“Smisurata Preghiera” di De Andrè: lettura psicologica

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità, di verità

Chi è che viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione? In certi momenti della vita tutti ci sentiamo così, eppure farei un distinguo.

A volte è una spinta un po’ narcisistica a farci pensare di essere soli contro tutti, gli unici ad aver capito il problema, e allora ci ammantiamo di una disperazione “speciale”, che sta a significare: io non sono come tutti gli altri. Non si tratta necessariamente di una cosa negativa, nelle giuste dosi è anche sana e individuativa, ovvero spinge a trovare sè stessi: in adolescenza è un fenomeno comunissimo.

Prendiamo come esempio il termine “pecora nera”: di base ha un’accezione negativa, ma la situazione si ribalta nel momento in cui si considera il gregge di pecore bianche tutto uguale e quindi “poco speciale”. Qui si innesca un fenomeno di confronto tra maggioranza e minoranza, l’ingroup contro l’ outgroup. E così siamo arrivati alla parte della canzone in cui “la maggioranza sta”.

Il secondo distinguo su chi può viaggiare in direzione ostinata e contraria riguarda proprio queste voci fuori dal coro, le pecore nere contro la maggioranza.

Esattamente come canta De Andrè, andare contro significa esporsi, essere escluso e sottoposto al giudizio. Un esempio recente può essere Greta Thunberg che con il suo movimento verso l’ambiente è andata contro a una società consumistica ed è stata esposta a una gogna mediatica non indifferente. Nella fiaba “I vestiti nuovi dell’imperatore” un ragazzino tra la folla rivela la verità: “il re è nudo”.

Ma la verità è spesso scomoda perché spinge a lasciare la strada vecchia per quella nuova e quindi non sappiamo cosa troveremo. Questo porta a desiderare l’abitudine e la sicurezza per evitare l’ansia e l’incertezza, ma così facendo non si troverà mai il cambiamento. Le resistenze possono portare alla caccia alle streghe e non sarà un caso se Greta è stata definita anche una strega. Indietro nel tempo troviamo Galileo che con la sua rivoluzione copernicana è stato accusato di eresia.

È sempre stata dura la strada dei “servi disobbedienti”, ma è l’unico modo “per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità”.

Counseling: luci e ombre sulla professione di Psicologo

Il counseling è in Italia una questione spinosa, non del tutto chiara a chi non è del mestiere delle relazioni d’aiuto (e a volte, anche a chi ne fa parte).
Perchè spinosa? Principalmente perchè si è creata una “professione” di counselor, non regolamentata, in conflitto con quella, ampliamente normata e regolamentata, dello psicologo: infatti il counseling, o consulenza psicologica, è uno strumento tipico dello psicologo.
Attenzione: ho detto psicologo. E’ anche uno degli strumenti dello psicoteapeuta, ma questa precisazione è importante, perchè si può trovare confusione nelle persone circa il distinguo fra i due ruoli e relative competenze.

Infatti si può essere psicologi non psicoterapeuti, e lavorare in studio con le persone, occupandosi di “promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità […] per migliorare la capacità delle persone di comprendere sè stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace” (cit. codice deontologico degli psicologi italiani).
“La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità” (cit. articolo 1 della legge n. 56/89).

In sostanza, chi è lo psicologo? E’ un professionista laureato in Psicologia, regolarmente iscritto all’Ordine degli Psicologi e abilitato all’esercizio della professione. La psicologia è una disciplina scientifica ed è molto giovane, la sua nascita viene fatta coincidere con la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale da parte di W. Wundt nel 1879 a Lipsia, ed è una professione sanitaria, infatti le fatture dello psicologo, come anche quelle dello psicoterapeuta, sono detraibili fiscalmente.

Lo psicoterapeuta, a proposito, è uno psicologo o un medico che ha frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia riconosciuta dal MIUR; anch’essa è una professione sanitaria, e ciò che contraddistingue questa professionalità è il fatto di poter lavorare a un livello più profondo nella psiche dell’individuo, anche (ma non solo!) in caso di disturbi di personalità e strutture di personalità borderline e psicotiche. Anche in assenza di psicopatologia, la psicoterapia produce cambiamento nelle modalità emotive, cognitive, relazionali e comportamentali e permette al singolo di entrare in contatto con gli aspetti più inconsci del proprio funzionamento, modificandolo.

