Una fiaba per Halloween: la donna scheletro

In molti articoli ho già parlato delle fiabe e dell’importanza che rivestono per la psiche umana: fenomeni collettivi, sono rappresentazioni universali dei meccanismi di crescita della psiche.

Oggi è il 31 ottobre e torno con un articolo su Halloween, festa che tradizionalmente celebrava l’ultimo raccolto dell’anno e il passaggio alla stagione invernale, più buia e fredda, associata anche al mondo degli spiriti e dei morti. Si trattava quindi di un rito di passaggio.

La fiaba che vado a proporre non ha dirette connessioni con Halloween, se non per il fatto che parla di una donna scheletro e che ha a che fare col mondo degli spiriti. Si tratta di una fiaba Inuit, ambientata fra i ghiacci e racconta di una rinascita.

Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. L’amo del pescatore scese nell’acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: “Ne ho preso uno proprio grosso!” Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all’amo.Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio.
Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak.
“Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. La gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo.
Alla fine l’uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro.

Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu, forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo. Fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e prese a liberarla dalla lenza. “Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. E continuò nella notte, e la coprì di pellicce per tenerla al caldo. Cercò la pietra focaia e accese il fuoco. Lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel cacciatore l’avrebbe presa e gettata agli scogli.
All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, quando c’è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo. La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. Si trascinò accanto all’uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima. Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore. Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne!”. E più cantava più si ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E poi cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il suo cuore nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.

igloo

Questa fiaba è anche una metafora delle relazioni d’amore: l’incapacità di affrontare e sbrogliare la donna scheletro è una delle cause che fa fallire molte relazioni.
Quando da parte del pescatore avviene il ritrovamento accidentale del “tesoro”, ovvero la donna nella rete, egli trova molto più di quello che si sarebbe aspettato e non si rende conto che sarà messo alla prova. Limitarsi a sognare l’amore perfetto è facile e c’è immobilità in questa condizione, come se fossimo dentro a un sogno a occhi aperti che può continuare all’infinito. Finchè qualcosa non cade nella rete; può essere anche qualcosa dalla forma insolita, che richiede di iniziare a riflettere sul da farsi. Come gli innamorati che all’inizio di una relazione cercano soltanto la novità e l’ eccitazione, così il pescatore vuole semplicemente trovare di che nutrirsi.

Perchè l’uomo trova la donna scheletro? Perchè ogni cambiamento richiede una piccola morte, anche l’amore: passare da questa immobilità al fatto di sbrogliare la donna dalla sua rete richiede un sacrificio, rappresentato dallo scheletro.
Passare da essere soli alla coppia e poi dall’innamoramento all’amore, richiede di far morire qualche cosa: l’illusione, le aspettative, la bramosia di avere tutto e subito, il desiderio/fantasia di prendere solo il bello, il fatto di non dover pensare ad altro che a sè stessi. L’amore è movimento, paura, fatica: è una corsa verso l’igloo, per poi fermarsi, imparare a restare quando ogni cellula dice “scappa”, perchè in fin dei conti amare significa stare con.

Anche Halloween rappresenta un momento dell’anno di cambiamento, con l’arrivo del freddo e la “morte” dei campi, fino alla rinascita in primavera, seguendo il ciclo naturale di Vita-Morte-Vita.
Il potere trasformativo si vede anche nella storia, attraverso la lacrima e il cuore-tamburo.

La lacrima del pescatore scende nel momento in cui lui sente il proprio dolore e la propria solitudine, significa “ammetto la mia ferita”. Aprire il proprio cuore permette di vedere la propria ferita, toccarla, iniziare a vedere come questa ha condizionato la nostra vita fino a quel momento, e iniziare a curarla. Non è mai l’altro, il nostro oggetto d’amore, a guarirci, e non è giusto aspettarselo.

Il tamburo fatto con il cuore apre a uno stato di trance, è un richiamo e una meditazione profonda che apre a nuove consapevolezze e ci permette di amare appieno, senza riserve, senza sarcasmo né protezionismo. Quando un uomo come il pescatore dona tutto il suo cuore, egli diventa di una forza della natura ed è investito di poteri femminili, ovvero porta con sè i semi di una nuova vita, ed è così che la donna scheletro si trasforma in un essere vivente.
Dice a riguardo Clarissa Pinkola Estes, che parla di questa fiaba nel suo libro Donne che corrono coi lupi: “il dono del corpo è uno degli ultimi delle fasi dell’amore, così come dev’essere. Non accettate l’amante che subito vuole il corpo, insistete perché tutte le fasi si sviluppino. Fare l’amore è rimescolare spirito e carne, spirito e materia. Per amare dobbiamo fare l’amore con la strega”.

