#LIBRO Psicosociologia della genitorialità

Da pochi giorni, a fine novembre 2017, con Golem Edizioni è uscito un libro, cui ho avuto il piacere di lavorare a più mani con molti colleghi, psicologi ma non solo: PSICOSOCIOLOGIA DELLA GENITORIALITA’.

Il progetto è nato lo scorso anno, quando era molto caldo il tema della gestazione per altri (GPA), e tra professionisti abbiamo sentito il bisogno di fare chiarezza su questo e altri aspetti legati alla genitorialità e alla famiglia, con un approccio multidisciplinare e integrato, ancorato ai capisaldi della letteratura quanto ai più recenti contributi della ricerca scientifica.

Il mio personale contributo si trova nel primo capitolo, in cui parlo di gravidanza “tra fantasia e realtà”; non aggiungo altri spoiler a riguardo.

In poco meno di 300 pagine si trattano gli aspetti psicologici correlati alla gravidanza, si scopre come il feto vive nel suo mondo intrauterino, si osservano i cambiamenti che la nascita di un figlio comporta all’interno di ogni famiglia. E finalmente si dà spazio anche al ruolo del padre, troppo spesso sottovalutato negli studi sulla famiglia in favore della diade madre-bambino. Il volume si conclude sui temi della maternità surrogata, della procreazione medicalmente assistita (PMA), delle famiglie adottive e affidatarie.

E se vi ho incuriosito, i ricavati andranno in beneficenza, al Centro Studi Hansel e Gretel di Moncalieri (TO). I refusi sono ancora tanti, ma tanta è anche la nostra emozione. Il libro si può acquistare presso la libreria Golem di Torino oppure su Amazon. Grazie.

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Fiabe che uniscono

Qualche sera fa mi è successo un fatto curioso. Mentre ero intenta  a leggere un libro di fiabe persiane, non sapevo che mio marito stesse spulciando le mie fiabe di Andersen. Quando ad un certo punto, letta una storia interessante, decido di raccontargliela; si tratta di “Il furbo Kachal e le pecore marine”. Mio marito, sorprendendomi moltissimo, esclama di aver appena letto una fiaba del tutto analoga, “Il piccolo Claus e il grande Claus” di Andersen. Vi invito a leggerle entrambe, rimarrete sorpresi.

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E’ abbastanza risaputo che miti e fiabe, ovvero storie profondamente radicate alla cultura di un popolo, abbiano elementi che si ripetono in diverse parti del mondo. L’esempio più noto è quello del Diluvio universale, ripreso in più versioni in Europa, Medio-Oriente, Asia, Oceania e America. Ma esistono anche diverse Cenerentola, dove la scarpetta di cristallo viene sostituita dal sandalo d’oro in Cina e dallo zoccolo d’oro in Arabia; e, come ho potuto recentemente scoprire, greggi di pecore o vacche marine scorazzano nel nord Europa come in Persia.

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Che le storie abbiano viaggiato nel mondo, esattamente come le merci? Che ci sia lo zampino dell’inconscio collettivo ipotizzato da Jung? A me piace pensare, in modo un pò illuministico, che gli uomini siano tutti uguali. Paese che vai, cambiano gli stili di vita, usi e costumi, ma le storie pressochè rimangono le stesse.

In un articolo precedente sulle fiabe, avevo già parlato dell’argomento, quindi non mi dilungo e rimando eventualmente alla lettura A QUESTO LINK. Se, citando ancora Marie-Louise von Franz, “tutte le fiabe mirano a descrivere un solo evento psichico, sempre  identico“, ancora ci sorprende che ci siano elementi comuni all’interno delle fiabe in luoghi e culture anche molto distanti fra loro?

La mia riflessione in proposito è che le fiabe potrebbero essere, proprio nell’infanzia, un ottimo strumento di unione e condivisione, per promuovere l’integrazione e far conoscere culture diverse. Incontrarsi negli elementi comuni, per far diventare la diversità una ricchezza, non un orco di cui avere paura.

Supporto allo studio

Gennaio… è tempo di pagelle!
Ricordo che a BAMBINI, RAGAZZI o ADULTI (frequentanti l’Università e le scuole serali), offro un servizio di SUPPORTO ALLO STUDIO, così articolato:

– Analisi e sviluppo del metodo di studio, individuazione delle migliori strategie di memoria, cognitive o di concentrazione;
– Supporto negli aspetti emotivi che riguardano la scuola, per aumentare l’autostima e la sicurezza di sè e diminuire l’ansia prima di un esame/prova/interrogazione;
– Consulenza nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali (BES);
– Bilancio di competenze e orientamento scolastico e professionale.

Il servizio può essere a domicilio in Torino e provincia, o presso lo studio professionale in corso Unione Sovietica 115 a Torino.

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Contattatemi per avere maggiori informazioni.

Tel: 3331496538
Web: torinopsico.com ~ torinopsico@gmail.com ~ facebook.com/torinopsico

Regole e capricci

Un bambino nasce senza un passato, senza esperienze. Il suo sviluppo fisiologico va di pari passo con quello cognitivo e sociale. Uno dei compiti dei genitori, una cosa che solo loro possono fare, è dargli LA REGOLA.

Questo non significa essere tiranni, bensì di riuscire a fornire a chi non li ha dei BINARI, che siano linee guida e confine, su cui il bambino può iniziare a strutturare le sue esperienze nel mondo, specialmente quelle relazionali.