Un documento del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) chiarisce gli elementi caratterizzanti della professione e gli atti tipici dello psicologo, e specifica che “il benessere psicologico è inteso come uno stato di equilibrio fra la persona con i suoi bisogni e le sue risorse e le richieste dell’ambiente in cui vive. Esso rappresenta una condizione dinamica, in continuo mutamento e riadattamento”.

Questo è il principale campo di applicazione dello psicologo, in cui interviene con il sostegno psicologico, definito come “un intervento il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita dell’individuo e degli equilibri adattivi in tutte le situazioni (di salute e di malattia) […] sviluppando e potenziando i suoi punti di forza” e con il counseling, che “comprende tutte le attività caratterizzanti la professione psicologica, e cioè l’ascolto, la definizione del problema e la valutazione, l’empowerment, necessari alla formulazione dell’eventuale, successiva, diagnosi. Lo scopo è quello di sostenere, motivare, abilitare o riabilitare il soggetto, all’interno della propria rete affettiva, relazionale e valoriale, al fine anche di esplorare difficoltà relative a processi evolutivi o involutivi, fasi di transizione e stati di crisi anche legati ai cicli di vita, rinforzando capacità di scelta, di problem solving o di cambiamento”. Ulteriori argomentazioni si possono trovare nel documento CNOP “Il fenomeno counseling tra nuova professione ed esercizio abusivo” a cura del Gruppo di Lavoro Tutela della professione.

Tutte queste citazioni perchè… si tratta, paradossalmente, delle stesse parole che usano i counselor non psicologi per legittimare il loro abusivismo professionale. Nella mia esperienza, le argomentazioni più frequenti si possono riassumere così: possiamo fare counseling se non facciamo psicoterapia e ci occupiamo solo di benessere. Errore: perchè c’è lo psicologo, prima ancora dello psicoterapeuta, che già si occupa di benessere e con gli stessi strumenti che i counselor non psicologi vorrebbero usare.

E dal momento che, come ripeto dall’inizio, la professione di psicologo è normata e tutelata dallo Stato Italiano, sono già stati presi alcuni provvedimenti verso questa forma di esercizio abusivo della professione. Ricordo che la Legge 4/2013 ha inteso disciplinare le professioni non organizzate in ordini o collegi come: “attivita’ economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attivita’ riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attivita’ e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative”, ovvero le “nuove professioni” non possono contenere attività proprie delle professioni con Ordine: è il caso della psicologia.

Nello specifico:

  • Il Ministero della Salute nel 2015 ha posto il veto al processo di normazione UNI della professione di “Counseling relazionale” ai sensi della Legge 4/2013.
  • In questi giorni, nel 2019, per la seconda volta il Ministero della Salute, su impulso dell’Ordine del Lazio, ha chiesto di chiudere il contestato percorso per riconoscere la figura del Counselor, che si stava svolgendo presso UNI con un processo di normazione. La lettera inviata dal Ministero all’UNI chiarisce che “il progetto di norma UNI n.1605227 pone la figura del Conselor non psicologo in palese sovrapposizione con quelle dello psicologo, dello psicologo psicoterapeuta, del dottore in tecniche psicologiche, del medico, del medico psichiatra, del medico psicoterapeuta, in analogia con il precedente progetto UNI 08000070 sul “Counselig relazionale”, la cui adozione venne già sospesa da codesto Ufficio”.
  • La sentenza 16562/16 della Corte Suprema e la 13020/2015 del TAR del Lazio affermano che il counseling è un’attività tipica della professione di psicologo, tutti gli altri commettono abuso di professione; la Corte Suprema specifica che “interventi basati su sedute fondate sul dialogo nei quali si guida la persona indicando rimedi per prevenire o guarire il disagio come sopra descritto sono sovrapponibile agli interventi dello psicologo”.

Nella pagina del CNOP è possibile spulciare alcune sentenze.

