We want sex

il

8 marzo, festa della donna.
C’è chi dice che la festa della donna, così come San Valentino, dovrebbe essere celebrata tutto l’anno.
Ma c’è un motivo se questa festa ricorre una volta l’anno, sempre lo stesso giorno: questa ripetitività serve a creare un rito, a dare forza alla memoria. Nel mio caso, è una giornata in cui si concentrano le mie riflessioni sull’argomento.

Oggi leggo molte frasi, sulla rete, di persone che, come me, riflettono sul ruolo della donna nella società occidentale (perchè è sempre bene contestualizzare).
Noto che spesso la donna è celebrata nel suo ruolo di figlia, madre, nonna, zia, moglie, compagna… Questo, per me, è sbagliato nell’ottica della parità dei sessi. Un uomo viene riconosciuto nel ruolo di figlio, padre, nonno, zio, marito o compagno? Assai raramente, e in realtà me ne dispiaccio.
Soprattutto, confuto l’importanza della donna in fatto di procreazione: donna magica, portatrice del segreto della vita, da invidiare e circondare di bambagia. Uomini e donne sono uguali anche sul piano della procreazione, poichè una donna senza un uomo è un ventre sgonfio e inutilizzato, e un uomo senza una donna è un seme lasciato fuori dalla terra, senza acqua e nutrimento.

A volte ci si ricorda che la donna può essere anche lavoratrice: allora si celebrano tutte le donne, le casalinghe, le laureate, le impiegate, le operaie, le libere professioniste, e chi più ne ha più ne metta.
Peccato che una donna lavoratrice, solitamente si carica di un doppio lavoro: il mestiere fuori casa e la cura della casa e della famiglia.
Naturalmente non succede sempre così, e ci sono anche casi fortunati in cui gli uomini si occupano, del tutto o in parte, delle incombenze che riguardano la sfera casalinga.
Ora analizziamo la frase che ho appena scritto: “casi fortunati”. Se vi sembra un termine scorretto, lasciatemi un commento a questo post, e sarò estremamente felice di leggerlo.
CONFUTATEMI, vi prego, ditemi che mi sto sbagliando e là fuori è pieno di veri uomini che cucinano, lavano e rassettano, anche lavorando, anche se vivono con una donna.

“We want sex”. Sex equality. E’ il titolo di un film che ho visto di recente, e che mi ha portata a farmi alcune domande: ora le donne hanno lo stesso trattamento degli uomini sul posto di lavoro? Pari stipendio, stima, diritti? E gli uomini, sentono di avere gli stessi diritti delle donne? I giorni di paternità concessi dal CCLN sono ridicolmente pochi; ma gli uomini se ne lamentano?
Sono voci che fino a me non arrivano; ancora, confutatemi, per favore.

Prendo ad esempio la mia stessa categoria professionale, ovvero gli psicologi.
Si tratta di una professione diventata prettamente femminile, in cui la percentuale di psicologi donne è dominante.
Mi stupisce allora trovare a capo dei consigli regionali e provinciali dell’Ordine degli Psicologi, presidenti uomini in 14 casi su 21. Di questi, il presidente del Consiglio Nazionale è un uomo. Mi stupisce che il presidente di AltraPsicologia, il partito che ha recentemente vinto le elezioni dell’Enpap (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi), sia un uomo.
Non sono stupita per un mancanza di competenze da parte di questi uomini, giammai; semplicemente, per una questione statistica, non sarebbe più probabile trovare tante donne con incarichi di presidenza?

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