Il valore della creatività: l’immagine è psiche

Per la psicologia analitica di Jung, l’immagine è molto importante, che sia rappresentata graficamente o con altre tecniche creative (statue, edifici, ecc) o che sia un’immagine onirica, quindi dei sogni notturni, o della fantasia e dell’immaginazione. Per Carl Gustav Jung L’IMMAGINE E’ PSICHE.

“Ogni psicologia che sceglie come sua meta l’anima deve parlare in termini immaginativi”
– J. Hillman

James Hillman (1926-2011) è stato psicoanalista junghiano e più precisamente un originale post-junghiano, fondatore della psicologia archetipica.
Uno dei suoi cambiamenti riguarda il concetto di anima.
Per Hillman L’ANIMA E’ IL LUOGO IN CUI RISIEDONO LE IMMAGINI; quando parla di fare anima significa elaborare immagini, ovvero maneggiare la materia della psiche. Jung stesso scriveva che “ogni accadimento psichico è un’immagine e un immaginare” (1979).

La danza di Matisse; è un girotondo intorno al mondo…

Fare anima è un’espressione che Hillman utilizza, ma prende del poeta John Keats, che in una lettera nel 1819 scrive: “Chiamate, vi prego, il mondo la valle del fare anima. Allora scoprirete a cosa serve il mondo”; anche per Keats fare anima significa sviluppare la propria individualità permettendo a MENTE, MONDO E CUORE di interagire fra loro.
Citando Selene Calloni Williams, allieva di Hillman (2013): “Fare anima è un’attività delle profondità […] un viaggio che chiunque può intraprendere […] Fare anima è prendere gli oggetti, le persone, gli eventi e riportarli alla loro natura di ombre, di immagini” e “significa affrontare il viaggio verso la Grande Soglia – che è la terra dell’immaginale.”

John Keats ritratto da William Hilton

E voi avete mai visitato la valle del fare anima?

Io e alcuni colleghi ci proponiamo di fare questo viaggio attraverso le immagini prodotte dal gruppo, nella giornata di domenica 26 maggio a Torino IL FILO DELL’ANIMA. Useremo delle tecniche d’azione che prevedono l’uso della spontaneità e della creatività: psicodramma junghiano, danzamovimentoterapia, la tecnica sociodrammatica Il giornale vivente con l’uso della scrittura creativa e infine il tatadrama, uno psicodramma delle bambole che viene dal Brasile.

La giornata è APERTA A TUTTI, non serve conoscere queste tecniche per poterle utilizzare, anzi: le conosceremo in modo diretto nel qui e ora, facendone esperienza. Per chi vuole provare qualcosa di diverso, per chi vuole una giornata di benessere per l’anima e per la mente.

E’ possibile scaricare la locandina in formato pdf dal sito dell’Ordine Psicologi del Piemonte cliccando QUI.

Vi proponiamo un filo di esperienze, contesti differenti e complementari condotti da Cinzia Beluardo, Fiorenza Ferrua, Tiziana Grasso, Anna Sole Marta, Elisabetta Ranghino: psicologhe, psicoterapeute, psicodrammatiste, e la psicologa danzaterapeuta e psicodrammatista junghiana Sara Bertani.
Il Filo dell’anima è una proposta a cura di Massimo Rini, educatore, conduttore di laboratori teatrali e psicodramma junghiano.

Per informazioni e iscrizioni:
bertani.rini@gmail.com
3471724561
La partecipazione ai laboratori della giornata ha un costo complessivo di 60 euro.

Il ciglio del lupo

Questo è una breve storia dedicata alle donne, e a quegli uomini che proprio le donne non riescono a capirle anche se vorrebbero, ma anche agli uomini che invece si sentono molto vicini alla sensibilità del femminile.

 

C’era una volta, e c’è ancora, ma già mentre scrivo non è più la stessa, una donna-lupo.

Questa lupa per molti anni è stata abilmente travestita in forma umana, salvo tradirsi nelle notti di luna piena, quando il richiamo della natura selvaggia è troppo forte.

