in pratica strategie che a mio parere sono simili allo spam. E dal momento che spesso provenite da studi di marketing ed economia, permettetemi un consiglio in un linguaggio che possiate comprendere: scegliete meglio il vostro target di riferimento.

Puntare al “buon cuore” degli psicologi non funziona, poichè non siamo Santi. Allettarci con false promesse non funziona, perchè ne sentiamo tante e ne vediamo tante nella vita, che sappiamo riconoscerle. Le frasi tipo “ma che psicologa sei, per dirci di no”, non funzionano, perchè noi stessi spesso ci sottoponiamo a percorsi di analisi personale e di supervisione, per cui la nostra autostima difficilmente uscirà scalfitta dal commento stizzito di uno sconosciuto.

Saper dire di no, anche con convinzione o con assertività, è importante nella vita reale quanto nella vita virtuale. Circondarsi, in entrambi i mondi, di persone di qualità, permette di creare una buona rete, che possa essere un sostegno e una via per raggiungere i nostri obiettivi, non una trappola che lega, limita e condiziona.

 

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Laboratorio continuativo Scrittura-Azione

Chi si ricorda la Giornata delle Arti per Tutti, che si è svolta a Torino domenica 17 settembre alla Casa del Quartiere?

In questo evento, che ho avuto la fortuna di organizzare con gli amici e i colleghi dell’associazione Lab Pop, ho condotto anche due workshop, uno di scrittura e uno di psicodramma.

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Al termine del workshop di scrittura “Il cortile della mia infanzia”, che ricordo essere stato co-condotto e fotografato dai colleghi Catia Gribaudo e Martino Lioy, in molti ci hanno chiesto di organizzare un laboratorio continuativo. E così… eccolo.

Per l’anno 2018 proponiamo un laboratorio continuativo, della durata di sette incontri, per utilizzare la scrittura come canale di espressione creativa, combinata all’azione spontanea tipica dello psicodramma. Per esprimere un messaggio, un’emozione, narrare la propria storia o semplicemente per creare qualcosa di bello.


Parola d’ordine: Meravigliarsi. La creatività, affermava J. L. Moreno, è strettamente legata alla spontaneità e al sentimento della sorpresa. La nostra mente è un territorio sconfinato, sarà bello abitare metafore, ritrovare memorie, dare nuove forme all’esperienza, in uno spazio creativo dove tutto è possibile. E poi tradurlo su carta.

Modalità: Sette incontri a cadenza quindicinale il giovedì sera, dalle ore 21:00 alle 23:00, da gennaio ad aprile 2018.

Dove: Centro Nemesis, corso Galileo Ferraris 119, Torino.

Calendario: Da gennaio ad aprile 2018, dalle ore 21:00 alle 23:00
11 gennaio SuperMe – Presentazione fra Supereroi alla scoperta dei loro poteri
25 gennaio Da mondi possibili – Viaggio nella fantascienza e una lettera al pianeta Terra
8 febbraio Assenze – Ricerca di uno spazio di creazione tra i pieni e i vuoti del nostro animo
22 febbraio Uno spazio per il tempo – Esplorazione di bisogni, desideri e del tempo per soddisfarli
15 marzo C’era una volta – La fiaba come genere letterario: l’ animale guida
29 marzo Ferite e feritoie – Dialogo con le voci che abitano le nostre parti in ombra
12 aprile Diario di viaggio – Viaggi nel mondo e viaggi dentro di sè

Iscrizioni: Il laboratorio è a numero chiuso, ed è richiesta l’iscrizione, da effettuare preferibilmente via email. Il costo del laboratorio, composto da sette incontri, è di euro 100.


c1CINZIA BELUARDO
Psicologa, psicodrammatista, lettrice instancabile.

Tel: 333 149 6538
Email: torinopsico@gmail.com

 

c2CATIA GRIBAUDO
Psicologa, psicodrammatista, pratica improvvisazione teatrale.

Tel: 335 701 5761
Email: catia81@gmail.com

 

mMARTINO LIOY
Psicologo, fotografo e musicista per passione.

Tel: 345 970 3266
Email: martino.lioy@gmail.com

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#LIBRO Psicosociologia della genitorialità

Da pochi giorni, a fine novembre 2017, con Golem Edizioni è uscito un libro, cui ho avuto il piacere di lavorare a più mani con molti colleghi, psicologi ma non solo: PSICOSOCIOLOGIA DELLA GENITORIALITA’.

Il progetto è nato lo scorso anno, quando era molto caldo il tema della gestazione per altri (GPA), e tra professionisti abbiamo sentito il bisogno di fare chiarezza su questo e altri aspetti legati alla genitorialità e alla famiglia, con un approccio multidisciplinare e integrato, ancorato ai capisaldi della letteratura quanto ai più recenti contributi della ricerca scientifica.

Il mio personale contributo si trova nel primo capitolo, in cui parlo di gravidanza “tra fantasia e realtà”; non aggiungo altri spoiler a riguardo.

In poco meno di 300 pagine si trattano gli aspetti psicologici correlati alla gravidanza, si scopre come il feto vive nel suo mondo intrauterino, si osservano i cambiamenti che la nascita di un figlio comporta all’interno di ogni famiglia. E finalmente si dà spazio anche al ruolo del padre, troppo spesso sottovalutato negli studi sulla famiglia in favore della diade madre-bambino. Il volume si conclude sui temi della maternità surrogata, della procreazione medicalmente assistita (PMA), delle famiglie adottive e affidatarie.

E se vi ho incuriosito, i ricavati andranno in beneficenza, al Centro Studi Hansel e Gretel di Moncalieri (TO). I refusi sono ancora tanti, ma tanta è anche la nostra emozione. Il libro si può acquistare presso la libreria Golem di Torino oppure su Amazon. Grazie.

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