Gennaio… è tempo di pagelle!
Ricordo che a BAMBINI, RAGAZZI o ADULTI (frequentanti l’Università e le scuole serali), offro un servizio di SUPPORTO ALLO STUDIO, così articolato:
– Analisi e sviluppo del metodo di studio, individuazione delle migliori strategie di memoria, cognitive o di concentrazione;
– Supporto negli aspetti emotivi che riguardano la scuola, per aumentare l’autostima e la sicurezza di sè e diminuire l’ansia prima di un esame/prova/interrogazione;
– Consulenza nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali (BES);
– Bilancio di competenze e orientamento scolastico e professionale.
Il servizio può essere a domicilio in Torino e provincia, o presso lo studio professionale in corso Unione Sovietica 115 a Torino.
1) COSA SONO I SOGNI?
I sogni sono complessi fenomeni mentali di tipo psico-biologico, relativamente autonomi e difficilmente suscettibili di modificazioni da parte di manipolazioni pre-sonno.
I sogni si sviluppano principalmente durante la fase REM e si sogna ogni notte per circa un quarto del tempo che viene riservato al sonno, per un totale di circa 4-6 sogni prodotti per notte, ma la maggior parte dei sogni viene dimenticata.
2) PERCHE’ SI SOGNA?
La funzione principale dei sogni è di tenere sveglio l’inconscio, mantenendo l’attività immaginifica, la quale ha un ruolo fondamentale poichè ci permette di continuare a percepire la nostra identità, anche quando ci si trova nello stato di incoscienza rappresentato dal sonno. Durante un esperimento in cui venivano interrotti sul nascere i sogni di alcuni volontari, sono state riscontrate transitorie compromissioni della salute psichica dei soggetti; non si può fare a meno di sognare!
3) I SOGNI SON DESIDERI?
Alcuni sogni, ad esempio i sogni ricorrenti, rappresentano messaggi del nostro inconscio. Il raggiungimento di un completo sviluppo cognitivo della capacità onirica permette di riflettere nel sogno elementi personali del sognatore, quali interessi e preoccupazioni emotive, e di influenzare la trama in riferimento alle caratteristiche di personalità. Ma i sogni non sono, ad esempio, premonitori, nè in grado di rivelare i numeri vincenti della prossima estrazione del lotto; nè, come affermava Freud, sono dei semplici “appagamenti di un desiderio”.
4) BAMBINI E ADULTI SOGNANO LE STESSE COSE?
Tendenzialmente, non proprio: i sogni dei bambini sono più statici, meno complessi e meno ricchi di emozioni. Quella del sognare è una vera e propria capacità che si sviluppa fino all’adolescenza, infatti l’immaginazione visiva si sviluppa lentamente ed essa costituisce un prerequisito fondamentale per l’attività onirica.
5) COME SI INTERPRETANO I SOGNI?
Le immagini oniriche sono ricche di simboli che fanno parte della cultura collettiva, ma che sono anche collegati alle nostre esperienze ed emozioni. Pertanto soltanto noi possiamo interpretare correttamente i nostri sogni; uno psicologo però sa come fare e può svolgere la funzione di “guida” nella loro esplorazione.
«Non è l’uomo che va curato ma le immagini del suo ricordo, perché il modo in cui ci raccontiamo e immaginiamo la nostra storia, influenza il corso della nostra vita»
Si tratta di una frase di James Hillman, psicanalista junghiano, all’interno del suo libro “Storie che curano”. Secondo la teoria di Jung (inizialmente amico e allievo, poi rivale di Freud) esiste un inconscio collettivo, in cui ogni uomo condivide immagini e rappresentazioni simboliche con la sua cultura di riferimento; queste immagini vengono chiamate archetipi. Gli archetipi sono quindi immagini ereditate dagli antenati e si rivelano di grande importanza non solo nei casi di psicopatologia, ma anche nella vita quotidiana, poichè possono influenzare la nostra interpretazione della realtà e quindi il nostro comportamento.
Apollo e Dafne, statua del Bernini
Hillman in particolare studiò gli archetipi all’interno dei miti. Da un lato, dai miti possiamo ricavare dei messaggi che riguardano lo sviluppo dell’essere umano e della psiche. Lo stesso Freud infatti utilizzò l’Edipo Re, opera che parla del tabù universale dell’incesto, per spiegare la sua teoria chiamata complesso di Edipo, per cui la maturazione del bambino passa attraverso l’identificazione col genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto. Dall’altro, Hillman considera la psicoterapia come un processo di presa di coscienza del proprio mito personale, il quale nasce dall’inconscio collettivo e si caratterizza atraverso i nostri sogni, i sintomi, i ricordi.