Nel resto del tempo brancolava (e che verbo meraviglioso è mai questo, per indicare il viaggio dei lupi, animali che abitano nel branco) nel buio delle ombre della foresta.

La natura del lupo è giocosa, ma mordace; si tratta di un animale leale, monogamo, coraggioso e dedito alla cura dei piccoli. Si potrebbe dire che il lupo è legato alla famiglia, ma anche che sia simbolo della fiducia.

donna e lupo pandora

Forse prima ti ho spaventato parlando di natura selvaggia, termine che di per sè potrebbe richiamare ciò che è incontrollato, e quindi pericoloso. In realtà la donna-lupo non cerca altro che vivere una vita naturale, nella sua integrità.

Questa lupa  sta imparando il significato del femminile, della forza necessaria ad essere portale di vita-morte-vita. Tra gli esseri umani non insegnano ad essere creature insieme guerriere e accoglienti, mancano i riti per la vita e per la morte, le donne non si tramandano più i loro segreti sul corpo, sugli uomini e sui sogni.

Perchè sono proprio le donne a correre coi lupi? Perchè sono creature intrinsecamente connesse, legate a ciò che è onirico, notturno e ombroso. A ciò che è istintuale, al sentire, che sia col cuore, con i sensi o con l’intuizione.

Alla donna-lupo, quando è giovane e inesperta, manca la saggezza. Deve andare a pungersi il naso con i ricci, impiastricciare le zampe nel fango, correre fino a perdersi, per imparare qualcosa sul mondo, ma soprattutto per imparare a fidarsi del suo sentire.

 

Ma una storia ne chiama un’altra, e così di seguito riporto “Il ciglio del lupo”, inserito da Clarissa Pinkola Estes nel suo Donne che corrono coi lupi.

 

“Non andare nel bosco, non uscire“, dissero. “E perché no? Perché non dovrei andare nel bosco stasera?” domandò lei.
“C’è un lupo grande grande che mangia le creature come te. Non andare nel bosco, non andare. Diciamo sul serio.”
Naturalmente, lei uscì. Se ne andò comunque nel bosco e, ovviamente, incontrò il lupo, proprio come le avevano detto.
“Hai visto? Te l’avevamo detto” osservarono soddisfatti.
“Questa è la mia vita, e non una favola, stupidi che non siete altro“, disse lei.
“Io devo andare nel bosco, devo incontrare il lupo, altrimenti la mia vita non avrà mai inizio.”

Ma il lupo che incontrò aveva una zampa imprigionata nella trappola. “Aiutami, oh, aiutami! Ahi, Ahiiii!” urlava. “Aiutami, oh, aiutami! Ti darò la giusta ricompensa.”
Perché così si comportano i lupi in racconti di questo genere. “Come posso essere sicura che non mi farai del male?” chiese lei. Stava a lei porre domande.
“Come faccio a sapere che non mi ucciderai e non lascerai di me le ossa soltanto?” “Domanda sbagliata“, ribatté il lupo. “Devi soltanto credere alla mia parola.” E riprese a urlare e a gemere e a lamentarsi.
“Oh, ahiiiii!Ahiiiii!Ahiiiii! C’è una sola domanda che vale la pena porre, cara ragazza. Oh Ahiiiii!”

“Senti lupo, correrò il rischio. Ecco qua!” e fece scattare la trappola, e il lupo tirò fuori la zampa e lei gliela fasciò con erbe e foglie. “Ah, grazie, cara ragazza, grazie mille”, sospirò il lupo.
E siccome lei aveva letto troppi racconti del tipo sbagliato, si mise a gridare: “Avanti, ora uccidimi pure, e finiamola con questa faccenda”. E invece no, non andò affatto così.
Il lupo le posò la zampa sul braccio. “Sono un lupo di un altro tempo e di un altro luogo”, affermò.
E, strappatosi dall’occhio un ciglio, glielo porse dicendo: “Usalo, e sii saggia. D’ora in poi saprai chi è buono e chi tanto buono non è. Guarda semplicemente con i miei occhi, e vedrai con chiarezza.
Per avermi lasciato vivere, ti permetto di vivere in modo che non si è dato mai. Rammenta, c’è un’unica domanda che valga la pena porre, cara ragazza: dov’è l’anima?”

