Impulsivi e riflessivi: l’eterna lotta

Quando si parla di carattere impulsivo o riflessivo, viene subito in mente l’eterna lotta tra istinto e logica, passione e razionalità.
Molte volte ci si definisce in un modo o nell’altro… per poi accorgersi, col passare del tempo, di essere passati da una modalità all’altra.

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Nel linguaggio quotidiano, si definisce impulsiva una persona che agisce senza pianificare e riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni; in questo senso, l’impulsivo assume una connotazione negativa.
Di contro, specialmente tra i più giovani, chi si definisce più impulsivo spesso vuole evidenziare un’onestà e ingenuità di base, che portano a seguire il cuore piuttosto che la mente.
Ma gli stereotipi negativi non risparmiano nemmeno le persone riflessive, che possono essere giudicate calcolatrici e astute…o al contrario, eterni indecisi in preda ai dubbi.

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Di seguito presento brevemente alcune teorie psicologiche sull’impulsività (Bonino, 1997).

IMPULSIVITA’ COME… CARATTERISTICA TEMPERAMENTALE
Come temperamento si definisce una disposizione ereditaria, ovvero un insieme di caratteristiche della personalità relativamente stabili nel tempo e riconducibili al nostro patrimonio genetico. Secondo questa teoria, l’impulsività è determinata da un basso controllo inibitorio e il suo opposto sarebbe la deliberatezza.

IMPULSIVITA’ COME… TRATTO DI PERSONALITA’
All’interno della teoria della personalità di Murray si definisce impulsività la tendenza ad agire velocemente, sulla base dell’intuizione e dell’emotività. Anche in questo caso, il tratto di personalità rappresenta una modalità relativamente stabile dell’individuo di rapportarsi alla realtà, ma a differenza del temperamento viene a mancare una predisposizione biologica. L’impulsività può caratterizzare la personalità sia infantile che adulta e può essere associata a condotte antisociali.

IMPULSIVITA’ COME… STILE COGNITIVO
Gli studi compiuti nell’infanzia dimostrano che uno stile cognitivo meno improntato alla riflessività (definita come tempo di latenza e accuratezza), può determinare un individuo più impulsivo. In questo caso, un bambino impulsivo che deve rispondere a un quesito di cui non conosce la risposta sarà più veloce a rispondere, ma meno accurato, ovvero avrà una maggiore probabilità di fare errori.


In conclusione, è difficile poter definire in modo assoluto positiva o negativa l’impulsività; se in momenti di rabbia o stress è possibile il generarsi di “agiti”, ovvero comportamenti (fisici o verbali) dettati dall’impulso e di cui in futuro ci si può pentire, è anche vero che seguire l’istinto e il sentimento a volte è la migliore delle soluzioni.
Esistono dei casi estremi, ad esempio le situazioni di emergenza, in cui fermarsi a riflettere può evitare catastrofi ancora più grandi; quei pochi secondi che si ha la sensazione di “perdere”, sono un guadagno in termini di conseguenze.

Al contrario, a volte una situazione si può affrontare solo usando l’istinto, senza pensare troppo; è il caso di quando non siamo sicuri della corretta scrittura di una parola in una lingua straniera, o quando stiamo affrontando una performance sportiva. In queste circostanze sono gli automatismi a salvarci.

Io credo che, come in tutte le cose, la verità stia nel mezzo. Essere coscienti delle proprie modalità di funzionamento e cercare di compensarle dove necessario, può essere il modo giusto di affrontare le situazioni della vita.

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