Regole e capricci

Un bambino nasce senza un passato, senza esperienze. Il suo sviluppo fisiologico va di pari passo con quello cognitivo e sociale. Uno dei compiti dei genitori, una cosa che solo loro possono fare, è dargli LA REGOLA.

Questo non significa essere tiranni, bensì di riuscire a fornire a chi non li ha dei BINARI, che siano linee guida e confine, su cui il bambino può iniziare a strutturare le sue esperienze nel mondo, specialmente quelle relazionali.

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Se questo concetto non è ben chiaro nella mente dei genitori, se temono di incarnare dei tiranni, o di non dare abbastanza al figlio, o se hanno timore di non essere amati da lui, allora la genitorialità può vacillare. Chiaro che esiste anche il caso opposto, in cui il genitore davvero può essere “castrante” ed eccessivamente rigido.

Dare la regola a un bambino significa dargli le conoscenze e gli strumenti per muoversi nel mondo. Una delle parole più utili e più ricercate da bambini e adolescenti, è anche quella più difficile da dire per un genitore: “NO”.

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Può succedere che i capricci più disperati non significhino altro che questo: dimmi di NO, mostrami il limite, mi sono perso.
Un bambino che si sente dire troppi SÌ corre il rischio di trasformarsi in un bambino tirannico.

YES-MAN e NO-MAN: categorie a confronto

Chi ha visto il film “Yes man”? Un Jim Carey in carriera, cinico e abituato a rispondere sempre di NO, per una serie di circostanze si trova a dover dire sempre di SI a richieste e suggerimenti delle altre persone. In questo modo uscirà completamente dalla sua routine e scoprirà un nuovo mondo e nuove caratteristiche di sè stesso.

Nel film si afferma che dire “no” sia la soluzione più facile e veloce in caso di problemi, novità impreviste e, ovviamente, potenziali seccature.

In questo caso si tratta di una strategia di evitamento, e cominciando a dire di “sì” alle occasioni, il protagonista riscopre anche la sua vita sociale.

Ma in realtà rispondere “no” può essere complicato, ad esempio per la paura di deludere l’altro…

 Dire sempre sì può essere sintomo di passività, soprattutto nel caso in cui si faccia qualcosa controvoglia. Il risultato è recarsi dispiacere, frustrazione e rabbia. Tutto per non saper dire di no!
Questa massima di Osho rende bene il concetto: pensare al proprio benessere non è necessariamente sinonimo di egoismo, a volte la cosa più importante da fare è proteggersi.

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 Questo principio si ritrova anche nel primo soccorso: se qualcuno è in difficoltà, è sconsigliato aiutarlo, se così facendo metti in pericolo la tua stessa sicurezza. Similmente, la politica di alcune banche in caso di rapina è di assecondare i criminali, in modo da ridurre la probabilità che si verifichino scenari catastrofici.

Nel nostro caso, saper dire di “no” alle situazioni che ci creano disagio è un diritto legittimo, a volte doveroso. La cosa importante è il modo in cui si rifiuta qualcosa.
Come si capisce dall’immagine, in una scala ideale in cui 1 rappresenta la passività e quindi rispondere sempre di “si” e il 10 simboleggia un modo rabbioso e aggressivo di dire “no”, la soluzione ideale sta nel mezzo e si chiama assertività.

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 Rispondere in modo assertivo significa esprimere la propria opinione, senza prevaricare (punteggio 10) nè essere prevaricati (punteggio 1). Non significa cercare scuse come Jim Carey, bensì dire la propria verità in modo chiaro, calmo, coinciso, rispettando l’opinione altrui ed esprimendo anche i propri sentimenti.

Chiarito che questi sono esempi estremi da non seguire, come sempre è il nostro equilibrio a salvarci. E in alcuni casi, anche la capacità di volersi bene.

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