Dubito ergo sum

Dubito ergo sum: la mia versione del più famoso detto latino “cogito ergo sum”, penso quindi sono.

Perchè dubitare? Non va contro i buoni propositi di sicurezza, autostima, autoefficacia molto cari alla psicologia? Per rimanere in tema, inizio a dubitarne.

In questo periodo storico vanno per la maggiore le forti prese di posizione, al governo su alcuni temi le idee sono chiare e ferme e questo può rassicurare alcune fasce di popolazione, al di là delle specifiche idee politiche: avere limiti e confini chiari, in ogni ambito, è oggettivamente rassicurante, dà contenimento, si prospetta un’unica strada dritta da seguire.

Niente mi fa più paura di questo.

Elogio al dubbio: quando dubitare significa vedere più di una strada, considerare diverse possibilità, essere curiosi e aperti, farsi domande invece di darsi delle risposte. Darsi la possibilità di cambiare idea e sviluppare un pensiero nel tempo: lo stesso Carl Gustav Jung, che spesso nomino nei miei articoli, cambiava idea molto spesso sulle sue stesse teorie, tanto che leggendo varie opere si possono trovare frasi discordanti se non opposte. Questo perchè quelle di Jung in realtà non sono teorie, ma è un pensiero, e il pensiero è soggetto al cambiamento, così come lo siamo anche noi nelle nostre vite, continuamente. Basta incontrare un amico dopo molto tempo o rileggere un vecchio diario (o riguardare i “ricordi” proposti dai nostri social media!): quella persona ci troverà diversi, che sia nel fisico o nello spirito, o sarà diversa la nostra vita nel lavoro, negli hobby o nelle relazioni, e similmente, rileggendo vecchie pagine, troveremo diversa magari la nostra scrittura, o ci stupiremo dei contenuti e dei pensieri riportati sulla carta.

La psicologia stessa è la professione del cambiamento, quando cambiare è difficile o fa paura. Banalmente (ma non per chi si trova a vivere queste situazioni), rimanere incastrati in un percorso di studio inconcludente, in un lavoro che non ci piace o in una relazione che non ci dà più emozioni o benessere, non è una difficoltà a cambiare? E per cambiare bisogna prima dubitare, mettere in discussione, o peggio ancora, mettersi in discussione.

La salute mentale è spesso definita come una buona capacità a muoversi nel cambiamento e di essere flessibili: dice un detto zen, davanti al vento forte della tempesta, il giunco si piega, la forte e maestosa quercia si spezza.

Ecco la mia riflessione di questi giorni: forse gode di migliore salute psicologica chi dubita, chi è curioso, chi fa e si fa domande. Ma il dubbio, se da un lato predispone al cambiamento, dall’altro espone all’ansia, all’assenza di sicurezza e rassicurazione che solo una strada dritta può dare.

Per cui, se a volte provate un po’ di ansia rispetto ai vostri pensieri e dubbi, non cercate di cacciarla via come una nemica: entrate piuttosto in dialogo con lei, immaginatevela reale e corporea, come una vecchia amica che è tornata a farvi visita, col suo carico di paure, saggezza e di bellezza in dono per voi, dopo aver molto viaggiato. Impariamo dall’ansia, accogliamola come parte normale della vita, sapendo che ha anche aspetti costruttivi. Come quando, prima di un esame scolastico/accademico o di una prova sportiva o una presentazione a lavoro, proviamo quell’ansia che non ci paralizza, ma ci dà la carica per affrontare la performance al meglio.

Ode all’ansia, quando è buona, ed elogio al dubbio e a chi si permette di cambiare opinione. A volte per ritrovarsi bisogna perdersi, abbandonare la via maestra. Usando le parole di Clarissa Pinkola Estès in Donne che corrono coi lupi:
“Se non vai nei boschi, nulla accadrà mai, e la tua vita non avrà mai inizio”.

L’imperatore che amava i draghi

Molti anni fa, ho ascoltato una ragazza che studiava cinese raccontare una storia, da lei sentita a lezione. Non ho le fonti e non so se questa storia abbia un titolo, io l’ho chiamata L’imperatore che amava i draghi.

