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L’imperatore che amava i draghi

Molti anni fa, ho ascoltato una ragazza che studiava cinese raccontare una storia, da lei sentita a lezione. Non ho le fonti e non so se questa storia abbia un titolo, io l’ho chiamata L’imperatore che amava i draghi.

C’era una volta nella grande e potente Cina un imperatore che amava moltissimo i draghi. Li amava a tal punto che aveva draghi ricamati sulle vesti e sui tappeti, dipinti sulle porcellane e sulle tappezzerie, e il suo stesso palazzo era a forma di drago. I migliori artigiani erano stati convocati per personalizzare gli oggetti nel palazzo e persino il letto, i tavoli e le sedie furono realizzati con l’effigie di un drago. Nell’ impero ben presto si sparse la notizia del suo amore per i draghi, e le voci arrivarono lontano, fino alle orecchie del Grande Drago. Il Grande Drago fu molto compiaciuto e decise di fare un lungo viaggio per andare a conoscere questo imperatore illuminato, che amava così tanto la sua specie. Pensava, il Grande Drago: “Vale certo la pena di conoscere e rendere omaggio a questo imperatore. Chissà come sarà felice, lui che tanto ama i draghi, di ricevere la mia visita, perchè non solo sono un vero drago, ma sono il Grande Drago!” e così partì. Dopo aver volato per molte e molte miglia, si posò sul tetto del palazzo dell’imperatore.

undefined Ora, dovete sapere che il Grande Drago era così chiamato anche per la sua forza e le sue dimensioni, e l’imperatore si accorse subito che un drago si stava dirigendo in volo verso il suo palazzo; terrorizzato, ebbe appena il tempo di nascondersi. Il Grande Drago guardò da una finestra, vide un uomo tremante sotto il letto e stava per chiedergli notizie dell’imperatore, quando notò le vesti decorate con ricami di draghi e le sue scarpe dorate a forma di drago, allora rivolgendosi a lui gli chiese: “Sei tu l’imperatore che ama i draghi?” – “No”, rispose. Allora il Grande Drago continuò: “Sono il Grande Drago e sono venuto da molto lontano per conoscere l’imperatore, di cui ho molto sentito parlare. Tu ti trovi nei suoi appartamenti e sei riccamente vestito con immagini di draghi, non sei tu l’imperatore che ama i draghi?” – “No, non sono io” e l’uomo ancora tremava. Allora il Grande Drago se ne volò via verso casa.

Questa storia, che inevitabilmente ho modificato nei suoi dettagli ma non nei suoi punti fondamentali, ha molti significati possibili.

L’imperatore credeva di conoscere i draghi, li idealizzava, ma non ne aveva mai visto uno da vicino, probabilmente aveva anche il timore di essere divorato. Da un lato quindi potrebbe essere un monito per stare con i piedi per terra, lontano dalle idealizzazioni. Le effigi dei draghi possono essere affascinanti, ma un vero drago in carne e ossa, porta con sè anche aspetti spaventosi.

Questo mi porta a un concetto, il tremendum et fascinans, termine che si usa per descrivere ciò che è sacro e numinoso; ne parlava Rudolf Otto, storico delle religioni e teologo, in ‘Il sacro’. Il drago, che è qualcosa di totalmente Altro da noi e dalla nostra esperienza e in alcuni miti viene accostato al divino o comunque al potere imperiale, contiene questo aspetto di tremendo e affascinante, indissolubilmente insieme, e l’imperatore che si va a nascondere lo dimostra. Non credo che l’imperatore della storia fosse un ciarlatano; probabilmente credeva davvero di amare i draghi nel loro aspetto di fascino e bellezza, ma poi si è scontrato con la grandezza del tremendo.

Andando oltre alle riflessioni intellettuali, la pancia, luogo somatico delle emozioni, mi ha ricordato questa storia per un motivo. Quante volte, mi chiedevo, è facile “predicare bene e razzolare male”. E’ facile dire di amare i draghi quando non ne hai mai visto uno, non ti sei mai scontrato col mysterium tremendum et fascinans.