Nel 2018 il giornalista Luca Bertazzoni svolge un’inchiesta video sui counselor all’opera nei loro studi privati, svelando come e perchè spesso trattano aspetti della vita psichica che non dovrebbero trattare. Il video:

CONCLUSIONI

Qual è l’ombra più nera sulla psicologia? Poichè il counseling è strumento proprio della professione, nato dallo psicologo americano Carl Rogers (1902-1987), qualcuno avrà già capito che sono stati proprio alcuni psicologi a insegnare questa tecnica a chi era privo dei requisiti, vuoi in buona o in cattiva fede, e l’hanno fatto trasgredendo l’articolo 21 del Codice Deontologico e trascurando la cosa più importante: il benessere e la salute degli utenti.

Chi si occupa di tutela della professione, tra cui AltraPsicologia, il cui impegno è manifesto e pluriennale, chiede agli Ordini Regionali di fermare i formatori di counselor non psicologi e ai colleghi tutti di votare con cognizione di causa nel dicembre 2019 quando ci saranno le elezioni per il rinnovo degli Ordini regionali, per premiare e promuovere l’impegno alla trasparenza, alla legalità, e in definitiva alla salute di tutti.

Cosa sono le sessioni aperte di psicodramma?

Chi mi segue, specialmente sui social, mi vede spesso organizzare o pubblicizzare sessioni aperte di psicodramma (condotte da me o da fidati colleghi). Ma di cosa si tratta?

LO PSICODRAMMA è un metodo d’azione in gruppo, ideato da Jacob Levi Moreno (1889-1974) negli anni venti del XX secolo e sviluppato da lui e la moglie Zerka Moreno (1917-2016). Nato in ambito clinico, oggi si declina in vari orientamenti teorici, ma può anche essere utilizzato in ambito educativo e formativo.

Il simbolo dello psicodramma: rappresenta l’incontro con l’altro

Lo psicodramma inizialmente era un “teatro della spontaneità”: infatti consiste nel rappresentare, attraverso l’azione scenica, vicende e pensieri della vita personale e permette l’incontro con l’altro e il cambio di ruolo.

Il metodo di per sè è ludico, favorisce l’espressione spontanea per trovare soluzioni nuove e creative ed essere più flessibili di fronte agli accadimenti dell’esistenza; a trarre beneficio non è soltanto il protagonista che gioco la sua vicenda personale, ma l’intero gruppo, che è chiamato a partecipare e a osservare la scena.

Uno dei grandi effetti dello psicodramma infatti è la catarsi: l’intero gruppo può sentirsi parte del gioco e trovarsi a vivere (o a vedere rappresentate) situazioni che hanno a che fare con la vita di ognuno.

A New York, Moreno impiegò lo psicodramma nel gruppo allargato, chiamato anche large group. Si trattava di un teatro di piazza che prevedeva la libera partecipazione di un gran numero di persone: non tutti conoscevano lo psicodramma, ma queste occasioni erano un modo per avvicinarsi ad esso.

Nelle dinamiche del large group tutti erano in qualche modo coinvolti nella scena e si creava un clima di buon umore e di euforia.

Il modello dello psicodramma moreniano

Arriviamo così alle sessioni aperte di oggi, che sono un modo per continuare la tradizione di Moreno, creando occasioni libere di aderire a un gruppo e potersi avvicinare al metodo, fosse anche per una volta soltanto.

Non più nelle piazze, ma negli studi, le sessioni aperte di psicodramma hanno anche l’obiettivo di promuovere consapevolezza e benessere su più livelli: singolo, gruppo, comunità.

“Un incontro di due:

occhi negli occhi, volto nel volto.

E quando tu sarai vicino:

io coglierò i tuoi occhi,

e li metterò al posto dei miei,

e tu prenderai i miei occhi

e li metterai al posto dei tuoi.

Così io guarderò te con i tuoi occhi

e tu guarderai me con i miei.

Così persino la cosa comune impone il silenzio

e il nostro incontro rimane la meta della libertà:

il luogo indefinito, in un tempo indefinito,

la parola indefinita per l’uomo indefinito.”

J. L. Moreno

Se vi ho incuriositi, seguitemi o contattatemi per sapere quando sarà la sessione aperta di psicodramma più vicina!