C’era una volta nella grande e potente Cina un imperatore che amava moltissimo i draghi. Li amava a tal punto che aveva draghi ricamati sulle vesti e sui tappeti, dipinti sulle porcellane e sulle tappezzerie, e il suo stesso palazzo era a forma di drago. I migliori artigiani erano stati convocati per personalizzare gli oggetti nel palazzo e persino il letto, i tavoli e le sedie furono realizzati con l’effigie di un drago. Nell’ impero ben presto si sparse la notizia del suo amore per i draghi, e le voci arrivarono lontano, fino alle orecchie del Grande Drago. Il Grande Drago fu molto compiaciuto e decise di fare un lungo viaggio per andare a conoscere questo imperatore illuminato, che amava così tanto la sua specie. Pensava, il Grande Drago: “Vale certo la pena di conoscere e rendere omaggio a questo imperatore. Chissà come sarà felice, lui che tanto ama i draghi, di ricevere la mia visita, perchè non solo sono un vero drago, ma sono il Grande Drago!” e così partì. Dopo aver volato per molte e molte miglia, si posò sul tetto del palazzo dell’imperatore.

undefined Ora, dovete sapere che il Grande Drago era così chiamato anche per la sua forza e le sue dimensioni, e l’imperatore si accorse subito che un drago si stava dirigendo in volo verso il suo palazzo; terrorizzato, ebbe appena il tempo di nascondersi. Il Grande Drago guardò da una finestra, vide un uomo tremante sotto il letto e stava per chiedergli notizie dell’imperatore, quando notò le vesti decorate con ricami di draghi e le sue scarpe dorate a forma di drago, allora rivolgendosi a lui gli chiese: “Sei tu l’imperatore che ama i draghi?” – “No”, rispose. Allora il Grande Drago continuò: “Sono il Grande Drago e sono venuto da molto lontano per conoscere l’imperatore, di cui ho molto sentito parlare. Tu ti trovi nei suoi appartamenti e sei riccamente vestito con immagini di draghi, non sei tu l’imperatore che ama i draghi?” – “No, non sono io” e l’uomo ancora tremava. Allora il Grande Drago se ne volò via verso casa.

Questa storia, che inevitabilmente ho modificato nei suoi dettagli ma non nei suoi punti fondamentali, ha molti significati possibili.

L’imperatore credeva di conoscere i draghi, li idealizzava, ma non ne aveva mai visto uno da vicino, probabilmente aveva anche il timore di essere divorato. Da un lato quindi potrebbe essere un monito per stare con i piedi per terra, lontano dalle idealizzazioni. Le effigi dei draghi possono essere affascinanti, ma un vero drago in carne e ossa, porta con sè anche aspetti spaventosi.

Questo mi porta a un concetto, il tremendum et fascinans, termine che si usa per descrivere ciò che è sacro e numinoso; ne parlava Rudolf Otto, storico delle religioni e teologo, in ‘Il sacro’. Il drago, che è qualcosa di totalmente altro da noi e dalla nostra esperienza e in alcuni miti viene accostato al divino o comunque al potere imperiale, contiene questo aspetto di tremendo e affascinante, indissolubilmente insieme, e l’imperatore che si va a nascondere lo dimostra. Non credo che l’imperatore della storia fosse un ciarlatano; probabilmente credeva davvero di amare i draghi nel loro aspetto di fascino e bellezza, ma poi si è scontrato con la grandezza del tremendo.

Andando oltre alle riflessioni intellettuali, la pancia, luogo somatico delle emozioni, mi ha ricordato questa storia per un motivo. Quante volte, mi chiedevo, è facile “predicare bene e razzolare male”. E’ facile dire di amare i draghi quando non ne hai mai visto uno, non ti sei mai scontrato col mysterium tremendum et fascinans. Prendendo esempio dalle cose più banali nella vita quotidiana: essere convinti della bontà di alcuni ideali, l’amicizia, la ricerca del dialogo e del confronto costruttivo… poi, nella concretezza dei fatti, un’ombra scura ci fa comportare diversamente. Magari andiamo in chiesa e ripetiamo con convinzione che siamo tutti fratelli, che tutti gli uomini sono uguali, ma nella pratica non riusciamo ad essere sempre all’altezza dei nostri ideali.