E così se ne tornò al villaggio, felice di aver salva la vita.
E questa volta quando dissero: “Resta qui come mia sposa”, oppure “Fà come ti dico”, o “Dì quel che ti dico di dire, e resta una pagina bianca come il giorno in cui sei venuta”, prendeva il ciglio del lupo e attraverso quello guardava e vedeva i loro moventi quali mai li aveva visti prima.
E la prima volta che il macellaio pesò la carne, lei guardò attraverso il ciglio del lupo e vide che pesava anche il suo pollice.
E guardò il suo corteggiatore che disse: “Vado così bene per te”, e vide che non andava bene per niente al mondo. E così, e in tanti altri modi ancora, fu salvata, non da tutte ma da molte sventure.
Inoltre, con questa capacità nuova, non soltanto vide l’infido e il crudele, ma iniziò a crescere immensa di cuore, perché guardava ogni persona e la soppesava in modo nuovo attraverso il dono del lupo che aveva salvato.

E vide quelli davvero gentili, e a loro si avvicinò, trovò il suo compagno, e rimase con lui per tutti i giorni della sua vita, seppe distinguere i coraggiosi, e a loro si avvicinò, comprese le persone leali, e a loro si accostò, vide lo smarrimento sotto la collera, e si affrettò ad alleviarla, vide amore negli occhi dei timidi, e a loro si avvicinò, vide la sofferenza sulle labbra tirate, e ne corteggiò il riso, vide il bisogno nell’uomo senza parole, e per lui parlò, vide la fede in profondità nella donna che diceva di non avere fede, e della sua fede si riaccese.
Ogni cosa vide con il suo ciglio di lupo, tutte le cose vere, e tutte quelle false, e quelle rivolte verso la vita, tutte le cose viste soltanto attraverso gli occhi di ciò che pesa il cuore con il cuore, e non con la mente soltanto. Fu così che apprese che è vero quel che si dice, che il lupo è il più saggio di tutti.

Se ascolti con attenzione, il lupo nel suo ululato sempre va ponendo la domanda più importante.
Non dove si troverà il cibo, dove si svolgerà il prossimo combattimento, né dove la prossima danza, ma la domanda più importante onde vedere dentro e al di là e soppesare il valore di tutto ciò che vive:
“Dov’è l’anima? Dov’è l’anima?
Andate nel bosco, andate. Se non andate nel bosco, nulla mai accadrà, e la vostra vita non avrà mai inizio. Andate nel bosco, andate. Andate nel bosco, andate.”

 

Questo è solo un esempio delle mille storie che raccontano come si diventa lupe. La Lei in questione, va nel bosco, decide di rischiare  e di fidarsi del lupo, che altri non è se non la sua natura selvaggia. Lì nel bosco, ne trova un pezzetto, un ciglio. E decide di usare quel frammento come una lente, per soppesare lo stato delle cose e la vita condotta fino a quel momento.

 

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Piccola gallery con alcuni disegni di Chiara Bautista

 

Con il tempo, con l’esperienza, anche sbagliando (poichè fu salvata da molte sventure, ma non da tutte), crebbe immensa di cuore, saggia… e nella sua nuova saggezza da lupa, si faceva delle domande, una in particolare era la più importante, quella che guidava il suo cammino: dov’è l’anima?

Di cosa si tratta, ditelo voi.

Buon viaggio.

SOTTO LA STESSA LUNA | Sessione aperta di Psicodramma, per una cultura dell’incontro | 22/04/2018

Domenica 22 aprile, dalle 15:00 alle 17:00, condurrò con la collega Tiziana Grasso una sessione aperta e gratuita di Psicodramma, dal titolo “Sotto la stessa luna – incontri e scontri nella paura e nella ricchezza”. Siete tutti invitati!