Dal mito deriva la fiaba; le fiabe popolari sono il ricordo dell’antica cerimonia del rito d’iniziazione, durante il quale veniva festeggiato il passaggio dei ragazzi dall’infanzia alla vita adulta. Essi dovevano superare numerose prove per dimostrare di saper affrontare da soli le avversità e quindi di meritare l’ingresso nella nuova comunità. Non a caso, le fiabe hanno come tema proprio il processo di individuazione, ovvero il passaggio all’età adulta e il distacco dai genitori.
Marie-Louise von Franz è stata una psicoanalista svizzera, allieva e collaboratrice di
Carl Gustav Jung, e ha esplorato a fondo gli archetipi nelle fiabe; ecco cosa scrive nel suo libro “Le fiabe interpretate”, in riferimento al tema dell’individuazione:
«Dopo aver lavorato per molti anni in questo campo, sono giunta alla conclusione che tutte le fiabe mirano a descrivere un solo evento psichico, sempre identico, ma di tale complessità, di così vasta portata, e così difficilmente riconoscibile da noi in tutti i suoi diversi aspetti, che occorrono centinaia di fiabe e migliaia di versioni, paragonabili alle variazioni di un tema musicale, perché questo evento penetri alla coscienza (e neppure così il tema è esaurito)»
Statua della Sirenetta a Copenaghen
Von Franz, inoltre, paragona la fiaba ai sogni:
al pari del sogno, la fiaba è una rappresentazione simbolica di un determinato problema;
come un sogno, la fiaba è fatta di una trama, di personaggi e di simboli che, per essere interpretati, devono essere amplificati;
come le immagini di un sogno possono essere considerate lati del sognatore, i vari personaggi di una fiaba possono rappresentare tratti della personalità dell’eroe: ad esempio, quando in una fiaba una donna incontra una strega, incontra anche i suoi lati stregoneschi.
Queste sono le storie che curano: messaggi, tramandati attraverso l’inconscio collettivo, che si fanno portatori del sapere e della saggezza di una determinata cultura e società, e attraverso i miti, le fiabe popolari, e i nostri stessi sogni, suggeriscono al singolo individuo una morale, un ammonimento o una soluzione. Così le vecchie storie non sono solo per bambini, eppure è importante che i bambini le apprendano. Vorrei concludere con una citazione presente in “Guarire con una fiaba” di P. Santagostino:
«Da un’analisi attenta delle fiabe si vede che in esse non ci sono solo bambini, ma anche giovani, ragazzi, adulti e vecchi, quindi le fiabe preannunciano le future tappe dell’esistenza, con le difficoltà che si potranno presentare e le maniere in cui superarle. In questo senso le fiabe sono per i bambini un corso completo di formazione alla vita»
Sulla Gazzetta Ufficiale del 13 settembre 2016 è stato pubblicato il Decreto, firmato in data 1° settembre, con il quale il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ampliato la platea dei soggetti obbligati alla comunicazione dei dati al “Sistema Tessera Sanitaria” includendo gli psicologi.
I dati raccolti verranno trasmessi dal Sistema Tessera Sanitaria all’Agenzia delle Entrate al fine di predisporre il modello 730/Unico precompilato. Ricordo infatti che la prestazione dello psicologo è di tipo sanitario, pertanto le fatture possono essere scaricate dalla dichiarazione dei redditi.
Ai sensi del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 31 luglio 2015 e dei successivi Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate del 31 luglio 2015 e 29 luglio 2016, il paziente può esercitare il diritto di opposizione alla comunicazione dei propri dati da parte del professionista al Sistema Tessera Sanitaria, in virtù del diritto alla privacy e al segreto professionale.
Ciò può essere fatto a partire dalle fatture emesse dal prossimo 14 novembre, tramite esplicita richiesta verbale da annotarsi in fattura a cura del professionista; QUI sono disponibili ulteriori informazioni a riguardo. Qualora il paziente non esprima oralmente la sua opposizione all’invio dei dati, il professionista provvederà a comunicare i dati della fattura al S.T.S. secondo le modalità e nei termini previsti dalla legge.
Quando si parla di carattere impulsivo o riflessivo, viene subito in mente l’eterna lotta tra istinto e logica, passione e razionalità.