Sono esempi terribilmente umani e in cui tutti incorriamo, poichè i santi non si trovano qui sulla Terra. Cosa fare allora, quando il drago viene a cercarci, ed è troppo sacro per riuscire a guardarlo negli occhi? Avere consapevolezza di quanto sta capitando e delle nostre reazioni ed emozioni è già tanto; i più non riconoscono l’ombra nera che muove i fili del nostro agire quando non siamo consapevoli e perdiamo il controllo di noi. Solo allora potremo incontrare il drago e parlare con lui, forse addirittura trovare il suo tesoro, come quelli che tradizionalmente i draghi custodiscono nel mito occidentale: perchè quando c’è consapevolezza, non è più l’ombra nera a tirare i fili e a manovrarci come burattini. Con la consapevolezza, il drago si può persino cavalcare.

Buoni incontri, ognuno col proprio drago.

Il valore della creatività: l’immagine è psiche

Per la psicologia analitica di Jung, l’immagine è molto importante, che sia rappresentata graficamente o con altre tecniche creative (statue, edifici, ecc) o che sia un’immagine onirica, quindi dei sogni notturni, o della fantasia e dell’immaginazione. Per Carl Gustav Jung L’IMMAGINE E’ PSICHE.

“Ogni psicologia che sceglie come sua meta l’anima deve parlare in termini immaginativi”
– J. Hillman

James Hillman (1926-2011) è stato psicoanalista junghiano e più precisamente un originale post-junghiano, fondatore della psicologia archetipica.
Uno dei suoi cambiamenti riguarda il concetto di anima.
Per Hillman L’ANIMA E’ IL LUOGO IN CUI RISIEDONO LE IMMAGINI; quando parla di fare anima significa elaborare immagini, ovvero maneggiare la materia della psiche. Jung stesso scriveva che “ogni accadimento psichico è un’immagine e un immaginare” (1979).

La danza di Matisse; è un girotondo intorno al mondo…

Fare anima è un’espressione che Hillman utilizza, ma prende del poeta John Keats, che in una lettera nel 1819 scrive: “Chiamate, vi prego, il mondo la valle del fare anima. Allora scoprirete a cosa serve il mondo”; anche per Keats fare anima significa sviluppare la propria individualità permettendo a MENTE, MONDO E CUORE di interagire fra loro.
Citando Selene Calloni Williams, allieva di Hillman (2013): “Fare anima è un’attività delle profondità […] un viaggio che chiunque può intraprendere […] Fare anima è prendere gli oggetti, le persone, gli eventi e riportarli alla loro natura di ombre, di immagini” e “significa affrontare il viaggio verso la Grande Soglia – che è la terra dell’immaginale.”

John Keats ritratto da William Hilton

E voi avete mai visitato la valle del fare anima?

Io e alcuni colleghi ci proponiamo di fare questo viaggio attraverso le immagini prodotte dal gruppo, nella giornata di domenica 26 maggio a Torino IL FILO DELL’ANIMA. Useremo delle tecniche d’azione che prevedono l’uso della spontaneità e della creatività: psicodramma junghiano, danzamovimentoterapia, la tecnica sociodrammatica Il giornale vivente con l’uso della scrittura creativa e infine il tatadrama, uno psicodramma delle bambole che viene dal Brasile.

La giornata è APERTA A TUTTI, non serve conoscere queste tecniche per poterle utilizzare, anzi: le conosceremo in modo diretto nel qui e ora, facendone esperienza. Per chi vuole provare qualcosa di diverso, per chi vuole una giornata di benessere per l’anima e per la mente.

E’ possibile scaricare la locandina in formato pdf dal sito dell’Ordine Psicologi del Piemonte cliccando QUI.

Vi proponiamo un filo di esperienze, contesti differenti e complementari condotti da Cinzia Beluardo, Fiorenza Ferrua, Tiziana Grasso, Anna Sole Marta, Elisabetta Ranghino: psicologhe, psicoterapeute, psicodrammatiste, e la psicologa danzaterapeuta e psicodrammatista junghiana Sara Bertani.
Il Filo dell’anima è una proposta a cura di Massimo Rini, educatore, conduttore di laboratori teatrali e psicodramma junghiano.

