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#01 GIORNATA DELLE ARTI X TUTTI

stellaSessione aperta di: Psicodramma Junghiano – IL DESIDERIO E LA STELLA
Orario:
18:00-20:00 TORRETTA
Con:
Cinzia Beluardo e Massimo Rini

 

 

 

La luce delle stelle è visibile ai nostri occhi oggi, ma proviene da un viaggio antico: è una luce emessa in un tempo passato, arrivata a noi dopo un lungo cammino nello spazio e nel tempo. Desiderare è letteralmente “avvertire la mancanza delle stelle”, nella tensione di una ricerca e bisogno appassionato. La stella contiene simbolicamente la voce degli antenati, l’attualità della nostra esistenza, le prospettive legate al tempo futuro. Tra questi tempi, faremo insieme Psicodramma, un teatro dell’anima, metodo attivo che mette in scena parti di noi, eventi, sogni e ruoli che interpretiamo, per lavorare creativamente sulla nostra vita.

Info: http://artixtutti.comhttps://www.facebook.com/events/1926737487585429/

Contatti: artixtutti@gmail.com – Tel. 333.149.6538 Cinzia Beluardo

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#02 GIORNATA DELLE ARTI X TUTTI

 

cortileLaboratorio di: Scrittura creativa e Metodo autobiografico – IL CORTILE DELLA MIA INFANZIA
Orario: 14:00-16:00 SALONCINO
Con: Cinzia Beluardo e Catia Gribaudo

 

 

 

Da bambini e ragazzini abbiamo giocato in un posto speciale: un cortile, o un giardino, che ci è rimasto nel cuore, e a cui sono collegati molti ricordi. Nel contesto protetto del gruppo attraverso il laboratorio di scrittura si potrà rivivere il cortile della nostra infanzia e si sperimenterà il metodo autobiografico, per creare un elaborato sintetico e creativo.
Consigliato agli amanti della lettura e della scrittura.

Info: http://artixtutti.comhttps://www.facebook.com/events/1926737487585429/

Contatti: artixtutti@gmail.com – Tel. 333.149.6538 Cinzia Beluardo

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Chi vuol essere Volontario

Fare volontariato significa donare spontaneamente parte del proprio tempo e delle proprie energie ad un progetto o un’opera di carattere sociale, senza scopo di lucro.
Ma quando si rivela veramente preziosa l’opera del volontario?

Non quando mancano i fondi per concretizzare un progetto importante.
Non quando non sappiamo come impiegare troppo tempo libero o vogliamo impegnarci in un’attività che “faccia curriculum”.
Non quando vogliamo salvare il mondo: nessuno di noi è Superman.
Certo, tutte e tre sono motivazioni valide, ma nella mia personale esperienza il volontariato diventa insostituibile quando dà un valore aggiunto che spesso trascende questi aspetti.

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Quando si è veramente disponibili a mettersi in gioco, in un contesto magari difficile, e lo si fa spinti da un tipo di motivazione che si chiama intrinseca, ossia che viene da dentro di noi, allora è possibile creare con le persone che stiamo “aiutando” una relazione autentica, che costituisce una buona base perchè avvenga uno scambio che il più delle volte è reciproco.

Provo a chiarire facendo un esempio. Da qualche anno faccio come volontariato attività di doposcuola con minori (preadolescenti).
Quando ad un certo punto scoprono che non vengo pagata, e che andare da loro non mi serve per ottenere crediti nè altro, rimangono spiazzati, senza parole, per ben… 5 secondi (e chi ha a che fare con i ragazzini sa quanto questo tempo, in realtà, sia lunghissimo!).
La mia stessa presenza serve a trasmettere loro un messaggio: che l’istruzione è importante, che qualcuno tiene al fatto che passino l’anno e che siano curiosi e consapevoli, nelle relazioni tra di loro, come per gli argomenti di scuola o di attualità.

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Nel momento in cui questo messaggio implicito riesce a passare, cambia anche il mio lavoro con loro. Non devo più lottare contro i mulini a vento e cambia il mio ruolo ai loro occhi. Iniziano ad aprirsi, a considerarmi una risorsa per lo studio, e contemporaneamente si accorgono che nonostante la differenza d’età sono un essere umano, e così fioccano le domande sulla mia vita, e i racconti sulla loro.

Quando si viene a costruire questo tipo di relazione, diventa difficile anche capire chi sta aiutando chi; il volontario non ottiene un riconoscimento in denaro, ma diventa un essere umano estremamente più ricco.


