L’altra faccia dell’amore

L’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza.
L’opposto del piacere non è il dispiacere, è la noia.
L’opposto della gratitudine non è l’ingratitudine, è l’invidia.

Quelle sopra riportate sono considerazioni non immediate, perchè nel nostro immaginario ogni cosa ha il suo contrario e si tratta di situazioni agli antipodi: bello-brutto, buono-cattivo… sono concetti che impariamo fin da bambini.

Ma se non fosse proprio così?

Certo, ogni cosa ha il suo opposto. Ma, come negli esempi iniziali, la realtà è più complessa di come siamo abituati a pensare.

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Per C. G. Jung, psichiatra e psicoanalista svizzero dei tempi di Freud, il Sè è totalità, completezza, e ogni parte comprende anche il suo contrario: se siamo buoni, siamo anche cattivi. Se possiamo amare, riusciamo anche ad odiare. Si tratta non di situazioni opposte, ma di due facce della stessa moneta.

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Uroboro

Non a caso uno dei simboli della psicologia analitica (come viene chiamata la psicologia di Jung) è l’Uroboro, il serpente che si morde la coda, molto simile al più famoso Auryn de “La storia infinita”. Formando un cerchio, rappresenta la totalità, la perfezione, l’infinito, similmente al Sè, che tutto contiene.

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Auryn, “La storia infinita”

Già Catullo scriveva nella sua famosa poesia:

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior”

che tradotto significa:

“Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile.
Non so, ma è proprio così e mi tormento”

L’essere umano è complesso, la realtà è complessa, il nostro mondo interno è complesso. Odio e amore non si escludono, possono coesistere. Basti pensare: chi ci fa arrabbiare di più? Tra chi avvengono gli scontri più accesi?
Tra coppie di coniugi, tra genitori e figli, tra fratelli, per esempio.
Tanto più c’è amore, quanto più odio si può sviluppare.
Se amore e odio sono la faccia luminosa e il lato in ombra della stessa luna, il loro vero opposto risulta essere… l’indifferenza.
Non amiamo chi ci risulta indifferente e nemmeno lo odiamo.

luna

Sempre ci capiteranno situazioni contrastanti, in cui i sentimenti si mescolano e si crea confusione. Avere in mente questo principio e lavorare sui propri lati in ombra può essere d’aiuto per comprendere cosa davvero ci sta attraversando e fare ordine e chiarezza.

We want sex

8 marzo, festa della donna.
C’è chi dice che la festa della donna, così come San Valentino, dovrebbe essere celebrata tutto l’anno.
Ma c’è un motivo se questa festa ricorre una volta l’anno, sempre lo stesso giorno: questa ripetitività serve a creare un rito, a dare forza alla memoria. Nel mio caso, è una giornata in cui si concentrano le mie riflessioni sull’argomento.

Oggi leggo molte frasi, sulla rete, di persone che, come me, riflettono sul ruolo della donna nella società occidentale (perchè è sempre bene contestualizzare).
Noto che spesso la donna è celebrata nel suo ruolo di figlia, madre, nonna, zia, moglie, compagna… Questo, per me, è sbagliato nell’ottica della parità dei sessi. Un uomo viene riconosciuto nel ruolo di figlio, padre, nonno, zio, marito o compagno? Assai raramente, e in realtà me ne dispiaccio.
Soprattutto, confuto l’importanza della donna in fatto di procreazione: donna magica, portatrice del segreto della vita, da invidiare e circondare di bambagia. Uomini e donne sono uguali anche sul piano della procreazione, poichè una donna senza un uomo è un ventre sgonfio e inutilizzato, e un uomo senza una donna è un seme lasciato fuori dalla terra, senza acqua e nutrimento.

A volte ci si ricorda che la donna può essere anche lavoratrice: allora si celebrano tutte le donne, le casalinghe, le laureate, le impiegate, le operaie, le libere professioniste, e chi più ne ha più ne metta.
Peccato che una donna lavoratrice, solitamente si carica di un doppio lavoro: il mestiere fuori casa e la cura della casa e della famiglia.
Naturalmente non succede sempre così, e ci sono anche casi fortunati in cui gli uomini si occupano, del tutto o in parte, delle incombenze che riguardano la sfera casalinga.
Ora analizziamo la frase che ho appena scritto: “casi fortunati”. Se vi sembra un termine scorretto, lasciatemi un commento a questo post, e sarò estremamente felice di leggerlo.
CONFUTATEMI, vi prego, ditemi che mi sto sbagliando e là fuori è pieno di veri uomini che cucinano, lavano e rassettano, anche lavorando, anche se vivono con una donna.

“We want sex”. Sex equality. E’ il titolo di un film che ho visto di recente, e che mi ha portata a farmi alcune domande: ora le donne hanno lo stesso trattamento degli uomini sul posto di lavoro? Pari stipendio, stima, diritti? E gli uomini, sentono di avere gli stessi diritti delle donne? I giorni di paternità concessi dal CCLN sono ridicolmente pochi; ma gli uomini se ne lamentano?
Sono voci che fino a me non arrivano; ancora, confutatemi, per favore.