Prendendo esempio dalle cose più banali nella vita quotidiana: essere convinti della bontà di alcuni ideali, l’amicizia, la ricerca del dialogo e del confronto costruttivo… poi, nella concretezza dei fatti, un’ombra scura ci fa comportare diversamente. Magari andiamo in chiesa e ripetiamo con convinzione che siamo tutti fratelli, che tutti gli uomini sono uguali, ma nella pratica non riusciamo ad essere sempre all’altezza dei nostri ideali.

Sono esempi terribilmente umani e in cui tutti incorriamo, poichè i santi non si trovano qui sulla Terra.

Cosa fare allora, quando il drago viene a cercarci, ed è troppo sacro per riuscire a guardarlo negli occhi? Avere consapevolezza di quanto sta capitando e delle nostre reazioni ed emozioni è già tanto; i più non riconoscono l’ombra nera che muove i fili del nostro agire quando non siamo consapevoli e perdiamo il controllo di noi. Solo allora potremo incontrare il drago e parlare con lui, forse addirittura trovare il suo tesoro, come quelli che tradizionalmente i draghi custodiscono nel mito occidentale: perchè quando c’è consapevolezza, non è più l’ombra nera a tirare i fili e a manovrarci come burattini. Con la consapevolezza, il drago si può persino cavalcare.

Buoni incontri, ognuno col proprio drago.

Una psicologia che ci mette la faccia

Ho iniziato a divulgare corrette informazioni sulla salute psicologica, la psicologia di Jung e il lavoro sui sogni.

Se mi vuoi conoscere o sostenere il mio progetto, questi sono i canali che utilizzo maggiormente:

  • BLOG sul sito torinopsico.com
  • INSTAGRAM per divulgare contenuti “a voce” attraverso l’utilizzo delle stories
  • FACEBOOK per informare sugli eventi e i workshop che organizzo

Cerchiamo di creare insieme un mondo virtuale buono e sostenibile.

Grazie!

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L’Io e L’Altro | Rassegna Nazionale di Psicodramma e Sociodramma | 6/12 maggio 2019

  • Comitato Direttivo e Organizzativo: Leonardo Seidita e Valeria Bianchi Mian, Psicologi Psicoterapeuti
  • In collaborazione con: ArtPAI – Ass. di Psicodramma individuativo Torino, Scuola di PolisAnalisi srl – Alta Formazione per Medici e Psicologi Roma, Transiti.net – Psicologia d’Espatrio, A.P.R.E. (Ass. di Psicoanalisi della Relazione Educativa) e A.R.P.E. (Ass. per la Ricerca della Psicologia d’Espatrio)
  • Con il patrocinio di: Ordine Nazionale degli Psicologi e Ordine regionale Psicologi del Piemonte
  • Gli eventi del circuito piemontese fanno parte del Salone del Libro OFF

Nella settimana dal 6 al 12 maggio 2019 in alcune regioni italiane si terrà L’Io e L’Altro, una rassegna di psicodramma e sociodramma, con più gruppi in contemporanea in varie città.

Cosa sono lo psicodramma e il sociodramma? Modi di stare in gruppo, in cui si predilige l’azione (scenica) piuttosto che la parola e il pensiero. Il tema di questi gruppi sarà TRANSITI: tra Nomadismo e Stanzialità, Sradicamento e Nuove Appartenenze. Giocheremo conflitti e migrazioni mettendoli concretamente in scena, creando occasioni di confronto e riflessione per la comunità. Qualcuno sarà più coinvolto nell’azione, altri osserveranno, nel pieno rispetto della disponibilità personale e della voglia di ognuno di mettersi, letteralmente, in gioco.

Più di cinquanta psicodrammatisti italiani si sono radunati e organizzati per creare una rete di eventi e darsi appuntamento offrendo alla popolazione della penisola, da Nord a Sud, momenti di confronto attraverso la drammatizzazione dei conflitti contemporanei: lo straniero e l’autoctono, l’identitario e il nomade, il simile e il diverso, il limite e l’oltre. Non vorrai mancare?