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Se questo concetto non è ben chiaro nella mente dei genitori, se temono di incarnare dei tiranni, o di non dare abbastanza al figlio, o se hanno timore di non essere amati da lui, allora la genitorialità può vacillare. Chiaro che esiste anche il caso opposto, in cui il genitore davvero può essere “castrante” ed eccessivamente rigido.

Dare la regola a un bambino significa dargli le conoscenze e gli strumenti per muoversi nel mondo. Una delle parole più utili e più ricercate da bambini e adolescenti, è anche quella più difficile da dire per un genitore: “NO”.

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Può succedere che i capricci più disperati non significhino altro che questo: dimmi di NO, mostrami il limite, mi sono perso.
Un bambino che si sente dire troppi SÌ corre il rischio di trasformarsi in un bambino tirannico.

Interpretare i sogni: 5 domande, 5 risposte

1) COSA SONO I SOGNI?
I sogni sono complessi fenomeni mentali di tipo psico-biologico, relativamente autonomi e difficilmente suscettibili di  modificazioni da parte di manipolazioni pre-sonno.
I sogni si sviluppano principalmente durante la fase REM e si sogna ogni notte per circa un quarto del tempo che viene riservato al sonno, per un totale di circa 4-6 sogni prodotti per notte, ma la maggior parte dei sogni viene dimenticata.

2) PERCHE’ SI SOGNA?
La funzione principale dei sogni è di tenere sveglio l’inconscio, mantenendo l’attività immaginifica, la quale ha un ruolo fondamentale poichè ci permette di continuare a percepire la nostra identità, anche quando ci si trova nello stato di incoscienza rappresentato dal sonno. Durante un esperimento in cui venivano interrotti sul nascere i sogni di alcuni volontari, sono state riscontrate transitorie compromissioni della salute psichica dei soggetti; non si può fare a meno di sognare!

3) I SOGNI SON DESIDERI?
Alcuni sogni, ad esempio i sogni ricorrenti, rappresentano messaggi del nostro inconscio. Il raggiungimento di un completo sviluppo cognitivo della capacità onirica permette di riflettere nel sogno elementi personali del sognatore, quali interessi e preoccupazioni emotive, e di influenzare la trama in riferimento alle caratteristiche di personalità. Ma i sogni non sono, ad esempio, premonitori, nè in grado di rivelare i numeri vincenti della prossima estrazione del lotto; nè, come affermava Freud, sono dei semplici “appagamenti di un desiderio”.

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4) BAMBINI E ADULTI SOGNANO LE STESSE COSE?
Tendenzialmente, non proprio: i sogni dei bambini sono più statici, meno complessi e meno ricchi di emozioni. Quella del sognare è una vera e propria capacità che si sviluppa fino all’adolescenza, infatti l’immaginazione visiva si sviluppa lentamente ed essa costituisce un prerequisito fondamentale per l’attività onirica.

5) COME SI INTERPRETANO I SOGNI?
Le immagini oniriche sono ricche di simboli che fanno parte della cultura collettiva, ma che sono anche collegati alle nostre esperienze ed emozioni. Pertanto soltanto noi possiamo interpretare correttamente i nostri sogni; uno psicologo però sa come fare e può svolgere la funzione di “guida” nella loro esplorazione.

Questione di Autostima

L’autostima è una componente specifica della rappresentazione di Sè e si definisce come “l’insieme dei giudizi valutativi che il soggetto dà di se stesso” (Dizionario di Psicologia dello Sviluppo, a cura di Silvia Bonino, 1997).
L’idea che ognuno ha di sè ha il potere di influenzare il successo personale e il proprio grado di benessere.

Questo concetto, inoltre, è strettamente legato alla cosiddetta “profezia che si autoavvera”: tipico è l’esempio di chi, dovendo sostenere una prova, pensa di non potercela fare; in questo caso l’impegno messo in campo sarà minore, dal momento che il soggetto pensa di non avere chances, e questo determinerà una effettiva minore probabilità di riuscita. A sua volta il risultato negativo non farà che aumentare, in modo circolare, bassi livelli di autostima.
Per fortuna, è possibile anche l’effetto uguale ma opposto: un individuo con alta autostima e fiducia in sè stesso penserà di poter raggiungere i suoi obiettivi e adopererà tutte le sue energie per riuscirci; questo aumenterà le effettive probabilità di successo e un risultato positivo andrà a rinforzare la sua autostima.

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La paura di prendere brutti voti… non permette di andare a scuola a prenderne di belli!

L’ autostima inizia a svilupparsi nel bambino molto piccolo: negli anni prescolari, ad esempio, può intervenire il rinforzo dei genitori, per cui il bambino sa di essere in grado di fare determinate cose e di essere amato e accettato; successivamente, il contesto sociale e il rapporto con i coetanei influenzeranno e declineranno l’autostima in abilità scolastiche, di relazione, fisiche ecc.
Nell’adulto, infatti, l’autostima è differenziabile in relazione a diverse aree, quali il successo lavorativo, la qualità dei rapporti sociali e familiari, aspetto fisico e abilità sportive, capacità intellettuali.

Vorrei concludere questo breve articolo senza troppe parole, lasciando invece una suggestione e uno spunto per riflettere… e per sorridere.
Una piccola scena del film Forrest Gump, che sia un augurio per non abbattersi mai e lasciare tutti a bocca aperta.