Come nasce un laboratorio di storie: Scrittura-Azione

Qual è la storia di Scrittura-Azione?
Perchè è giusto che un laboratorio di storie, e che ne raccoglie tante, abbia la sua.

Inizia tutto a settembre 2017, quando io e Catia Gribaudo conduciamo, all’interno della rassegna Giornata delle ArtiXTutti, il laboratorio di scrittura autobiografica “Il cortile della mia infanzia”.

carte b (2)

Da gennaio ad aprile 2018 io, Catia e Martino facciamo partire la prima edizione del laboratorio Scrittura-Azione.
Si forma un gruppo di 10 persone, vitale e creativo. Anche nutriente: l’immagine dei pomodori ci accompagnerà dal primo incontro.

Nel frattempo organizziamo un incontro aperto in cui incontriamo Carie; Andrea, Manuela e Paolo, membri della redazione, sono super gentili e disponibili e hanno finito per giocare e scrivere con noi. GUARDA QUI LE FOTO

Quasi un mese fa, Scrittura-Azione è tornato alla Giornata delle ArtiXTutti con un laboratorio a tema sulla Poesia, in cui abbiamo esplorato la ricchezza della parola e scritto una poesia di gruppo, in cui, come un segno del destino, sono tornati i nostri pomodori. GUARDA QUI LE FOTO

scrittura

E ora, eccoci qua. Ancora io e Catia, con gli stessi metodi di azione e interazione. Questa volta abbiamo un programma completamente diverso, diviso in tre moduli, e ricordo che è possibile partecipare solo a uno o due di questi.
Il nostro programma:

1° modulo IL ROMANZO DI FORMAZIONE

22 ott. Raccontami una storia
29 ott. Il viaggio dell’Eroe
05 nov. “Nelle situazioni di crisi, all’Eroe manca sempre la sua arma”

2° modulo IL POTERE DELLA PAROLA

12 nov. Formule magiche e altri Abracadabra
19 nov. Filastrocche e giochi da ragazzi
26 nov. Il potere dell’amore nella poesia

3° modulo IDENTITA’ E ALTERITA’

03 dic. La maschera
10 dic. Gli altri siamo noi?
17 dic. Specchio delle mie brame

Per informazioni e iscrizioni, inviare una email a torinopsico@gmail.com

Il ciglio del lupo

Questo è una breve storia dedicata alle donne, e a quegli uomini che proprio le donne non riescono a capirle anche se vorrebbero, ma anche agli uomini che invece si sentono molto vicini alla sensibilità del femminile.

 

C’era una volta, e c’è ancora, ma già mentre scrivo non è più la stessa, una donna-lupo.

Questa lupa per molti anni è stata abilmente travestita in forma umana, salvo tradirsi nelle notti di luna piena, quando il richiamo della natura selvaggia è troppo forte.

Nel resto del tempo brancolava (e che verbo meraviglioso è mai questo, per indicare il viaggio dei lupi, animali che abitano nel branco) nel buio delle ombre della foresta.

La natura del lupo è giocosa, ma mordace; si tratta di un animale leale, monogamo, coraggioso e dedito alla cura dei piccoli. Si potrebbe dire che il lupo è legato alla famiglia, ma anche che sia simbolo della fiducia.

donna e lupo pandora

Forse prima ti ho spaventato parlando di natura selvaggia, termine che di per sè potrebbe richiamare ciò che è incontrollato, e quindi pericoloso. In realtà la donna-lupo non cerca altro che vivere una vita naturale, nella sua integrità.

Questa lupa  sta imparando il significato del femminile, della forza necessaria ad essere portale di vita-morte-vita. Tra gli esseri umani non insegnano ad essere creature insieme guerriere e accoglienti, mancano i riti per la vita e per la morte, le donne non si tramandano più i loro segreti sul corpo, sugli uomini e sui sogni.

Perchè sono proprio le donne a correre coi lupi? Perchè sono creature intrinsecamente connesse, legate a ciò che è onirico, notturno e ombroso. A ciò che è istintuale, al sentire, che sia col cuore, con i sensi o con l’intuizione.

Alla donna-lupo, quando è giovane e inesperta, manca la saggezza. Deve andare a pungersi il naso con i ricci, impiastricciare le zampe nel fango, correre fino a perdersi, per imparare qualcosa sul mondo, ma soprattutto per imparare a fidarsi del suo sentire.