Questa sessione aperta si terrà presso il Centro di Psicologia e Psicoterapia in via Massena 77 bis, Torino, e fa parte dell’evento nazionale “L’IO E L’ALTRO 2018 – FONDAMENTALISMI, CONTRASTI, CONTRADDIZIONI NELL’ERA POST-MODERNA.
CALL FOR PSYCHODRAMA AND SOCIODRAMA, PER UNA CULTURA DELL’INCONTRO” con il gratuito patrocinio degli Ordini degli Psicologi del Piemonte e della Sicilia.


E’ necessario prenotare la propria partecipazione contattando:

Cinzia Beluardo
333 149 6538 – torinopsico@gmail.com

Tiziana Grasso
347 132 8128 – dott.tiziana.grasso@gmail.com

Centro di Psicologia e Psicoterapia
011 044 7667 – 347 631 0831 – segreteriacpp@gmail.com

 

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Interpretare i sogni: 5 domande, 5 risposte

1) COSA SONO I SOGNI?
I sogni sono complessi fenomeni mentali di tipo psico-biologico, relativamente autonomi e difficilmente suscettibili di  modificazioni da parte di manipolazioni pre-sonno.
I sogni si sviluppano principalmente durante la fase REM e si sogna ogni notte per circa un quarto del tempo che viene riservato al sonno, per un totale di circa 4-6 sogni prodotti per notte, ma la maggior parte dei sogni viene dimenticata.

2) PERCHE’ SI SOGNA?
La funzione principale dei sogni è di tenere sveglio l’inconscio, mantenendo l’attività immaginifica, la quale ha un ruolo fondamentale poichè ci permette di continuare a percepire la nostra identità, anche quando ci si trova nello stato di incoscienza rappresentato dal sonno. Durante un esperimento in cui venivano interrotti sul nascere i sogni di alcuni volontari, sono state riscontrate transitorie compromissioni della salute psichica dei soggetti; non si può fare a meno di sognare!

3) I SOGNI SON DESIDERI?
Alcuni sogni, ad esempio i sogni ricorrenti, rappresentano messaggi del nostro inconscio. Il raggiungimento di un completo sviluppo cognitivo della capacità onirica permette di riflettere nel sogno elementi personali del sognatore, quali interessi e preoccupazioni emotive, e di influenzare la trama in riferimento alle caratteristiche di personalità. Ma i sogni non sono, ad esempio, premonitori, nè in grado di rivelare i numeri vincenti della prossima estrazione del lotto; nè, come affermava Freud, sono dei semplici “appagamenti di un desiderio”.

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4) BAMBINI E ADULTI SOGNANO LE STESSE COSE?
Tendenzialmente, non proprio: i sogni dei bambini sono più statici, meno complessi e meno ricchi di emozioni. Quella del sognare è una vera e propria capacità che si sviluppa fino all’adolescenza, infatti l’immaginazione visiva si sviluppa lentamente ed essa costituisce un prerequisito fondamentale per l’attività onirica.

5) COME SI INTERPRETANO I SOGNI?
Le immagini oniriche sono ricche di simboli che fanno parte della cultura collettiva, ma che sono anche collegati alle nostre esperienze ed emozioni. Pertanto soltanto noi possiamo interpretare correttamente i nostri sogni; uno psicologo però sa come fare e può svolgere la funzione di “guida” nella loro esplorazione.

Storie che curano: i miti e le fiabe

«Non è l’uomo che va curato ma le immagini del suo ricordo, perché il modo in cui ci raccontiamo e immaginiamo la nostra storia, influenza il corso della nostra vita»

Si tratta di una frase di James Hillman, psicanalista junghiano, all’interno del suo libro “Storie che curano”. Secondo la teoria di Jung (inizialmente amico e allievo, poi rivale di Freud) esiste un inconscio collettivo, in cui ogni uomo condivide immagini e rappresentazioni simboliche con la sua cultura di riferimento; queste immagini vengono chiamate archetipi. Gli archetipi sono quindi immagini ereditate dagli antenati e si rivelano di grande importanza non solo nei casi di psicopatologia, ma anche nella vita quotidiana, poichè possono influenzare la nostra interpretazione della realtà e quindi il nostro comportamento.