Il ciglio del lupo

Questo è una breve storia dedicata alle donne, e a quegli uomini che proprio le donne non riescono a capirle anche se vorrebbero, ma anche agli uomini che invece si sentono molto vicini alla sensibilità del femminile.

 

C’era una volta, e c’è ancora, ma già mentre scrivo non è più la stessa, una donna-lupo.

Questa lupa per molti anni è stata abilmente travestita in forma umana, salvo tradirsi nelle notti di luna piena, quando il richiamo della natura selvaggia è troppo forte.

Nel resto del tempo brancolava (e che verbo meraviglioso è mai questo, per indicare il viaggio dei lupi, animali che abitano nel branco) nel buio delle ombre della foresta.

La natura del lupo è giocosa, ma mordace; si tratta di un animale leale, monogamo, coraggioso e dedito alla cura dei piccoli. Si potrebbe dire che il lupo è legato alla famiglia, ma anche che sia simbolo della fiducia.

donna e lupo pandora

Forse prima ti ho spaventato parlando di natura selvaggia, termine che di per sè potrebbe richiamare ciò che è incontrollato, e quindi pericoloso. In realtà la donna-lupo non cerca altro che vivere una vita naturale, nella sua integrità.

Questa lupa  sta imparando il significato del femminile, della forza necessaria ad essere portale di vita-morte-vita. Tra gli esseri umani non insegnano ad essere creature insieme guerriere e accoglienti, mancano i riti per la vita e per la morte, le donne non si tramandano più i loro segreti sul corpo, sugli uomini e sui sogni.

Perchè sono proprio le donne a correre coi lupi? Perchè sono creature intrinsecamente connesse, legate a ciò che è onirico, notturno e ombroso. A ciò che è istintuale, al sentire, che sia col cuore, con i sensi o con l’intuizione.

Alla donna-lupo, quando è giovane e inesperta, manca la saggezza. Deve andare a pungersi il naso con i ricci, impiastricciare le zampe nel fango, correre fino a perdersi, per imparare qualcosa sul mondo, ma soprattutto per imparare a fidarsi del suo sentire.

 

Ma una storia ne chiama un’altra, e così di seguito riporto “Il ciglio del lupo”, inserito da Clarissa Pinkola Estes nel suo Donne che corrono coi lupi.

 

“Non andare nel bosco, non uscire“, dissero. “E perché no? Perché non dovrei andare nel bosco stasera?” domandò lei.
“C’è un lupo grande grande che mangia le creature come te. Non andare nel bosco, non andare. Diciamo sul serio.”
Naturalmente, lei uscì. Se ne andò comunque nel bosco e, ovviamente, incontrò il lupo, proprio come le avevano detto.
“Hai visto? Te l’avevamo detto” osservarono soddisfatti.
“Questa è la mia vita, e non una favola, stupidi che non siete altro“, disse lei.
“Io devo andare nel bosco, devo incontrare il lupo, altrimenti la mia vita non avrà mai inizio.”

Ma il lupo che incontrò aveva una zampa imprigionata nella trappola. “Aiutami, oh, aiutami! Ahi, Ahiiii!” urlava. “Aiutami, oh, aiutami! Ti darò la giusta ricompensa.”
Perché così si comportano i lupi in racconti di questo genere. “Come posso essere sicura che non mi farai del male?” chiese lei. Stava a lei porre domande.
“Come faccio a sapere che non mi ucciderai e non lascerai di me le ossa soltanto?” “Domanda sbagliata“, ribatté il lupo. “Devi soltanto credere alla mia parola.” E riprese a urlare e a gemere e a lamentarsi.
“Oh, ahiiiii!Ahiiiii!Ahiiiii! C’è una sola domanda che vale la pena porre, cara ragazza. Oh Ahiiiii!”

“Senti lupo, correrò il rischio. Ecco qua!” e fece scattare la trappola, e il lupo tirò fuori la zampa e lei gliela fasciò con erbe e foglie. “Ah, grazie, cara ragazza, grazie mille”, sospirò il lupo.
E siccome lei aveva letto troppi racconti del tipo sbagliato, si mise a gridare: “Avanti, ora uccidimi pure, e finiamola con questa faccenda”. E invece no, non andò affatto così.
Il lupo le posò la zampa sul braccio. “Sono un lupo di un altro tempo e di un altro luogo”, affermò.
E, strappatosi dall’occhio un ciglio, glielo porse dicendo: “Usalo, e sii saggia. D’ora in poi saprai chi è buono e chi tanto buono non è. Guarda semplicemente con i miei occhi, e vedrai con chiarezza.
Per avermi lasciato vivere, ti permetto di vivere in modo che non si è dato mai. Rammenta, c’è un’unica domanda che valga la pena porre, cara ragazza: dov’è l’anima?”