Per informazioni e iscrizioni:
bertani.rini@gmail.com
3471724561
La partecipazione ai laboratori della giornata ha un costo complessivo di 60 euro.

Il programma di L’IO A L’ALTRO a Torino e in Piemonte

Nella settimana dal 6 al 12 maggio 2019 parte la Rassegna Nazionale di Psicodramma e Sociodramma L’IO E L’ALTRO , che ha luogo in simultanea in tutta Italia. Più di cinquanta psicodrammatisti italiani si sono radunati per offrire alla popolazione alcuni momenti di confronto attraverso la drammatizzazione dei conflitti contemporanei. La regione più ricca di eventi è il Piemonte e in particolare la città di Torino.

Tutti gli eventi del Piemonte fanno parte del Salone del Libro OFF e hanno il patrocinio del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) e di OPP (Ordine Psicologi del Piemonte).

Io e Tiziana Grasso vi aspettiamo sabato 11 maggio alle h. 18:00 presso il CPP di via Massena 77/bis (vicinanze stazione Porta Nuova) per la nostra sessione aperta di Psicodramma Junghiano COME LE RONDINI. Seguendo il tema della rassegna “TRANSITI: tra Nomadismo e Stanzialità, Sradicamento e Nuove Appartenenze”, il nostro psicodramma sarà sulle rondini e i loro viaggi dall’Africa all’Europa attraverso il mediterraneo. L’ingresso è gratuito, ma è necessaria la prenotazione contattandomi via email su torinopsico@gmail.com o telefonicamente al numero 3331496538.

Di seguito allego il programma della rassegna per il piemonte; il programma completo in formato pdf è visionabile qui:

TORINO

  • LUNEDì 6 MAGGIO:

Dalle ore 20:00 alle ore 22:00
Via Massena 77/bis (Centro di Psicologia e Psicoterapia CPP)
“Quanto siamo nomadi e quanto stanziali? Fiabe per scoprirlo”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano e Fiabe con Marianna Massimello, Giuliana Bitelli
Per info: 3331164005 – 3280954782

Dalle ore 20:45 alle ore 22:30
Via Saluzzo 23 (Studio Mana)
“La storia che ignoro. Uno sguardo alle diversità”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Luca Pinciaroli, Manuela Rocci e Analisa Rinaldi
Per info: 3281511020 – lpincia@gmail.com

  • MARTEDì 7 MAGGIO:

Dalle ore 18:30 alle ore 20:30
Via Castelnuovo 13 (Studio di psicologia e psicoterapia)
“I confini del Sé tra l’Ombra personale e quella dell’Altro”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Angela Sordano, Stefano Cavalitto
Per info: 3392679150 – angela.sordano@gmail.com

Dalle ore 19:30 alle ore 21:30
Corso Peschiera 148 (Studio di Psicoterapia 4Emme Consulting)
“Significato: tra te e me”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano e Danzaterapia con Sara Bertani, Massimo Rini
Per info: bertani.rini@gmail.com

  • MERCOLEDì 8 MAGGIO:

Dalle ore 18:30 alle ore 20:30
Via Castelnuovo 13 (Studio di psicologia e psicoterapia)
“Il volto dell’altro: identità e nuove appartenenze”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Laura Stradella, Giulio Gasca
Per info: 3382524839 – stra.laura@gmail.com

  • GIOVEDì 9 MAGGIO:

Dalle ore 18:30 alle ore 20:30
Piazza Vittorio 14 (Studio Associato Candellieri e Favero)
“Transiti e transizioni: la ricerca di cosa fa casa”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Teresa Legato, Silvia Cerrone
Per info: 3406121878 – teresa.legato@gmail.com

Dalle ore 18:30 alle ore 22:00
Via Vicoforte 14/d (Libreria Belgravia)
“La via dei tarocchi tra casa e caso” + “Il piccolo teatro delle carte”
Serata di Meditazione Mindfulness Psicosomatica, Drammatizzazione con gli Arcani Maggiori, Letture Poetiche e Teatro d’Oggetti con Valeria Bianchi Mian, Marta Di Giulio, Presenta: Max Ponte
Per info: 3332544620 – 3490849406