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Apollo e Dafne, statua del Bernini

Hillman in particolare studiò gli archetipi all’interno dei miti. Da un lato, dai miti  possiamo ricavare dei messaggi che riguardano lo sviluppo dell’essere umano e della psiche. Lo stesso Freud infatti utilizzò l’Edipo Re, opera che parla del tabù universale dell’incesto, per spiegare la sua teoria chiamata complesso di Edipo, per cui la maturazione del bambino passa attraverso l’identificazione col genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto. Dall’altro, Hillman considera la psicoterapia come un processo di presa di coscienza  del  proprio  mito  personale,  il  quale  nasce  dall’inconscio  collettivo  e  si  caratterizza atraverso i nostri sogni, i sintomi, i ricordi.

Dal mito deriva la fiaba; le fiabe popolari sono il ricordo dell’antica cerimonia del rito d’iniziazione, durante il quale veniva  festeggiato  il  passaggio  dei  ragazzi  dall’infanzia  alla vita  adulta.  Essi dovevano superare numerose prove per dimostrare di saper affrontare da soli le avversità e quindi di meritare l’ingresso nella nuova comunità. Non a caso, le fiabe hanno come tema proprio il processo di individuazione, ovvero il passaggio all’età adulta e il distacco dai genitori.

Marie-Louise von Franz è stata una psicoanalista svizzera, allieva e collaboratrice di
Carl Gustav Jung, e ha esplorato a fondo gli archetipi nelle fiabe; ecco cosa scrive nel suo libro “Le fiabe interpretate”, in riferimento al tema dell’individuazione:

«Dopo aver lavorato per molti anni in questo campo, sono giunta alla conclusione che tutte le fiabe mirano a descrivere un solo evento psichico, sempre  identico,  ma  di  tale  complessità,  di  così  vasta  portata,  e  così  difficilmente riconoscibile da noi in tutti i suoi diversi aspetti, che occorrono centinaia di fiabe e migliaia di versioni, paragonabili alle variazioni di un tema musicale, perché questo evento penetri alla coscienza (e neppure così il tema è esaurito)»

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Statua della Sirenetta a Copenaghen

Von Franz, inoltre, paragona la fiaba ai sogni:

  • al pari del sogno, la fiaba è una rappresentazione simbolica di un determinato problema;
  • come un sogno, la fiaba è fatta di una trama, di personaggi e di simboli che, per essere interpretati, devono essere amplificati;
  • come le immagini di un sogno possono essere considerate lati del sognatore, i vari personaggi di una fiaba possono rappresentare tratti della personalità dell’eroe: ad esempio, quando in una fiaba una donna incontra una strega, incontra anche i suoi lati stregoneschi.

Queste sono le storie che curano: messaggi, tramandati attraverso l’inconscio collettivo, che si fanno portatori del sapere e della saggezza di una determinata cultura e società, e attraverso i miti, le fiabe popolari, e i nostri stessi sogni, suggeriscono al singolo individuo una morale, un ammonimento o una soluzione. Così le vecchie storie non sono solo per bambini, eppure è importante che i bambini le apprendano. Vorrei concludere con una citazione presente in “Guarire con una fiaba” di P. Santagostino:

«Da un’analisi attenta delle fiabe si vede che in esse non ci sono solo bambini,  ma  anche  giovani,  ragazzi,  adulti  e  vecchi,  quindi  le  fiabe preannunciano  le  future  tappe  dell’esistenza,  con  le  difficoltà  che  si potranno presentare e le maniere in cui superarle. In questo senso le fiabe sono per i bambini un corso completo di formazione alla vita»