E così se ne tornò al villaggio, felice di aver salva la vita.
E questa volta quando dissero: “Resta qui come mia sposa”, oppure “Fà come ti dico”, o “Dì quel che ti dico di dire, e resta una pagina bianca come il giorno in cui sei venuta”, prendeva il ciglio del lupo e attraverso quello guardava e vedeva i loro moventi quali mai li aveva visti prima.
E la prima volta che il macellaio pesò la carne, lei guardò attraverso il ciglio del lupo e vide che pesava anche il suo pollice.
E guardò il suo corteggiatore che disse: “Vado così bene per te”, e vide che non andava bene per niente al mondo. E così, e in tanti altri modi ancora, fu salvata, non da tutte ma da molte sventure.
Inoltre, con questa capacità nuova, non soltanto vide l’infido e il crudele, ma iniziò a crescere immensa di cuore, perché guardava ogni persona e la soppesava in modo nuovo attraverso il dono del lupo che aveva salvato.

E vide quelli davvero gentili, e a loro si avvicinò, trovò il suo compagno, e rimase con lui per tutti i giorni della sua vita, seppe distinguere i coraggiosi, e a loro si avvicinò, comprese le persone leali, e a loro si accostò, vide lo smarrimento sotto la collera, e si affrettò ad alleviarla, vide amore negli occhi dei timidi, e a loro si avvicinò, vide la sofferenza sulle labbra tirate, e ne corteggiò il riso, vide il bisogno nell’uomo senza parole, e per lui parlò, vide la fede in profondità nella donna che diceva di non avere fede, e della sua fede si riaccese.
Ogni cosa vide con il suo ciglio di lupo, tutte le cose vere, e tutte quelle false, e quelle rivolte verso la vita, tutte le cose viste soltanto attraverso gli occhi di ciò che pesa il cuore con il cuore, e non con la mente soltanto. Fu così che apprese che è vero quel che si dice, che il lupo è il più saggio di tutti.

Se ascolti con attenzione, il lupo nel suo ululato sempre va ponendo la domanda più importante.
Non dove si troverà il cibo, dove si svolgerà il prossimo combattimento, né dove la prossima danza, ma la domanda più importante onde vedere dentro e al di là e soppesare il valore di tutto ciò che vive:
“Dov’è l’anima? Dov’è l’anima?
Andate nel bosco, andate. Se non andate nel bosco, nulla mai accadrà, e la vostra vita non avrà mai inizio. Andate nel bosco, andate. Andate nel bosco, andate.”

 

Questo è solo un esempio delle mille storie che raccontano come si diventa lupe. La Lei in questione, va nel bosco, decide di rischiare  e di fidarsi del lupo, che altri non è se non la sua natura selvaggia. Lì nel bosco, ne trova un pezzetto, un ciglio. E decide di usare quel frammento come una lente, per soppesare lo stato delle cose e la vita condotta fino a quel momento.

 

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Piccola gallery con alcuni disegni di Chiara Bautista

 

Con il tempo, con l’esperienza, anche sbagliando (poichè fu salvata da molte sventure, ma non da tutte), crebbe immensa di cuore, saggia… e nella sua nuova saggezza da lupa, si faceva delle domande, una in particolare era la più importante, quella che guidava il suo cammino: dov’è l’anima?

Di cosa si tratta, ditelo voi.

Buon viaggio.

Laboratorio continuativo Scrittura-Azione

Chi si ricorda la Giornata delle Arti per Tutti, che si è svolta a Torino domenica 17 settembre alla Casa del Quartiere?

In questo evento, che ho avuto la fortuna di organizzare con gli amici e i colleghi dell’associazione Lab Pop, ho condotto anche due workshop, uno di scrittura e uno di psicodramma.

arti scrittura

Al termine del workshop di scrittura “Il cortile della mia infanzia”, che ricordo essere stato co-condotto e fotografato dai colleghi Catia Gribaudo e Martino Lioy, in molti ci hanno chiesto di organizzare un laboratorio continuativo. E così… eccolo.

Per l’anno 2018 proponiamo un laboratorio continuativo, della durata di sette incontri, per utilizzare la scrittura come canale di espressione creativa, combinata all’azione spontanea tipica dello psicodramma. Per esprimere un messaggio, un’emozione, narrare la propria storia o semplicemente per creare qualcosa di bello.