 

Ma una storia ne chiama un’altra, e così di seguito riporto “Il ciglio del lupo”, inserito da Clarissa Pinkola Estes nel suo Donne che corrono coi lupi.

 

“Non andare nel bosco, non uscire“, dissero. “E perché no? Perché non dovrei andare nel bosco stasera?” domandò lei.
“C’è un lupo grande grande che mangia le creature come te. Non andare nel bosco, non andare. Diciamo sul serio.”
Naturalmente, lei uscì. Se ne andò comunque nel bosco e, ovviamente, incontrò il lupo, proprio come le avevano detto.
“Hai visto? Te l’avevamo detto” osservarono soddisfatti.
“Questa è la mia vita, e non una favola, stupidi che non siete altro“, disse lei.
“Io devo andare nel bosco, devo incontrare il lupo, altrimenti la mia vita non avrà mai inizio.”

Ma il lupo che incontrò aveva una zampa imprigionata nella trappola. “Aiutami, oh, aiutami! Ahi, Ahiiii!” urlava. “Aiutami, oh, aiutami! Ti darò la giusta ricompensa.”
Perché così si comportano i lupi in racconti di questo genere. “Come posso essere sicura che non mi farai del male?” chiese lei. Stava a lei porre domande.
“Come faccio a sapere che non mi ucciderai e non lascerai di me le ossa soltanto?” “Domanda sbagliata“, ribatté il lupo. “Devi soltanto credere alla mia parola.” E riprese a urlare e a gemere e a lamentarsi.
“Oh, ahiiiii!Ahiiiii!Ahiiiii! C’è una sola domanda che vale la pena porre, cara ragazza. Oh Ahiiiii!”

“Senti lupo, correrò il rischio. Ecco qua!” e fece scattare la trappola, e il lupo tirò fuori la zampa e lei gliela fasciò con erbe e foglie. “Ah, grazie, cara ragazza, grazie mille”, sospirò il lupo.
E siccome lei aveva letto troppi racconti del tipo sbagliato, si mise a gridare: “Avanti, ora uccidimi pure, e finiamola con questa faccenda”. E invece no, non andò affatto così.
Il lupo le posò la zampa sul braccio. “Sono un lupo di un altro tempo e di un altro luogo”, affermò.
E, strappatosi dall’occhio un ciglio, glielo porse dicendo: “Usalo, e sii saggia. D’ora in poi saprai chi è buono e chi tanto buono non è. Guarda semplicemente con i miei occhi, e vedrai con chiarezza.
Per avermi lasciato vivere, ti permetto di vivere in modo che non si è dato mai. Rammenta, c’è un’unica domanda che valga la pena porre, cara ragazza: dov’è l’anima?”

E così se ne tornò al villaggio, felice di aver salva la vita.
E questa volta quando dissero: “Resta qui come mia sposa”, oppure “Fà come ti dico”, o “Dì quel che ti dico di dire, e resta una pagina bianca come il giorno in cui sei venuta”, prendeva il ciglio del lupo e attraverso quello guardava e vedeva i loro moventi quali mai li aveva visti prima.
E la prima volta che il macellaio pesò la carne, lei guardò attraverso il ciglio del lupo e vide che pesava anche il suo pollice.
E guardò il suo corteggiatore che disse: “Vado così bene per te”, e vide che non andava bene per niente al mondo. E così, e in tanti altri modi ancora, fu salvata, non da tutte ma da molte sventure.
Inoltre, con questa capacità nuova, non soltanto vide l’infido e il crudele, ma iniziò a crescere immensa di cuore, perché guardava ogni persona e la soppesava in modo nuovo attraverso il dono del lupo che aveva salvato.