Dalle ore 20:00 alle 21:30
Corso Belgio 52 (Studio di psicologia e psicoterapia)
“L’io e l’altro: alterità in ascolto”
Serata aperta di Socio-psicodramma con Simona Panté, Cristina Barberi
Per info: 3494979265 – psicologa.pante@gmail.com – crstn.barberi@gmail.com

  • VENERDì 10 MAGGIO:

Dalle ore 18:00 alle 19:30
Via Massena 77/bis (CPP Centro di Psicologia e Psicoterapia)
“Nella valigia metto: Questa/o sono io. Tra memorie del passato e prospettive future”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Nadia Ferrante, Daniela Di Francesco
Per info: 3207606198

Dalle ore 20:00 alle ore 22:00
Via M.Bricca,10
“Corpo e psiche nomadi. Quando transitiamo sogni: Chi incontriamo? Come incontriamo? Che cosa portiamo? Che cosa lasciamo? Che cosa cerchiamo?”
Serata aperta di Psicodramma Junghiano con Vanda Druetta, Silvia Cerrone
Per info: 0118197200

  • SABATO 11 MAGGIO:

Dalle ore 10:00 alle ore 13:00
Piazza Vittorio 14, Studio Associato Candellieri/Favero
Incontro di discussione sul tema delle Migrazioni e Gruppi di Psicodramma Junghiano
Intervengono e conducono: Davide Favero, Vivienne Meli, Silvana Graziella Ceresa
Per info: 3493041559

Dalle ore 14:00 alle ore 18:00
Via Saluzzo 23 (Studio Mana)
Incontro di discussione sul tema della Rassegna, presentazione dei libri “PolisAnalisi. Una clinica del sociale” di Filippo Pergola e “Una casa tutta per lei”, a cura di Valeria Bianchi Mian ed Emma Fenu
A seguire: “Pirati e corsari: storie in cerca di approdo”
Sessione di Sociodramma con Valeria Bianchi Mian, Annamaria Frammartino
Per info: 3332544620 – valeria.bianchimian@transiti.net

Dalle ore 18:00 alle ore 19:30
Via Massena 77/bis (CPP Centro di Psicologia e Psicoterapia)
“Come le rondini”
Sessione aperta di Psicodramma Junghiano con Cinzia Beluardo, Tiziana Grasso
Per info: torinopsico@gmail.com

Ore 20:45 in corso Casale 309 (Associazione Passi di Pace)
“Vado. Torno. Sto. Storie di (stra)ordinaria quotidianità”
Performance di playback theatre a offerta libera, a cura di OttO – Compagnia di Playback Theatre
Gradita prenotazione al 3404762573 – giovanna.ferella@homail.it

  • DOMENICA 12 MAGGIO:

Ore 10:30 in via Morgari 14 (Casa del Quartiere di San Salvario) – Sala Torretta
“Io e l’Altro. Uniti senza essere confusi, distinti senza essere separati”
Sessione aperta di Psicodramma con Isabella Bonapace, Silvia Martinotti
Per info: isabellabonapace@yahoo.it

Ore 12:45 in via Morgari 14 (Casa del Quartiere di San Salvario)
Conclusione degli eventi torinesi con pranzo e condivisione dell’esperienza
OBBLIGATORIA PRENOTAZIONE AL 3332544620

PINEROLO

Mercoledì 8 maggio dalle ore 17:30 alle ore 20:30
Piazza San Donato 4 (Casa Bonadé Bottino)
“Lo straniero è strano? Viaggio tra fiaba e mito, tra antico e contemporaneo”
Sessione aperta di Psicodramma Junghiano con Montserrat Valls e Anna Laura Comba
Per info: 3200417042 – 3479474863 – annalauracomba@yahoo.it – montserrat@teletu.it

ASTI

Venerdì 10 maggio dalle ore 18:00 alle ore 20:00
Corso Asti 87, Mombercelli (AT)
“Da una migrazione all’altra, fra sé e l’altro, nei luoghi che custodiscono le radici e i sogni”
Sessione aperta di Psicodramma con Alice Mangiarino, Irene Galli
Per info: 33398570331 – alice.mangiarino@virgilio.