Qui è possibile scaricare il programma completo in formato pdf:

Di seguito una breve panoramica degli eventi regione per regione:

PIEMONTE: Torino dal 6 al 12 maggio, Pinerolo mercoledì 8, Asti venerdì 10

VENETO: Vicenza mercoledì 8, San Pietro in Cariano (VR) 11/12 maggio

LOMBARDIA: Milano 8 e 11 maggio, Busto Arsizio (VA) lunedì 6, Varese giovedì 9, Provaglio D’Iseo (BS) giovedì 9

LIGURIA: Genova sabato 11 maggio

TOSCANA: Pistoia domenica 12 maggio

LAZIO: Roma martedì 7 maggio

SICILIA: Bagheria (PA) 11/12 maggio, Messina domenica 12

Tutti gli incontri della Rassegna L’Io e L’Altro 2019 sono ad offerta libera o ad offerta a partire dai 5 euro e comunque non superiore a 10 euro per rimborso spese.
PER INFORMAZIONI:
Contattare i numeri e le mail di riferimento di ogni singolo evento o gruppo, oppure contattare il numero generale 3332544620.

Io e Tiziana Grasso vi aspettiamo sabato 11 maggio dalle h. 18:00 alle 19:30 presso il CPP Centro Psicologia Psicoterapia Torino in via Massena 77 bis (vicinanze stazione Porta Nuova) per la sessione aperta di Psicodramma Come le rondini. L’evento è gratuito ma è richiesta l’iscrizione.

Le rondini sono uccelli migratori, i loro viaggi dall’Africa all’Europa attraverso il mediterraneo saranno il simbolo dei Transiti in questa sessione di Psicodramma.

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L’attacco di Pan…ico

Cosa sono gli attacchi di panico?

In sintesi, manifestazioni di ansia molto intense, accompagnate da sintomi fisici di malessere, perdita di contatto con la realtà e senso di morte imminente. Quando il senso di angoscia che ci fa dire “mi sento morire” si manifesta attraverso il corpo, si può incorrere in un attacco di panico.

Possono essere ricorrenti e spingere chi ne soffre a isolarsi, a non uscire di casa, interrompere attività quotidiane e di routine. Può accadere, in occasione di attacchi di panico accompagnati da sintomi fisici molto forti, di ritrovarsi in pronto soccorso, certi di stare male, molto male. E in effetti è così, soltanto che si tratta di sintomi causati dall’ansia e non di ansia derivante da una patologia organica.

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La parola panico ha origine dal nome del dio Pan, un fauno dall’aspetto spaventoso con zampe e corna caprine, divinità della natura, dei pascoli, dei campi e delle greggi; ha un’indole selvaggia, segue gli istinti ed è solito molestare le ninfe nella foresta, comparendo improvvisamente.
Impetuoso e violento, sembra arrivare senza una ragione, e improvvisamente, come è venuto, se ne va. Così si sentivano le ninfe, così si sente chi ha sperimentato un attacco di panico.
Ma il nome “attacco di panico” deriva da una caratteristica particolare del dio, ovvero l’urlo di pan, capace di lasciare i nemici in uno stato di terrore, semisvenuti e spossati, immobilizzati e incapaci di prendere decisioni.

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Perchè si manifesta un attacco di panico?

Forse colpisce chi vive contro (la propria) natura, chi è troppo controllante? Il dio viene a ricondurre su sentieri altri, più connessi ai nostri istinti, bisogni e desideri?
Pan è figlio di Ermes, il messaggero degli dei: allora forse il comportamento di Pan quando ci possiede rivela un senso, un messaggio?
Questa divinità stupra e spaventa, ma al tempo stesso può salvare, in accordo con la psicologia analitica di Jung che prevede l’integrazione e la compresenza degli opposti; in Amore e Psiche di Apuleio, quando Psiche tenta il suicidio gettandosi nel fiume, la fanciulla incontra Pan che la dissuade e le suggerisce un modo diverso di agire.

L’attacco del dio Pan, in breve, chiede a gran voce di essere ascoltato.

Dove conduce questo cammino nella foresta, dipende caso per caso, ma la destinazione è sempre la stessa: una ritrovata armonia con l’anima.