E vide quelli davvero gentili, e a loro si avvicinò, trovò il suo compagno, e rimase con lui per tutti i giorni della sua vita, seppe distinguere i coraggiosi, e a loro si avvicinò, comprese le persone leali, e a loro si accostò, vide lo smarrimento sotto la collera, e si affrettò ad alleviarla, vide amore negli occhi dei timidi, e a loro si avvicinò, vide la sofferenza sulle labbra tirate, e ne corteggiò il riso, vide il bisogno nell’uomo senza parole, e per lui parlò, vide la fede in profondità nella donna che diceva di non avere fede, e della sua fede si riaccese.
Ogni cosa vide con il suo ciglio di lupo, tutte le cose vere, e tutte quelle false, e quelle rivolte verso la vita, tutte le cose viste soltanto attraverso gli occhi di ciò che pesa il cuore con il cuore, e non con la mente soltanto. Fu così che apprese che è vero quel che si dice, che il lupo è il più saggio di tutti.

Se ascolti con attenzione, il lupo nel suo ululato sempre va ponendo la domanda più importante.
Non dove si troverà il cibo, dove si svolgerà il prossimo combattimento, né dove la prossima danza, ma la domanda più importante onde vedere dentro e al di là e soppesare il valore di tutto ciò che vive:
“Dov’è l’anima? Dov’è l’anima?
Andate nel bosco, andate. Se non andate nel bosco, nulla mai accadrà, e la vostra vita non avrà mai inizio. Andate nel bosco, andate. Andate nel bosco, andate.”

 

Questo è solo un esempio delle mille storie che raccontano come si diventa lupe. La Lei in questione, va nel bosco, decide di rischiare  e di fidarsi del lupo, che altri non è se non la sua natura selvaggia. Lì nel bosco, ne trova un pezzetto, un ciglio. E decide di usare quel frammento come una lente, per soppesare lo stato delle cose e la vita condotta fino a quel momento.

 

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Piccola gallery con alcuni disegni di Chiara Bautista

 

Con il tempo, con l’esperienza, anche sbagliando (poichè fu salvata da molte sventure, ma non da tutte), crebbe immensa di cuore, saggia… e nella sua nuova saggezza da lupa, si faceva delle domande, una in particolare era la più importante, quella che guidava il suo cammino: dov’è l’anima?

Di cosa si tratta, ditelo voi.

Buon viaggio.

Quando la cicogna vola via

Gli psicologi lo sanno bene: esistono argomenti tabù, difficili da affrontare persino in terapia. Questi riguardano principalmente il sesso, il denaro, la morte.
Per quanto riguarda la morte, ho per così dire riscontrato un tema “accessorio”, di cui si parla veramente poco: l’aborto spontaneo.

Nella società come nel quotidiano a volte viene nominato l’aborto, ma in termini di interruzione volontaria di gravidanza (IVG), che rappresenta anche un tema politico; se riflettete per un attimo, vi accorgerete che è difficile sentir parlare di aborto spontaneo. Dal canto mio, posso testimoniare che anche la letteratura scientifica sull’argomento scarseggia, pure in psicologia. Asserisce un report ISTAT (2017)*: “l’Italia è comunque uno dei pochi Paesi ad avere un’indagine dedicata specificamente al fenomeno”.

Che si tratti di un vero e proprio tabù culturale, ce lo fa capire persino wikipedia, quando scrive “Alcuni raccomando di non usare il termine ‘aborto’ nelle discussioni con coloro che subiscono un aborto spontaneo, nel tentativo di diminuire il disagio”. Peccato che non nominare l’evento che provoca dolore, renda difficile l’elaborazione di un lutto che a queste condizioni non trova spazio nè dignità. Infatti il significato del tabù è proprio questo: qualcosa di non dicibile, di proibito (proprio come era l’IVG in Italia prima della legge 194 del 1978 e come è ancora in alcuni Paesi).

Quando inizia una gravidanza, scaramanzia vuole che non se ne parli fino al terzo mese, termine oltre il quale è meno frequente incorrere in un aborto. In questo modo, dovesse succedere il peggio, nessuno o quasi lo saprebbe, e non si sarebbe costretti a parlarne. Tabù: inesprimibile. E’ così anche nel famoso gioco di carte, taboo, caratterizzato dall’immagine stilizzata di un volto che si copre la bocca con una mano.

Se però l’informazione non circola, non si sa nemmeno che questo avvenimento può accadere, e con quale frequenza.
L’aborto, la fine di una vita nel suo principio, è un fatto doloroso anche per chi non lo vive e mette un’ansia tale che può succedere di sentirsi dire da personale medico, amici e familiari una frase maldestra: Ti sei affaticata? E’ selezione naturale. Ecc.