Queste sono solo alcune considerazioni personali su un argomento molto attuale e che, evidentemente, mi sta a cuore. Se qualcuno ha esperienze e idee da condividere, vi prego di approfittare dello spazio dato dai commenti, altrimenti chi lo desidera può contattarmi anche in privato.
Grazie.

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Che Stress!

Oggi vorrei parlare di stress e andare un pò… controcorrente.

Molti già sapranno che Selye a partire dal 1936 ha studiato lo stress e osservato le reazioni che abbiamo per fronteggiarlo; si parla in questo caso di sindrome generale di adattamento.

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Lo stress infatti non deve venire connotato in termini sempre negativi, può costituire per noi una importante attivazione, permettendoci di essere più attenti e vigili; mi riferisco ad esempio alla famosa reazione attacco o fuga di fronte a un pericolo, o al fatto che un certo livello di ansia, per uno studente, è utile a superare meglio un esame.

In questo modo possiamo fronteggiare al meglio gli ostacoli della vita e adattarci agli imprevisti. Come una pianta che si modifica in risposta alla siccità, come il giunco che nella tempesta si piega per il vento, ma non si spezza.

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Lo stress diventa negativo quando è eccessivo e invece di costituire una spinta a reagire, sia che si tratti della lotta o della fuga, finisce per bloccarci e farci stare male; si pensi in questo caso al burn out, una sindrome che si sviluppa nelle professioni soggette ad elevati livelli di stress.

Una cosa che però è davvero curiosa e di cui nessuno parla, si riferisce al fatto che l’evento stressante, il cosiddetto “pericolo”, è molto soggettivo.

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Non solo uno stesso evento può essere avvertito in modo opposto da due persone diverse (es: una apparentemente piacevole gita al mare o in piscina di un gruppo di amici può essere considerata estremamente stressante e persino spiacevole… dalla persona del gruppo che non sa nuotare!), ma addirittura gli eventi che culturalmente e socialmente hanno un carattere positivo, di fatto possono generare un forte stress.

Quest’ultima considerazione è quella che va davvero controcorrente. Alcuni esempi si possono vedere nell’immagine seguente, tratta da una scala di eventi stressanti, in cui il massimo evento stressante è la morte del coniuge, con un valore di 100.

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Eventi molto positivi come il matrimonio e la gravidanza hanno valori di stress molto alti, 50/100 e 40/100, e sono vicini ad altri decisamente negativi come il licenziamento, incidente o malattia personale, problemi di natura sessuale.

Concludendo: dallo psicologo ci vanno solo i pazzi, o le persone molto sfortunate?

A volte, no: anche una persona che stia vivendo un momento a lungo ricercato e voluto, può essere molto stressata e rischiare di non vivere la meritata felicità, a causa semplicemente dei cambiamenti grandi e spesso inaspettati che questo porta con sè.

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L’altra faccia dell’amore

L’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza.
L’opposto del piacere non è il dispiacere, è la noia.
L’opposto della gratitudine non è l’ingratitudine, è l’invidia.

Quelle sopra riportate sono considerazioni non immediate, perchè nel nostro immaginario ogni cosa ha il suo contrario e si tratta di situazioni agli antipodi: bello-brutto, buono-cattivo… sono concetti che impariamo fin da bambini.

Ma se non fosse proprio così?

Certo, ogni cosa ha il suo opposto. Ma, come negli esempi iniziali, la realtà è più complessa di come siamo abituati a pensare.

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Per C. G. Jung, psichiatra e psicoanalista svizzero dei tempi di Freud, il Sè è totalità, completezza, e ogni parte comprende anche il suo contrario: se siamo buoni, siamo anche cattivi. Se possiamo amare, riusciamo anche ad odiare. Si tratta non di situazioni opposte, ma di due facce della stessa moneta.

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Uroboro

Non a caso uno dei simboli della psicologia analitica (come viene chiamata la psicologia di Jung) è l’Uroboro, il serpente che si morde la coda, molto simile al più famoso Auryn de “La storia infinita”. Formando un cerchio, rappresenta la totalità, la perfezione, l’infinito, similmente al Sè, che tutto contiene.