Molte volte ci si definisce in un modo o nell’altro… per poi accorgersi, col passare del tempo, di essere passati da una modalità all’altra.
Nel linguaggio quotidiano, si definisce impulsiva una persona che agisce senza pianificare e riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni; in questo senso, l’impulsivo assume una connotazione negativa.
Di contro, specialmente tra i più giovani, chi si definisce più impulsivo spesso vuole evidenziare un’onestà e ingenuità di base, che portano a seguire il cuore piuttosto che la mente.
Ma gli stereotipi negativi non risparmiano nemmeno le persone riflessive, che possono essere giudicate calcolatrici e astute…o al contrario, eterni indecisi in preda ai dubbi.
Di seguito presento brevemente alcune teorie psicologiche sull’impulsività (Bonino, 1997).
IMPULSIVITA’ COME… CARATTERISTICA TEMPERAMENTALE
Come temperamento si definisce una disposizione ereditaria, ovvero un insieme di caratteristiche della personalità relativamente stabili nel tempo e riconducibili al nostro patrimonio genetico. Secondo questa teoria, l’impulsività è determinata da un basso controllo inibitorio e il suo opposto sarebbe la deliberatezza.
IMPULSIVITA’ COME… TRATTO DI PERSONALITA’
All’interno della teoria della personalità di Murray si definisce impulsività la tendenza ad agire velocemente, sulla base dell’intuizione e dell’emotività. Anche in questo caso, il tratto di personalità rappresenta una modalità relativamente stabile dell’individuo di rapportarsi alla realtà, ma a differenza del temperamento viene a mancare una predisposizione biologica. L’impulsività può caratterizzare la personalità sia infantile che adulta e può essere associata a condotte antisociali.
IMPULSIVITA’ COME… STILE COGNITIVO
Gli studi compiuti nell’infanzia dimostrano che uno stile cognitivo meno improntato alla riflessività (definita come tempo di latenza e accuratezza), può determinare un individuo più impulsivo. In questo caso, un bambino impulsivo che deve rispondere a un quesito di cui non conosce la risposta sarà più veloce a rispondere, ma meno accurato, ovvero avrà una maggiore probabilità di fare errori.
In conclusione, è difficile poter definire in modo assoluto positiva o negativa l’impulsività; se in momenti di rabbia o stress è possibile il generarsi di “agiti”, ovvero comportamenti (fisici o verbali) dettati dall’impulso e di cui in futuro ci si può pentire, è anche vero che seguire l’istinto e il sentimento a volte è la migliore delle soluzioni.
Esistono dei casi estremi, ad esempio le situazioni di emergenza, in cui fermarsi a riflettere può evitare catastrofi ancora più grandi; quei pochi secondi che si ha la sensazione di “perdere”, sono un guadagno in termini di conseguenze.
Al contrario, a volte una situazione si può affrontare solo usando l’istinto, senza pensare troppo; è il caso di quando non siamo sicuri della corretta scrittura di una parola in una lingua straniera, o quando stiamo affrontando una performance sportiva. In queste circostanze sono gli automatismi a salvarci.
Io credo che, come in tutte le cose, la verità stia nel mezzo. Essere coscienti delle proprie modalità di funzionamento e cercare di compensarle dove necessario, può essere il modo giusto di affrontare le situazioni della vita.
Dal 31 marzo al 3 aprile 2016 a Torino ritorna il Festival della Psicologia (di cui ho già parlato recentemente QUI). Il tema di quest’anno è la fiducia.
Il Festival, organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Piemonte, è pubblico e aperto alla cittadinanza, ha scopo divulgativo e vuole avvicinare la psicologia alla gente. Per far ciò, sono previste diverse attività: workshop, dibattiti, laboratori creativi di psicodramma e danzaterapia… in cui si parla di fiducia, declinata secondo tematiche di attualità, ad esempio gelosia e crimine, disabilità, la religione e altri, ma anche in momenti di spettacolo.
E sulla fiducia, che dire?
Riporto le parole di Alessandro Lombardo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte: «La Fiducia è quel sottile collante che lega ogni cosa e che, in sua assenza, non permette legami se non permeati dalla paura, o dal sospetto. L’opposto della fiducia non è la sfiducia, ma la paura. Costruire fiducia è quindi il vero modo di prendersi cura. A cominciare dalla madre con i propri figli, luogo primario della fiducia, in poi»