Roots by Frida Kahlo
Roots, Frida Kahlo

Qual è la verità? Cosa si cela di invisibile sotto la coltre del silenzio?
Che l’aborto spontaneo può succedere, anche in coppie perfettamente sane e giovani, e spesso riguarda alterazioni cromosomiche, per cui può davvero non esserci una causa apparente. In tempi così precoci, poi, è quasi impossibile intervenire se escludiamo lo stare a riposo e l’assunzione di progesterone, e possono essere alti i livelli di frustrazione e il senso di impotenza della coppia come del personale sanitario.
E poichè nessuno ne parla, nemmeno ci si immagina che “Secondo la letteratura l’evento rappresenta l’esito di circa il 15 per cento delle gravidanze clinicamente riconosciute (Alijotas-Reig, Garrido-Gimenez, 2013). Se si considerano anche le gravidanze interrotte precocemente e che possono venire scambiate come irregolarità mestruali, alcune stime si assestano attorno al 30 per cento: quindi circa un terzo delle gravidanze totali termina in un aborto spontaneo”. *

Come reagire di fronte a un simile lutto? Ognuno è diverso e troverà il suo modo e i suoi tempi. Non dubitate mai che si tratti di un vero e proprio lutto, che l’aborto sia spontaneo o sia stata una IVG, e a prescindere dalla settimana o dal mese in cui avviene.
Abbandono dal principio qualsiasi intento consolatorio e mi limito a riportare alcune testimonianze scritte insieme alle due canzoni che ho scelto per accompagnare la lettura.

 

* ISTAT, La salute riproduttiva della donna, 2017

 

“Nonostante Peter ricordi ancora la piccola Maimie, è tornato gaio e spensierato come sempre, e spesso quando è al culmine della felicità salta giù dalla sua capra e si sdraia sereno sull’erba. Oh, che ore gioiose!
Tuttavia continua a serbare un vago ricordo di quando era un essere umano, ed è per questo che è sempre gentile con le rondini domestiche che si recano in visita sull’isola, perchè le rondini domestiche sono gli spiriti dei neonati morti. Questi uccelli costruiscono sempre i loro nidi sulle grondaie delle case in cui vivevano quando erano bambini, e talvolta tentano di entrare nelle loro camerette dalla finestra: forse è per questo che Peter ama questi uccelli più di tutti gli altri.”
Peter Pan nei Giardini di Kengsinton, J. M. Barrie (1906)

 

“Perché avrei dovuto, mi chiedi, perché avresti dovuto? Ma perché la vita esiste, bambino! Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io la vita. Guarda s’accende una luce. Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me. Tu sei morto. Forse muoio anch’io. Ma non conta. Perché la vita non muore.”
Lettera a un bambino mai nato, O. Fallaci (1975)

 

“L’inverno era stato freddissimo: neve, gelo e vento per mesi e mesi avevano
fatto da padroni sulla terra.
Era passato febbraio, ma nessun fiore osava mostrarsi, nessuna foglia aveva
voglia di schiudersi,
“Se viene il vento gelido, per noi è finita” – dicevano le pratoline
nascoste sotto terra al calduccio.
“Qui sto bene” – diceva la gemma e rabbrividiva sul ramo.
“Quest’anno continueremo a dormire “– ripetevano le viole.
Ma un alberello tutto nero che si alzava diritto sul colle disse:
“Proverò io e se i miei fiori saranno bruciati dal gelo, pazienza, ne
metterò degli altri”.
E un mattino mise fuori, timido timido, il primo fiore. Non faceva poi così
freddo! Subito ne mise un altro, e poi un altro ancora.
Ben presto la pianta fu tutto uno splendore di petali bianchi.
L’aurora che si affacciava guardò commossa l’alberello coraggioso e per
premiarlo gli diede i suoi colori.
I petali bianchi si tinsero di un rosa delicato.
Da quel giorno, tutti gli anni, appena l’inverno finisce il mandorlo si copre di
petali bianco rosati e annuncia agli uomini che la primavera è vicina.”
Leggende di Fiori, F. Riggio Lorenzioni (1960)