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Auryn, “La storia infinita”

Già Catullo scriveva nella sua famosa poesia:

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior”

che tradotto significa:

“Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile.
Non so, ma è proprio così e mi tormento”

L’essere umano è complesso, la realtà è complessa, il nostro mondo interno è complesso. Odio e amore non si escludono, possono coesistere. Basti pensare: chi ci fa arrabbiare di più? Tra chi avvengono gli scontri più accesi?
Tra coppie di coniugi, tra genitori e figli, tra fratelli, per esempio.
Tanto più c’è amore, quanto più odio si può sviluppare.
Se amore e odio sono la faccia luminosa e il lato in ombra della stessa luna, il loro vero opposto risulta essere… l’indifferenza.
Non amiamo chi ci risulta indifferente e nemmeno lo odiamo.

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Sempre ci capiteranno situazioni contrastanti, in cui i sentimenti si mescolano e si crea confusione. Avere in mente questo principio e lavorare sui propri lati in ombra può essere d’aiuto per comprendere cosa davvero ci sta attraversando e fare ordine e chiarezza.

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We want sex

8 marzo, festa della donna.
C’è chi dice che la festa della donna, così come San Valentino, dovrebbe essere celebrata tutto l’anno.
Ma c’è un motivo se questa festa ricorre una volta l’anno, sempre lo stesso giorno: questa ripetitività serve a creare un rito, a dare forza alla memoria. Nel mio caso, è una giornata in cui si concentrano le mie riflessioni sull’argomento.

Oggi leggo molte frasi, sulla rete, di persone che, come me, riflettono sul ruolo della donna nella società occidentale (perchè è sempre bene contestualizzare).
Noto che spesso la donna è celebrata nel suo ruolo di figlia, madre, nonna, zia, moglie, compagna… Questo, per me, è sbagliato nell’ottica della parità dei sessi. Un uomo viene riconosciuto nel ruolo di figlio, padre, nonno, zio, marito o compagno? Assai raramente, e in realtà me ne dispiaccio.
Soprattutto, confuto l’importanza della donna in fatto di procreazione: donna magica, portatrice del segreto della vita, da invidiare e circondare di bambagia. Uomini e donne sono uguali anche sul piano della procreazione, poichè una donna senza un uomo è un ventre sgonfio e inutilizzato, e un uomo senza una donna è un seme lasciato fuori dalla terra, senza acqua e nutrimento.

A volte ci si ricorda che la donna può essere anche lavoratrice: allora si celebrano tutte le donne, le casalinghe, le laureate, le impiegate, le operaie, le libere professioniste, e chi più ne ha più ne metta.
Peccato che una donna lavoratrice, solitamente si carica di un doppio lavoro: il mestiere fuori casa e la cura della casa e della famiglia.
Naturalmente non succede sempre così, e ci sono anche casi fortunati in cui gli uomini si occupano, del tutto o in parte, delle incombenze che riguardano la sfera casalinga.
Ora analizziamo la frase che ho appena scritto: “casi fortunati”. Se vi sembra un termine scorretto, lasciatemi un commento a questo post, e sarò estremamente felice di leggerlo.
CONFUTATEMI, vi prego, ditemi che mi sto sbagliando e là fuori è pieno di veri uomini che cucinano, lavano e rassettano, anche lavorando, anche se vivono con una donna.

“We want sex”. Sex equality. E’ il titolo di un film che ho visto di recente, e che mi ha portata a farmi alcune domande: ora le donne hanno lo stesso trattamento degli uomini sul posto di lavoro? Pari stipendio, stima, diritti? E gli uomini, sentono di avere gli stessi diritti delle donne? I giorni di paternità concessi dal CCLN sono ridicolmente pochi; ma gli uomini se ne lamentano?
Sono voci che fino a me non arrivano; ancora, confutatemi, per favore.

Prendo ad esempio la mia stessa categoria professionale, ovvero gli psicologi.
Si tratta di una professione diventata prettamente femminile, in cui la percentuale di psicologi donne è dominante.
Mi stupisce allora trovare a capo dei consigli regionali e provinciali dell’Ordine degli Psicologi, presidenti uomini in 14 casi su 21. Di questi, il presidente del Consiglio Nazionale è un uomo. Mi stupisce che il presidente di AltraPsicologia, il partito che ha recentemente vinto le elezioni dell’Enpap (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi), sia un uomo.
Non sono stupita per un mancanza di competenze da parte di questi uomini, giammai; semplicemente, per una questione statistica, non sarebbe più probabile trovare tante donne con incarichi di presidenza?