L’Io e L’Altro | Rassegna Nazionale di Psicodramma e Sociodramma | 6/12 maggio 2019

  • Comitato Direttivo e Organizzativo: Leonardo Seidita e Valeria Bianchi Mian, Psicologi Psicoterapeuti
  • In collaborazione con: ArtPAI – Ass. di Psicodramma individuativo Torino, Scuola di PolisAnalisi srl – Alta Formazione per Medici e Psicologi Roma, Transiti.net – Psicologia d’Espatrio, A.P.R.E. (Ass. di Psicoanalisi della Relazione Educativa) e A.R.P.E. (Ass. per la Ricerca della Psicologia d’Espatrio)
  • Con il patrocinio di: Ordine Nazionale degli Psicologi e Ordine regionale Psicologi del Piemonte
  • Gli eventi del circuito piemontese fanno parte del Salone del Libro OFF

Nella settimana dal 6 al 12 maggio 2019 in alcune regioni italiane si terrà L’Io e L’Altro, una rassegna di psicodramma e sociodramma, con più gruppi in contemporanea in varie città.

Cosa sono lo psicodramma e il sociodramma? Modi di stare in gruppo, in cui si predilige l’azione (scenica) piuttosto che la parola e il pensiero. Il tema di questi gruppi sarà TRANSITI: tra Nomadismo e Stanzialità, Sradicamento e Nuove Appartenenze. Giocheremo conflitti e migrazioni mettendoli concretamente in scena, creando occasioni di confronto e riflessione per la comunità. Qualcuno sarà più coinvolto nell’azione, altri osserveranno, nel pieno rispetto della disponibilità personale e della voglia di ognuno di mettersi, letteralmente, in gioco.

Più di cinquanta psicodrammatisti italiani si sono radunati e organizzati per creare una rete di eventi e darsi appuntamento offrendo alla popolazione della penisola, da Nord a Sud, momenti di confronto attraverso la drammatizzazione dei conflitti contemporanei: lo straniero e l’autoctono, l’identitario e il nomade, il simile e il diverso, il limite e l’oltre. Non vorrai mancare?

Qui è possibile scaricare il programma completo in formato pdf:

Di seguito una breve panoramica degli eventi regione per regione:

PIEMONTE: Torino dal 6 al 12 maggio, Pinerolo mercoledì 8, Asti venerdì 10

VENETO: Vicenza mercoledì 8, San Pietro in Cariano (VR) 11/12 maggio

LOMBARDIA: Milano 8 e 11 maggio, Busto Arsizio (VA) lunedì 6, Varese giovedì 9, Provaglio D’Iseo (BS) giovedì 9

LIGURIA: Genova sabato 11 maggio

TOSCANA: Pistoia domenica 12 maggio

LAZIO: Roma martedì 7 maggio

SICILIA: Bagheria (PA) 11/12 maggio, Messina domenica 12

Tutti gli incontri della Rassegna L’Io e L’Altro 2019 sono ad offerta libera o ad offerta a partire dai 5 euro e comunque non superiore a 10 euro per rimborso spese.
PER INFORMAZIONI:
Contattare i numeri e le mail di riferimento di ogni singolo evento o gruppo, oppure contattare il numero generale 3332544620.

Io e Tiziana Grasso vi aspettiamo sabato 11 maggio dalle h. 18:00 alle 19:30 presso il CPP Centro Psicologia Psicoterapia Torino in via Massena 77 bis (vicinanze stazione Porta Nuova) per la sessione aperta di Psicodramma Come le rondini. L’evento è gratuito ma è richiesta l’iscrizione.

Le rondini sono uccelli migratori, i loro viaggi dall’Africa all’Europa attraverso il mediterraneo saranno il simbolo dei Transiti in questa sessione di Psicodramma.

E tu lo conosci Brontolo?

Lamentarsi, per alcune persone e specialmente in Italia, è alla stregua di uno sport nazionale: solo noi infatti abbiamo il famoso mugugno genovese, quell’atteggiamento un pò alla Brontolo che ha avuto riconoscimento geografico, almeno nel luogo comune.