Parola d’ordine: Meravigliarsi. La creatività, affermava J. L. Moreno, è strettamente legata alla spontaneità e al sentimento della sorpresa. La nostra mente è un territorio sconfinato, sarà bello abitare metafore, ritrovare memorie, dare nuove forme all’esperienza, in uno spazio creativo dove tutto è possibile. E poi tradurlo su carta.

Modalità: Sette incontri a cadenza quindicinale il giovedì sera, dalle ore 21:00 alle 23:00, da gennaio ad aprile 2018.

Dove: Centro Nemesis, corso Galileo Ferraris 119, Torino.

Calendario: Da gennaio ad aprile 2018, dalle ore 21:00 alle 23:00
11 gennaio SuperMe – Presentazione fra Supereroi alla scoperta dei loro poteri
25 gennaio Da mondi possibili – Viaggio nella fantascienza e una lettera al pianeta Terra
8 febbraio Assenze – Ricerca di uno spazio di creazione tra i pieni e i vuoti del nostro animo
22 febbraio Uno spazio per il tempo – Esplorazione di bisogni, desideri e del tempo per soddisfarli
15 marzo C’era una volta – La fiaba come genere letterario: l’ animale guida
29 marzo Ferite e feritoie – Dialogo con le voci che abitano le nostre parti in ombra
12 aprile Diario di viaggio – Viaggi nel mondo e viaggi dentro di sè

Iscrizioni: Il laboratorio è a numero chiuso, ed è richiesta l’iscrizione, da effettuare preferibilmente via email. Il costo del laboratorio, composto da sette incontri, è di euro 100.


c1CINZIA BELUARDO
Psicologa, psicodrammatista, lettrice instancabile.

Tel: 333 149 6538
Email: torinopsico@gmail.com

 

c2CATIA GRIBAUDO
Psicologa, psicodrammatista, pratica improvvisazione teatrale.

Tel: 335 701 5761
Email: catia81@gmail.com

 

mMARTINO LIOY
Psicologo, fotografo e musicista per passione.

Tel: 345 970 3266
Email: martino.lioy@gmail.com

Interpretare i sogni: 5 domande, 5 risposte

1) COSA SONO I SOGNI?
I sogni sono complessi fenomeni mentali di tipo psico-biologico, relativamente autonomi e difficilmente suscettibili di  modificazioni da parte di manipolazioni pre-sonno.
I sogni si sviluppano principalmente durante la fase REM e si sogna ogni notte per circa un quarto del tempo che viene riservato al sonno, per un totale di circa 4-6 sogni prodotti per notte, ma la maggior parte dei sogni viene dimenticata.

2) PERCHE’ SI SOGNA?
La funzione principale dei sogni è di tenere sveglio l’inconscio, mantenendo l’attività immaginifica, la quale ha un ruolo fondamentale poichè ci permette di continuare a percepire la nostra identità, anche quando ci si trova nello stato di incoscienza rappresentato dal sonno. Durante un esperimento in cui venivano interrotti sul nascere i sogni di alcuni volontari, sono state riscontrate transitorie compromissioni della salute psichica dei soggetti; non si può fare a meno di sognare!

3) I SOGNI SON DESIDERI?
Alcuni sogni, ad esempio i sogni ricorrenti, rappresentano messaggi del nostro inconscio. Il raggiungimento di un completo sviluppo cognitivo della capacità onirica permette di riflettere nel sogno elementi personali del sognatore, quali interessi e preoccupazioni emotive, e di influenzare la trama in riferimento alle caratteristiche di personalità. Ma i sogni non sono, ad esempio, premonitori, nè in grado di rivelare i numeri vincenti della prossima estrazione del lotto; nè, come affermava Freud, sono dei semplici “appagamenti di un desiderio”.

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4) BAMBINI E ADULTI SOGNANO LE STESSE COSE?
Tendenzialmente, non proprio: i sogni dei bambini sono più statici, meno complessi e meno ricchi di emozioni. Quella del sognare è una vera e propria capacità che si sviluppa fino all’adolescenza, infatti l’immaginazione visiva si sviluppa lentamente ed essa costituisce un prerequisito fondamentale per l’attività onirica.

5) COME SI INTERPRETANO I SOGNI?
Le immagini oniriche sono ricche di simboli che fanno parte della cultura collettiva, ma che sono anche collegati alle nostre esperienze ed emozioni. Pertanto soltanto noi possiamo interpretare correttamente i nostri sogni; uno psicologo però sa come fare e può svolgere la funzione di “guida” nella loro esplorazione.