Una psicologia che ci mette la faccia

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Storie che curano: i miti e le fiabe

«Non è l’uomo che va curato ma le immagini del suo ricordo, perché il modo in cui ci raccontiamo e immaginiamo la nostra storia, influenza il corso della nostra vita»

Si tratta di una frase di James Hillman, psicanalista junghiano, all’interno del suo libro “Storie che curano”. Secondo la teoria di Jung (inizialmente amico e allievo, poi rivale di Freud) esiste un inconscio collettivo, in cui ogni uomo condivide immagini e rappresentazioni simboliche con la sua cultura di riferimento; queste immagini vengono chiamate archetipi. Gli archetipi sono quindi immagini ereditate dagli antenati e si rivelano di grande importanza non solo nei casi di psicopatologia, ma anche nella vita quotidiana, poichè possono influenzare la nostra interpretazione della realtà e quindi il nostro comportamento.

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Apollo e Dafne, statua del Bernini

Hillman in particolare studiò gli archetipi all’interno dei miti. Da un lato, dai miti  possiamo ricavare dei messaggi che riguardano lo sviluppo dell’essere umano e della psiche. Lo stesso Freud infatti utilizzò l’Edipo Re, opera che parla del tabù universale dell’incesto, per spiegare la sua teoria chiamata complesso di Edipo, per cui la maturazione del bambino passa attraverso l’identificazione col genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto. Dall’altro, Hillman considera la psicoterapia come un processo di presa di coscienza  del  proprio  mito  personale,  il  quale  nasce  dall’inconscio  collettivo  e  si  caratterizza atraverso i nostri sogni, i sintomi, i ricordi.

Dal mito deriva la fiaba; le fiabe popolari sono il ricordo dell’antica cerimonia del rito d’iniziazione, durante il quale veniva  festeggiato  il  passaggio  dei  ragazzi  dall’infanzia  alla vita  adulta.  Essi dovevano superare numerose prove per dimostrare di saper affrontare da soli le avversità e quindi di meritare l’ingresso nella nuova comunità. Non a caso, le fiabe hanno come tema proprio il processo di individuazione, ovvero il passaggio all’età adulta e il distacco dai genitori.

Marie-Louise von Franz è stata una psicoanalista svizzera, allieva e collaboratrice di
Carl Gustav Jung, e ha esplorato a fondo gli archetipi nelle fiabe; ecco cosa scrive nel suo libro “Le fiabe interpretate”, in riferimento al tema dell’individuazione:

«Dopo aver lavorato per molti anni in questo campo, sono giunta alla conclusione che tutte le fiabe mirano a descrivere un solo evento psichico, sempre  identico,  ma  di  tale  complessità,  di  così  vasta  portata,  e  così  difficilmente riconoscibile da noi in tutti i suoi diversi aspetti, che occorrono centinaia di fiabe e migliaia di versioni, paragonabili alle variazioni di un tema musicale, perché questo evento penetri alla coscienza (e neppure così il tema è esaurito)»

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Statua della Sirenetta a Copenaghen

Von Franz, inoltre, paragona la fiaba ai sogni:

  • al pari del sogno, la fiaba è una rappresentazione simbolica di un determinato problema;
  • come un sogno, la fiaba è fatta di una trama, di personaggi e di simboli che, per essere interpretati, devono essere amplificati;
  • come le immagini di un sogno possono essere considerate lati del sognatore, i vari personaggi di una fiaba possono rappresentare tratti della personalità dell’eroe: ad esempio, quando in una fiaba una donna incontra una strega, incontra anche i suoi lati stregoneschi.

Queste sono le storie che curano: messaggi, tramandati attraverso l’inconscio collettivo, che si fanno portatori del sapere e della saggezza di una determinata cultura e società, e attraverso i miti, le fiabe popolari, e i nostri stessi sogni, suggeriscono al singolo individuo una morale, un ammonimento o una soluzione. Così le vecchie storie non sono solo per bambini, eppure è importante che i bambini le apprendano. Vorrei concludere con una citazione presente in “Guarire con una fiaba” di P. Santagostino:

«Da un’analisi attenta delle fiabe si vede che in esse non ci sono solo bambini,  ma  anche  giovani,  ragazzi,  adulti  e  vecchi,  quindi  le  fiabe preannunciano  le  future  tappe  dell’esistenza,  con  le  difficoltà  che  si potranno presentare e le maniere in cui superarle. In questo senso le fiabe sono per i bambini un corso completo di formazione alla vita»