Da dizionario, lamentarsi significa: “esprimere la propria scontentezza, dolersi presso altri di cosa che non ci soddisfa, di un torto subìto, di quanto ci fa soffrire: lamentarsi della cattiva sorte; si lamenta di crampi allo stomaco; lamentarsi di essere stato isolato; non mi lamento, non posso lamentarmi, per dire che non si è scontenti”. Inoltre “spesso è inclusa l’idea di un certo risentimento: lamentarsi del cattivo trattamento, del pessimo vitto, della poca pulizia di un locale, della disorganizzazione degli uffici; lamentarsi di lavorare troppo; lamentarsi presso i superiori, ecc”.

Lamentarsi, che di per sè è un comportamento normale e anche sano, è però anche un modo, passivo e poco fruttuoso, di esprimere aggressività. Se sul momento siamo sollevati di scaricarci questo peso, raccontando a qualcun altro ciò di cui ci sentiamo vittima, sul lungo periodo invece lamentarsi non porta a nulla, anzi, se lamentarci ci può piacere e far provare sollievo, ditemi invece, quanto vi piace essere l’orecchio che riceve le lamentele?


“Lamentarsi è inutile, una perdita di tempo. Penso proprio che non lo farò mai.”
Stephen Hawking

La frase di Stephen Hawking (1942-2018), brillante e famoso cosmologo, fisico teorico, matematico, astrofisico, accademico e divulgatore scientifico britannico, ma sfortunatamente molto malato e disabile, è rivelatrice di un elemento banale, ma fondamentale: chi più avrebbe solidi motivi per lamentarsi, spesso non lo fa, perchè non è il tipo o la gravità del problema a causare la lamentela, ma il personale modo di affrontare la situazione critica.

Lamentarsi significa porsi nella posizione della vittima, e questo atteggiamento può anche essere un modo, magari poco consapevole, per manipolare gli altri, attirando su di sè compassione, approvazione e comprensione, se non addirittura chiedendo implicitamente (o esplicitamente) all’altro di farsi carico di pesi o incombenze; per cui a lungo andare lamentarsi eccessivamente può provocare negli altri un forte senso di fastidio e irritazione.

In questa scena di Biancaneve, Brontolo con i suoi modi diventa effettivamente vittima di uno scherzo organizzato da Dotto: per la serie, quando è troppo, è troppo.

Quale potrebbe essere l’identikit del tipico Brontolo?

Ad esempio una tedenza ad attribuire le cause degli eventi fuori dal proprio controllo (detto anche locus of control esterno in psicologia sociale), mancanza di empatia e/o un certo egocentrismo (per cui diventa difficile riuscire a relativizzare gli eventi), in generale un atteggiamento negativo o pessimista nei confronti della vita e una tendenza maggiore ad essere critici e giudicanti. La mancanza di empatia, ovvero una scarsa capacità di mettersi nei panni dell’altro, è a mio parere l’ elemento che più rischia di far emergere nell’interlocutore quei sentimenti di fastidio: chi ha l’abitudine di lamentarsi, è talmente preso da questa attività da dimenticarsi che anche chi ha di fronte è un essere umano, con turni di parola, cose da dire, che a sua volta può avere dei problemi, oppure a cui può far piacere condividere le cose belle della vita.

Il “lamentoso” di fatto mostra poco rispetto e poca comprensione verso l’altro, pensa solo a sè stesso e a scaricarsi dei suoi pesi. Ma soprattutto, il vero Brontolo difficilmente sa di esserlo!

Lamentarsi può davvero diventare un’abitudine e quindi uno schema di comportamento frequente e quasi automatico cui ricorrere, che invece di creare azione e cambiamento, dà vita a un clima di immobilità, risentimento, vittimismo. Un modo per uscire da questa palude è riconoscere la rabbia sottostante la lamentela e chiedersi: cosa posso fare attivimente per cambiare?

Opposti alla lamentela ci sono la resilienza e l’atteggiamento proattivo; occorre cambiare radicalmente punto di vista, smettere di guardare “fuori” e ricordarsi che il cambiamento parte da “dentro”.