Prendo ad esempio la mia stessa categoria professionale, ovvero gli psicologi.
Si tratta di una professione diventata prettamente femminile, in cui la percentuale di psicologi donne è dominante.
Mi stupisce allora trovare a capo dei consigli regionali e provinciali dell’Ordine degli Psicologi, presidenti uomini in 14 casi su 21. Di questi, il presidente del Consiglio Nazionale è un uomo. Mi stupisce che il presidente di AltraPsicologia, il partito che ha recentemente vinto le elezioni dell’Enpap (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi), sia un uomo.
Non sono stupita per un mancanza di competenze da parte di questi uomini, giammai; semplicemente, per una questione statistica, non sarebbe più probabile trovare tante donne con incarichi di presidenza?

FESTIVAL DELLA PSICOLOGIA 2017

Quest’anno partecipo attivamente al Festival della Psicologia – Piemonte in Treatment, organizzato dall’Ordine Psicologi del Piemonte.

Le iniziative da me proposte sono:

Il colloquio psicologico, a tariffa agevolata, sarà svolto su appuntamento presso il Centro di Psicologia Santa Rita (via Baltimora 122, Torino) nel periodo dal 6 marzo al 10 aprile 2017 e avrà carattere di consulenza e orientamento, con l’obiettivo di fare una corretta informazione su tematiche di natura psicologica legate al benessere, alla realizzazione personale, alle relazioni.

Il workshop, di drammatizzazione e psicodramma, porta il titolo “La lampada di Aladino” ed è aperto a tutti purchè maggioreni; non è necessario avere esperienze teatrali. Si svolge giovedì 6 aprile dalle h. 18:00 alle 20:00 presso la Casa del Quartiere Barrito, in via Tepice 23, Torino, ed è a pagamento. Si costruiranno scene che parlano di noi, dei nostri obiettivi e dei nostri desideri, perchè per realizzare un desiderio, prima bisogna esprimerlo.

Per partecipare ad entrambe le iniziative è necessario scaricare dal sito il coupon, che presenterete il giorno dell’evento. Ulteriori iniziative del Festival si possono trovare sulla pagina:

http://psicologiafestival.it/in-treatment

Per maggiori informazioni potete contattarmi senza impegno al numero 333.149.6538 o via e-mail a torinopsico@gmail.com

 

 

La storia del Principe Pollo

«In un lontano regno d’Oriente, nel bel mezzo di una festa, il figlio del re perde la ragione, e comincia a credersi un pollo. Senza abiti, zampetta sotto a un tavolo, nutrendosi solo di chicchi di grano. Che farà il re? Dottori e astrologi non sanno guarire il principe, e neppure il passare del tempo muta i suoi strani comportamenti.
Un giorno però un saggio impressionato dalla tristezza del re e dalla strana condizione del ragazzo chiede ed ottiene di intervenire per provare a far rinsavire il giovane. E come farà mai?

pollo
Innanzitutto si spoglia nudo e va sotto il tavolo con il ragazzo-pollo, che lo guarda sbigottito e gli domanda chi sia; il saggio risponde che è un pollo esattamente come lui e tutto finisce lì, il principe un po’ per volta si abitua ad avere un altro gallo nel pollaio. Un giorno il saggio chiede di poter avere del cibo normale al posto del mangime per polli e alla domanda incuriosita del principe-pollo risponde: “Mangio del cibo per uomini. Chi ha detto che un pollo non possa mangiare un cibo per uomini e rimanere un pollo?”, qualche momento dopo anche il principe chiede lo stesso cibo per uomini. Lo stesso accade qualche giorno dopo quando il saggio esce dal tavolo, si rimette eretto e indossa i suoi vestiti, alla domanda del principe-pollo risponde: “Dove sta scritto che un pollo non possa vestirsi, andare a spasso e rimanere un pollo?”. Passarono alcuni minuti, e anche il figlio del re uscì da sotto il tavolo. Si alzò in piedi, si guardò in giro, poi chiese i propri abiti, si vestì e prese a passeggiare per la stanza.
E così pian piano, avendo ripreso a comportarsi come un tempo, il figlio del re tornò nei propri sensi e guarì» (Ovadia, 2006).

 

«Il principe e il pollo», altrimenti nota come «Il principe pollo», è una storia persiana
che il professore di Psicologia Dinamica Giorgio Blandino era solito raccontare a lezione. Metafora del lavoro terapeutico, il principe che perde la ragione rappresenta un paziente, portatore di una sintomatologia (credere di essere un pollo), mentre il saggio è lo psicologo, o lo psicoterapeuta, che, invece di cercare una ricetta miracolosa per guarire il principe, si mette al suo stesso livello, nudo sotto al tavolo, a beccare il mangime; questo atteggiamento non di curare, ma di prendersi cura, con il tempo darà i suoi frutti, finché il principe tornerà a comportarsi come un essere umano. Questo per me è il vero senso del lavoro terapeutico, la metafora perfetta per l’empatia e un insegnamento di umiltà.